Info     Archivio Newsletter     Video interviste  
 
Homepage
2015
Cerca nel sito
Effettua la ricerca

Altri articoli della sezione
OncoEmato
Ca al seno iniziale, soppressione ovarica riduce il rischio di recidiva prima della menopausa
Mieloma multiplo, nuovo anti-CD38 promettente allorizzonte
Ca al seno, benefici di anastrozolo rispeto a tamoxifene variabili in base al sottotipo
Leucemia linfoblastica acuta, benefici significativi nei bambini per limmunoterapia cellulare CTL019
Carcinoma timico, risultati di fase II positivi per sunitinib

Ultime 5 notizie
pubblicate sul sito
Bristol-Myers Squibb, bene i nuovi farmaci ma vendite gi per dollaro alto e scadenza aripiprazolo
Hiv, Ema convalida domanda di registrazione per nuovo regime quattro in uno contenente tenofovir alafenamide
Pfizer, utili e fatturato in calo, pesano le scadenze brevettuali e fattori valutari
Buprenorfina transdermica, meno dolore e sonno migliore in caso di lombalgia cronica
Alirocumab (anti PCSK9), il 24 luglio l'Fda dar il suo giudizio, un mese prima di evolocumab

Interviste
Leucemia mieloide cronica: conosciamola da vicino con l'aiuto di un grande esperto
Leucemia mieloide cronica, evoluzione della terapia con l'arrivo di ponatinib
Carta d'identit di ponatinib, nuovo anti tirosin chinasi disponibile in Italia
Sbarca in Italia Ariad Pharmaceuticals, scopriamola da vicino
Disturbi del sonno nei soggetti affetti da decadimento cognitivo
Diagnosi e trattamento della Narcolessia
Trattamento dei disturbi del sonno nei pazienti con malattie neurodegenerative


Ultima Newsletter
Inattivit fisica provoca il doppio delle morti precoci rispetto a obesit
Italia
Ema
Fda
Cardio
Diabete
Dolore
Gastro
Neuro
OncoEmato
Orto-Reuma
Pneumo
Altri Studi
Business
Altre News



Ruxolitinib promette bene contro la mielofibrosi


07 giugno 2011

Nello studio internazionale di fase III COMFORT-II, il JAK-inibitore sperimentale ruxolitinib (noto anche come INC424 e sviluppato in collaborazione da Novartis e Incyte) ha portato a una riduzione significativa della splenomegalia e migliorato significativamente altri sintomi rispetto alla terapia standard in pazienti affetti da mielofibrosi, una malattia mieloproliferativa cronica e incurabile, caratterizzata da una prognosi infausta e dalla scarsità di opzioni terapeutiche a disposizione.
I risultati del trial sono appena stati presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago, da Alessandro Vannucchi, dell’Università di Firenze.

Il trattamento con ruxolitinib ha migliorato anche la qualità di vita e il funzionamento dei pazienti. Lo studio, ha spiegato Vannucchi, non aveva una potenza statistica sufficiente per evidenziare differenze di sopravvivenza globale, sopravvivenza libera da progressione e sopravvivenza libera da leucemia. Tuttavia, secondo l’oncologo, questo trial e il suo predecessore, il COMFORT I, potrebbero portare a definire un nuovo standard terapeutico per i pazienti affetti da mielofibrosi, una patologia caratterizzata da fibrosi del midollo osseo e conseguente ingrossamento della milza, anemia, sintomi debilitanti, qualità di vita scadente e riduzione della sopravvivenza.

Attualmente, la sopravvivenza mediana dal momento della diagnosi è inferiore a 5 anni e non raggiunge i 2 nei pazienti ad alto rischio. Tra le cause del decesso figurano la leucemia, la trombosi, le infezioni, le emorragie e l’ipertensione portale.
Sonali Smith, dell’Università di Chicago, moderatrice della conferenza stampa in cui sono stati presentati i risultati dello studio, ha detto che il miglioramento sintomatico ottenuto con ruxolitinib rappresenta un passo avanti molto importante. L’esperta ha ricordato come la malattia sia inesorabilmente letale e come la qualità di vita dei pazienti nel tempo che intercorre tra la diagnosi e il decesso sia gravemente compromessa da sintomi quali la splenomegalia.
Smith ha portato come esempio il caso di una sua paziente di 75 anni, la cui milza si era talmente ingrossata da farla sembrare una donna al nono mese di gravidanza, e ha ricordato che i medici hanno potuto fare ben poco per lei. Un’eventuale asportazione della milza, infatti, avrebbe infatti portato semplicemente a un conseguente ingrossamento del fegato, come tentativo compensativo del danno midollare.

