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Terapia ormonale breve efficace nel ca alla prostata


25 marzo 2011

Sei mesi di terapia di deprivazione androgenica (ADT) prima di effettuare la chemioterapia sono stati sufficienti, in pazienti con cancro alla prostata localmente avanzato, per ottenere una riduzione del 40-50% del rischio di progressione, metastasi e mortalità. Il dato è relativo a 10 anni di follow-up di un ampio studio multicentrico randomizzato, coordinato da James Denham, dell’università australiana di Newcastle, e pubblicato anticipatamente online su The Lancet Oncology.

Il trial, denominato TROG (Trans-Tasman Radiation Oncology Group) 96.01, evidenzia anche che negli uomini trattati con la terapia ormonale per 6 mesi il rischio di progressione del PSA e quello di progressione locale si sono ridotti rispettivamente del 43% e del 55% rispetto agli uomini che hanno fatto solo la radioterapia, mentre il rischio di mortalità dovuta al tumore d quello di mortalità per tutte le cause si sono ridotti rispettivamente del 51 e del 37%.
Lo studio mostra quindi che si può ottenere un miglioramento degli outcome con una terapia ormonale antindrogenica molto più breve di quella valutata nei trial precedenti, di durata fino a 3 anni.

“Lo studio TROG 96.01” scrivono gli autori nella discussione “prova che gli uomini con tumore alla prostata localmente avanzato non metastatico si possono trattare con successo e con pochi effetti collaterali tardivi sottoponendoli a soli 6 mesi di terapia neoadiuvante di deprivazione androgenica seguita dalla radioterapia”. Il risultato dovrebbe quindi rassicurare i clinici preoccupati circa i possibili rischi della terapia ormonale di lunga durata valutata nei trial passati.

Molti medici e pazienti sono riluttanti nei confronti di una ADT prolungata per via dei costi e degli eventi avversi, che includono ipogonadismo permanente, osteoporosi, atrofia musculare, vari parametri della sindrome metabolica, anemia, ginecomastia e disfunzione sessuale prolungata.

Gli studi condotti negli anni Novanta hanno dimostrato l’efficacia dell’aggiunta della terapia ormonale alla radioterapia contro il cancro alla prostata, ma non hanno fornito risultati chiari riguardo alla sua durata. Gli autori del gruppo TROG (un gruppo cooperativo multidisciplinare australiano e neozelandese specializzato nella ricerca sui tumori trattabili con la radioterapia) hanno cercato con il loro studio di valutare l’efficacia di un’ADT di breve durata, confrontando gli outcome di 3 mesi o 6 mesi di ADT rispetto alla sola radioterapia.

Per farlo, nel periodo compreso tra il giugno 1996 e il febbraio 2000 hanno arruolato 818 uomini con tumore alla prostata localmente avanzato (T2b-T4, N0, M0) e li hanno sottoposti ad ADT con goserelin e flutamide per 3 o per 6 mesi, seguita da radioterapia, oppure con la sola radioterapia, con una dose totale di radiazioni pari a 66 Gy sulla prostate e le vescicole seminali.

I pazienti trattati con l’ADT più breve hanno iniziato il trattamento ormonale 2 mesi prima di cominciare la radioterapia, mentre quelli trattati più a lungo lo hanno iniziato 5 mesi prima. Gli endpoint primari dello studio erano la mortalità dovuta al tumore e quella per tutte le cause.

Già i dati a 5 anni avevano dimostrato che 6 mesi di ADT sono sufficienti per migliorare la sopravvivenza e ridurre il rischio di metastasi. Lo studio appena uscito, che ha un follow-up più lungo, conferma che l’efficacia di questo approccio si mantiene anche dopo 10 anni.

Un’ADT di 3 mesi, ha invece avuto un impatto più modesto o nullo sui principali outcome rispetto alla sola radioterapia. In questo caso si sono ottenuti una riduzione del 28% del rischio di progressione del PSA (HR 0,72; P = 0,003) e del 49% (HR 0,51, P = 0,0005)di quello di progressione locale rispetto alla sola radioterapia. Non si è invece osservato alcun effetto significativo sulla progressione a distanza (HR 0,89; P = 0,550), la mortalità dovuta al tumore (HR 0,86; P = 0,398) e quella per tutte le cause (HR 0,84, P = 0,180). Al contrario, con 6 mesi di ADT si è ottenuto un miglioramento significativo di tutti gli endpoint chiave.

Inoltre, l’ADT neoadiuvante non ha aumentato la morbilità legata al trattamento rispetto alla sola radioterapia.

Secondo Chris Parker, del Royal Marsden Hospital di Sutton, in Inghilterra, autore dell’editoriale di commento, lo studio TROG 96.01 fa piazza pulita di molte delle incertezze che aleggiavano sull’ADT neoadiuvante e contiene almeno due messaggi chiari per la pratica clinica.
Innanzitutto, conferma che l’ADT riduce in modo significativo la mortalità dopo una radioterapia per un tumore alla prostata ad alto rischio ed è lo standard di cura. In secondo luogo, contribuisce a dissolvere le incertezze sulla giusta durata dell’ADT e suggerisce fortemente che gli uomini sottoposti a un’ADT neoadiuvante dovrebbero essere trattati almeno per 6 mesi.

Denham JW, et al. Short-term neoadjuvant androgen deprivation and radiotherapy for locally advanced prostate cancer: 10-year data from the TROG 96.01 randomized trial. Lancet Oncol 2011; DOI:10.1016/S1470-2045(11)70063-8
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