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Glioblastoma, terapie personalizzate su base genetica possono migliorare la sopravvivenza


17 gennaio 2012

L’utilizzo di strumenti prognostici e di terapie personalizzati in base al profilo genetico del paziente può migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti affetti da glioblastoma. Un supporto a questa tesi viene da uno studio indipendente opera di un gruppo dell’Università dell’Illinois e sponsorizzato dal National Cancer Institute dei National Institutes of Health, appena uscito sulla rivista BMC Medical Genomics.

"Abbiamo confermato la validità dei biomarcatori noti di sopravvivenza per il glioblastoma e scoperto nuovi profili genetici generali e dipendenti dalla clinica" ha spiegato il primo autore Nicola Serao in un comunicato stampa. "Abbiamo inoltre confrontato i biomarcatori in tre diverse fasi glioblastoma e ciò ci ha permesso di ottenere indicazioni sul ruolo dei geni associati con la sopravvivenza al tumore".

Anche se in passato alcuni geni sono stati associati con la presenza di glioblastoma, pochi sono stati identificati come biomarcatori prognostici di sopravvivenza a questo tumore e meno ancora sono stati confermati in studi indipendenti.

"Non si può trovare solo un gene legato a questo tipo di tumore e risolvere così il problema" ha detto Serao, sottolineando il fatto che uno degli aspetti di unicità della loro ricerca è proprio l’aver cercato diversi geni allo stesso tempo e aver correlato i risultati ottenuti al glioblastoma.

Utilizzando le informazioni genomiche ricavate da oltre 22.000 geni, gli autori dello studio hanno analizzato i dati, gene per gene, fino ad arrivare a identificare dei gruppi legato al glioblastoma. I ricercatori hanno inoltre considerato diversi tipi di sopravvivenza, tra cui la durata della sopravvivenza dalla nascita alla morte (sopravvivenza lifetime) dalla diagnosi alla morte (sopravvivenza globale, OS) e dalla diagnosi alla progressione della malattia (sopravvivenza libera da progressione, PFS).

"Abbiamo capito che alcuni geni hanno un impatto molto maggiore rispetto ad altri e che alcuni geni appaiono influire solo su uno de tipi di sopravvivenzaa considerati e quindi sembrano essere specifici di una determinata fase del tumore".

In totale sono stati identificati 61, 47 e 60 profili genetici associati in modo significativo rispettivamente alla sopravvivenza lifetime, alla OS e alla PFS. La maggior parte era già stata identificata in precedenza come associata al glioblastoma (rispettivamente 35, 24 e 35 geni) o ad altri tumori (rispettivamente 10, 19 e 15 geni), ma le altre (rispettivamente 16, 4 e 10 geni) sono risultate nuove associazioni). I geni che hanno mostrato una correlazione maggiore associati con la sopravvivenza sono stati Syne1, Pdcd4, Ighg1, Tgfa, Pla2g7 e Paics.

Oltre ad aver considerato i geni che influenzano la sopravvivenza, i ricercatori americani hanno anche  considerato la correlazione genetica con la sopravvivenza di fattori come età, razza e sesso. Hanno così visto, per esempio, che i geni C2, Egfr, Prkcb, Igf2bp3 e Gdf10 hanno un’associazione con la sopravvivenza dipendente dal sesso, mentre per i geni Sox10, Rps20, Rab31 e Vav3 l’associazione dipende dalla razza.

Nel complesso, "la nostra ricerca suggerisce che non è possibile trattare tutti i pazienti allo stesso modo" ha affermato Serao. "Per esempio, abbiamo trovato pattern di espressione genica che hanno relazioni diverse, talvolta opposte, con la sopravvivenza nei maschi e nelle femmine, da cui si può concludere che i trattamenti coinvolgenti questi geni non saranno ugualmente efficaci nei due sessi”.

“Con gli strumenti genomici oggi disponibili è possibile fare una terapia personalizzata in funzione del sesso, della razza e dell’età del paziente" ha concluso Serao.

N.V.L. Serão, et al. Cell cycle and aging, morphogenesis, and response to stimuli genes are individualized biomarkers of glioblastoma progression and survival. BMC Medical Genomics 2011, 4:49 doi:10.1186/1755-8794-4-49.

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Data ultimo aggiornamento: 30 luglio 2014

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