Al momento, la terapia di scelta è quella palliativa, volta ad alleviare i sintomi legati all’ingrossamento della milza, a tenere a bada la mieloproliferazione e a migliorare l'anemia e le altre citopenie. Un'altra possibilità è quella del trapianto di midollo osseo allogenico, ma questa procedura è associata a una morbilità e una mortalità significative e si può offrire, in genere, solo ai pazienti più giovani.
Un’eventuale approvazione di ruxolitinib rappresenterebbe dunque una novità davvero significativa in questo ambito. Questo agente è un inibitore potente e selettivo della Janus chinasi 1 (JAK1) e della Janus chinasi 2 (JAK2), che ha ricevuto lo status di farmaco orfano per la mielofibrosi sia dall'Ema sia dall'Fda e promette di consentire il salto diretto dalla semplice palliazione a una terapia mirata contro la mielofibrosi.

Lo studio COMFORT-II è un trial randomizzato, in aperto, che ha coinvolto 219 pazienti colpiti da mielofibrosi (primaria, post-policitemia vera MF o post-trombocitemia essenziale), arruolati in 56 centri europei. Due terzi dei partecipanti sono stati trattati con ruxolitinib e un terzo con la migliore terapia disponibile, somministrati con dosaggi e secondo schemi scelti dai ricercatori.
L’endpoint primario dello studio era la percentuale di pazienti trattati con il JAK-inibitore che raggiungeva una riduzione del volume splenico del 35% o più rispetto ai controlli dopo 48 settimane di trattamento. La riduzione delle dimensioni della milza è infatti un indicatore accettato del miglioramento clinico nella mielofibrosi.

Dei pazienti trattati con ruxolitinib, il 28,5% ha centrato l’obiettivo di riduzione del 35% del volume della milza, mentre nessuno ci è riuscito, come previsto, nel gruppo di controllo (P < 0,0001).

I pazienti del gruppo ruxolitinib hanno ottenuto anche un miglioramento della qualità complessiva della vita legata alla salute (misurata mediante il questionario EORTC sulla qualità di vita) rispetto a quelli trattati con la migliore terapia disponibile, con un aumento di 9,1 punti contro 3,4 punti nel gruppo di controllo.
Con lo stesso strumento di valutazione nei pazienti trattati con l’anti-JAK si è osservato anche un miglioramento di 9,9 punti della funzionalità contro una perdita di 5,4 punti nei controlli.
Inoltre, i pazienti del gruppo ruxolitinib hanno ottenuto miglioramenti anche di sintomi quali la fatica, l’insonnia e la perdita di appetito.

Gli eventi avversi di ogni grado più comuni sono risultati la trombocitopenia (44,5% nel braccio ruxolitinib contro 9,6% nel braccio di controllo) l’anemia (40,4% contro 12,3%), la diarrea (24% contro 11%) e l’edema periferico (21,9% contro 26%).
Lo studio COMFORT II, insieme con un altro trial di fase III, il COMFORT-I, sarà parte fondamentale del dossier registrativo del farmaco, che dovrebbe essere presentato alle autorità regolatorie in Europa e negli Stati Uniti entro il secondo trimestre dell’anno.

Se dovesse arrivare sul mercato, ruxolitinib potrebbe trovarsi a competere con TG101348, un altro inibitore orale di JAK2, studiato da Sanofi-aventis insieme con TargeGen. Al momento, tuttavia, il candidato di Novartis pare in vantaggio nella corsa verso la registrazione, perché già in fase III. TG101348, invece, ha per ora completato con successo un trial di fase I/II in pazienti con mielofibrosi.

La mielofibrosi non è comunque l’unica indicazione per la quale si sta sperimentando ruxolitinib. L’anti-JAK è attualmente al centro di uno studio registrativo di fase III, chiamato RESPONSE, in pazienti affetti da policitemia vera avanzata e di un trial di fase II in pazienti con leucemia acuta. Ulteriori studi clinici volti a testare l’inibitore in altri tumori ematologici e neoplasie come il linfoma e il cancro al pancreas sono in programma per quest’anno.

C.N. Harrison, et al. Results of a randomized study of the JAK inhibitor ruxolitinib (INC424) versus best available therapy (BAT) in primary myelofibrosis (PMF), post-polycythemia vera-myelofibrosis (PPV-MF) or post-essential thrombocythemia-myelofibrosis (PET-MF). J Clin Oncol 2011; 29: (suppl; abstr LBA6501).
leggi


© Riproduzione riservata

Invia ad un amico Stampa l'articolo Diminuisci il carattere Aumenta il carattere











Energy


MedicalStar




PharmaStar
Registrazione al Tribunale di Milano
n� 516 del 6 settembre 2007
Direttore Responsabile: Danilo Magliano
Copyright �MedicalStar�
via San Gregorio, 12 20124 Milano
info@medicalstar.it
P.Iva: 09529020019
Canali Tematici
Home
Italia
Ema
Fda
Cardio
Diabete
Dolore
Gastro
Neuro
OncoEmato
Orto-Reuma
Pneumo
Altri Studi
Business
Altre News
Quaderni

Info
Archivio Newsletter
Video interviste
Condividi
Facebook
Twitter
RSS
Invia ad un amico

Condizioni di utilizzo | Privacy | Help
Senza autorizzazione, � vietata la riproduzione anche parziale.
Data ultimo aggiornamento: 27 gennaio 2015

Seguici su Facebook!