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Integratori di omega 3: scarsi benefici nella prevenzione cv secondaria


15 aprile 2012

Contrordine: gli omega-3 sembrano non servire per prevenire un secondo infarto. Infatti, il consumo di integratori a base di acidi grassi omega-3 non ha dimostrato di offrire alcun beneficio per la prevenzione secondaria cardiovascolare in una metanalisi di 14 studi clinici controllati e randomizzati appena pubblicata online su Archives of Internal Medicine, opera del Korean Meta-analysis Study Group.

In quest’analisi, nei pazienti trattati con supplementi di omega-3 si è calcolato un rischio relativo di eventi cardiovascolari, mortalità per qualunque causa o morte cardiaca improvvisa pari a 0,99 praticamente identico al rischio dei gruppi di controllo, trattati con placebo.

I ricercatori coreani hanno evidenziato solo una piccola riduzione nella mortalità cardiovascolare, ma anche questo vantaggio non si è più evidenziato dopo aver escluso dall’analisi un trial che presentava grossi problemi metodologici.

Pertanto, gli autori scrivono nelle loro conclusioni che i loro risultati non mostrano evidenze sufficienti di un effetto secondario preventivo degli integratori a base di acidi grassi omega-3 nei confronti degli eventi cardiovascolari nei pazienti che hanno già alla spalle una storia di malattia cardiovascolare.

I risultati del gruppo coreano sono in contrasto con altre analisi effettuate prima del 2010, che hanno mostrato un beneficio significativo degli omega-3 per la prevenzione secondaria. Tuttavia, i risultati della metanalisi appena uscita sono coerenti con quelli ottenuti in studi clinici più recenti, che in generale non hanno evidenziato effetti significativi degli integratori contenenti omega-3 nella prevenzione degli eventi cardiovascolari nei pazienti con malattie cardiovascolari preesistenti.

La fama degli omega-3 si deve in origine ad alcuni articoli pubblicati negli anni Settanta in cui si chiamava in causa il consumo di pesci o mammiferi marini ricchi di acidi grassi omega-3 come spiegazione per la bassa prevalenza delle malattie cardiovascolari tra le popolazioni eschimesi che vivono in Groenlandia.

La relazione tra dieta ricca di pesce e protezione cardiovascolare è stata in seguito confermata da studi epidemiologici condotti in diversi Paesi e le successive indagini precliniche e cliniche hanno supportato le evidenze epidemiologiche, suggerendo per gli omega-3 possibili effetti antinfiammatori, antiaterogenici, antitrombotici e antiaritmici.

Tuttavia, gli studi ancora successivi hanno dato risultati inconsistenti o contraddittori sugli effetti degli omega-3 sul rischio cardiovascolare. Una metanalisi, pubblicata nel 2006 sull’American Journal of Clinical Nutrition, ha mostrato un beneficio complessivo degli omega-3 sulla prevenzione primaria e secondaria cardiovascolare, ma i dati provenienti dagli studi randomizzati, la maggior parte dei quali incentrati sulla prevenzione secondaria, restano controversi, a causa di risultati inconsistenti e problemi metodologici di alcuni trial. Inoltre, nessuna metanalisi prima di quella appena uscita aveva incluso gli studi clinici pubblicati a partire dal 2010.

Il team coreano ha invece effettuato una revisione sistematica completa includendo nella metanalisi i dati più recenti sugli effetti della supplementazione con gli omega-3 sulla prevenzione secondaria cardiovascolare.

Di oltre 1.007 lavori passati in rassegna, gli autori hanno selezionato per la loro metanalisi 14 studi randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo, che hanno coinvolto in totale 20.485 pazienti con una storia di malattia cardiovascolare. In tutti i trial, pazienti avevano assunto gli omega-3 per almeno un anno.

L'analisi principale si è incentrata sull’associazione tra acidi grassi omega-3 ed eventi cardiovascolari totali, senza evidenziare alcun effetto beneficio. Nessun beneficio anche analizzando separatamente la mortalità per tutte le cause, la morte cardiaca improvvisa, l’infarto miocardico, lo scompenso cardiaco, l’ictus e l’attacco ischemico transitorio.

L’unico vantaggio identificato è stato una riduzione del 9% del rischio relativo di morte cardiovascolare, vantaggio che però si è annullato escludendo dall’analisi un ampio studio clinico che presentava problemi metodologici.

Nemmeno un’ampia analisi per sottogruppi è riuscita a identificare pazienti che potevano beneficiare del trattamento con gli omega-3.

Nonostante i risultati clamorosamente negativi di questa metanalisi, Frank B. Hu e JoAnn E. Manson, dell’Harvard and Brigham and Women's Hospital di Boston, autori dell’editoriale di commento lasciano aperto uno spiraglio sulla possibilità di un beneficio cardiovascolare degli acidi grassi omega-3.

In particolare, per poter emettere un giudizio più netto i due editorialisti citano la necessità di attendere i risultati di uno studio randomizzato attualmente in corso su 20.000 pazienti sull’integrazione con vitamina D e omega-3 per la prevenzione primaria cardiovascolare,.

In attesa di questi dati, scrivono i due esperti, ad oggi non ci sono evidenze conclusive per poter raccomandare gli integratori a base di olio di pesce per la prevenzione primaria o secondaria delle malattie cardiovascolari. Tuttavia, Hu e Manson sottolineano anche la necessità di continuare a raccomandare una dieta ricca di pesci grassi come salmone, tonno e pesce azzurro (sgombri, sardine, aringhe) sia alla popolazione generale e sia ai pazienti con una storia di malattie cardiovascolari, perché questi pesci non sono solo ricchi di acidi grassi omega-3, ma possono anche sostituire come fonti proteiche alimenti meno salutari, come la carne rossa. Le persone a cui non piace il pesce o che non possono mangiarlo dovrebbero, invece, aumentare il consumo di acidi grassi omega-3 di origine vegetale.

Dando in un certo senso un colpo al cerchio e uno alla botte, i due commentatori concludono dicendo che ai fini della prevenzione primaria o secondaria, gli integratori a base di omega-3 non possono sostituire una dieta sana, ma nello stesso tempo ribadiscono che una dieta cardioprotettiva deve essere ricca di acidi grassi omega-3.

S.M. Kwak, et al . Efficacy of omega-3 fatty acid supplements (eicosapentaenoic acid and docosahexaenoic acid) in the secondary prevention of cardiovascular disease. Arch Intern Med 2012; DOI:10.1001/archinternmed.2012.262.
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© Riproduzione riservata

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Data ultimo aggiornamento: 17 dicembre 2014

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