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La carenza di vitamina D favorisce l'artrosi dell'anca


15 febbraio 2010

Gli uomini con livelli di 25-idrossivitamina D (25(OH)D ) compresi tra 15,1 e 30 ng/ml hanno una probabilità doppia di artrosi dell'anca rispetto a quelli con livelli normali (odds ratio 2,19; IC al 95% 1,21-3,97). Al contrario, livelli più alti di vitamina D sono risultati associati a una prevalenza inferiore del disturbo (odds ratio 1,39 per 1 diminuzione della SD nel livello di 25(OH)D; IC al 95% 1,11-1,74). Lo rivela uno studio della University of California, di San Francisco, pubblicato sul numero di febbraio della rivista Arthritis and Rheumatism.

Dato che il ruolo della vitamina D nella patogenesi e nella progressione dell'artrosi non è chiaro, il team californiano ha analizzato i dati dell'Osteoporotic Fractures in Men Study, uno studio osservazionale che ha arruolato un'ampia coorte di uomini anziani tra il 2000 e il 2002 in sei centri statunitensi.
Tra questi, sono stati identificati 1.104 uomini con età media di 77,2 anni di cui si conoscevano i livelli plasmatici di vitamina D al basale e che sono stati sottoposti a una radiografia pelvica circa 4,5 anni più tardi.

Negli uomini che presentavano evidenze radiografiche di artrosi dell'anca i livelli medi di vitamina D erano pari a 23,38 ng/ml, contro 26,04 ng/ml negli uomini che non mostravano anomalie radiografiche (p=0,0002).
Inoltre, negli uomini con artrosi dell'anca è emersa una prevalenza superiore sia di insufficienza di vitamina D (77% contro 65%, p=0,002) sia di deficienza (10.2% contro 7.5%, p=0,012). I soggetti artrosici hanno poi ottenuto risultati peggiori al test del cammino dei 6 minuti (p<0,0001) e hanno lamentato un maggior dolore all'anca (p=0,0001).

L'associazione tra bassi livelli di 25(OH)D e prevalenza dell'artrosi all'anca, hanno spiegato i ricercatori, sottolinea la possibile importanza della vitamina D nella patogenesi del disturbo ed è emerso che metaboliti della vitamina D sono coinvolti nella regolazione della via di segnale Wnt, i cui componenti svolgono a loro volta un ruolo importante nello sviluppo e nel mantenimento dell'osso e della cartilagine.
Ma non solo. Studi in vitro hanno evidenziato che i livelli plasmatici di 25-idrossivitamina D3 possono influire sul rapporto RANKL/OPG, influenzando così il turnover osseo.

Gli studi precedenti sulla materia avevano fornito risultato contrastanti. Uno, per esempio, aveva concluso che livelli bassi di vitamina D non erano associati ad artrosi del ginocchio, mentre un altro sembrava evidenziare un legame in questo senso, soprattutto nei pazienti che presentavano una riduzione della densità minerale ossea a livello lombare.

Gli autori del lavoro appena uscito suggeriscono la possibilità che "la vitamina D sia in grado di influenzare la mineralizzazione della matrice ossea e che pertanto bassi livelli plasmatici di vitamina possano tradursi in un osso scarsamente mineralizzato, con un'alterazione dell'equilibrio delle forze in sede articolare". Sono comunque necessari ulteriori studi per chiarire meglio il ruolo della vitamina nello sviluppo e nella progressione dell'artrosi.
Alla luce di questi risultati, tuttavia, i ricercatori dichiarano giustificato un intervento terapeutico volto ad aumentare i livelli di vitamina D negli anziani, per migliorare la salute dello scheletro in questa fascia di età vulnerabile.

Chaganti R, et al "Association of 25-hydroxyvitamin D with prevalent osteoarthritis of the hip in elderly men" Arthritis Rheum 2010; 62: 511-14.
© Riproduzione riservata

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Data ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2015

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