Info     Archivio Newsletter     Video interviste  
 
Homepage
2014
Cerca nel sito
Effettua la ricerca

Altri articoli della sezione
Altri Studi
Psoriasi, tofacitinib supera la fase III in due studi
Anticoagulanti preferibili ai device per la profilassi del TEV in terapia intensiva
Cheratosi attinica, arriva in Italia il gel a base di ingenolo mebutato
Pene curvo, presentati nuovi dati di sicurezza della collagenasi di C. histolyticum
Steatosi epatica non alcolica, trovata una variante genica associata alla gravità nei bambini

Ultime 5 notizie
pubblicate sul sito
Allergan, “pillola avvelenata” per contrastare il takeover di Valeant
Zero casi di meningite: un obiettivo possibile
Doppia terapia antipiastrinica neuroprotettiva post-ictus da aterosclerosi dei grandi vasi
Sclerosi multipla recidivante remittente, ponesimod in fase II risulta efficace e sicuro
Insufficienza epatica acuta da paracetamolo, un nuovo modello di predizione aumenta la sicurezza del farmaco

Interviste
Epatite C, conferme nella real life per boceprevir in pazienti difficili
Qual è l'immagine delle aziende farmaceutiche?
La SSFA compie 50 anni e guarda al futuro
Il Gruppo Chiesi, realtà farmaceutica italiana con respiro internazionale
Ricerca clinica: sfide per l'Italia per l'arrivo del nuovo regolamento europeo
La ricerca biomedica in Italia: il punto di vista degli IRCCS
Nuovi anticoagulanti orali, come stanno cambiando la terapia della fibrillazione atriale?


Ultima Newsletter
Epatite C fa mezzo milione morti l'anno nel mondo. Dal congresso EASL due nuove Linee guida Usa e Ue sulle cure più efficaci
Italia
Ema
Fda
Cardio
Dolore
Gastro
Neurologia
OncoEmatologia
Orto-Reuma
Pneumo
Altri Studi
Business
Altre News



Il “vecchio” litio promettente anti-Alzheimer


28 aprile 2011

Il litio a basso dosaggio sembra rallentare la progressione della perdita di memoria e il declino cognitivo nei pazienti con decadimento cognitivo lieve amnesico (aMCI), un fattore di rischio significativo di malattia di Alzheimer. A suggerirlo è uno studio di fase II controllato e randomizzato, condotto da un gruppo dell’Università di San Paolo, in Brasile, e pubblicato sul numero di maggio del British Journal of Psychiatry.

In questo trial il trattamento con il litio, un vecchio farmaco stabilizzante dell’umore impiegato storicamente per il trattamento del disturbo bipolare e della depressione maggiore, si è associato a una riduzione dei livelli di proteina tau fosforilata (P-tau) nel liquido cerebrospinale e a un miglioramento delle performance cognitive rispetto al placebo in soggetti con aMCI.

“Il nostro studio dà corpo all’idea che dare il litio a una persona che sia a rischio di malattia di Alzheimer possa avere un effetto protettivo e rallentare la progressione della perdita di memoria verso la demenza. Anche se il nostro campione era relativamente piccolo, riteniamo che i risultati siano promettenti e meritino di essere approfonditi mediante studi ulteriori di dimensioni più ampie” ha dichiarato il primo autore del lavoro, Orestes V. Forlenza.

Secondo Forlenza e i suoi collaboratori, ci sono molte evidenze sperimentali che suggeriscono come il litio, inibendo l’enzima glicogeno sintetasi chinasi 3 beta (GSK3B) possa modificare alcuni processi patologici specifici dell’ Alzheimer, tra cui l’iperfosforilazione della proteina tau, la sovrapproduzione del peptide amiloide-β (Aβ-42) e neurotssicità dell’Aβ. “Tramite l’inibizione della GSK3B, il litio può quindi ostacolare i meccanismi che portano alla formazione delle placche amiloidi e degli ammassi neurofibrillari di tau anomala, iperfosforilata, esercitando quindi effetti neuroprotettivi contro l’Alzheimer” scrivono gli autori.

Il gruppo brasiliano cita anche diversi trial clinici che suggeriscono come il farmaco potrebbe prevenire lo sviluppo della demenza, tra cui uno studio che ha evidenziato una minore prevalenza dell’Alzheimer in pazienti con disturbo bipolare trattati a lungo con il litio.
Sulla base di questi presupposti, gli autori hanno deciso di valutare gli effetti di una terapia prolungata con il litio sui deficit cognitivi di soggetti ad alto rischio di Alzheimer che però non avevano ancora sviluppato la malattia in forma conclamata. Hanno quindi arruolato 41 persone con aMCI, tutte tra i 60 anni e gli 80 anni e senza disturbi pischiatrici maggiori in corso.

Ventuno partecipanti sono stati trattati con litio per 12 mesi, partendo con una dose iniziale di 150 mg/die e titolandola mediante controlli settimanali fino a raggiungere livelli target plasmatici tra 0,25 e 0,5 mmol/l, tenendo sotto controllo la tollerabilità; 20 partecipanti sono stati invece trattati con placebo. La dose di litio somministrata è stata in ogni caso più bassa di quella comunemente impiegata nel trattamento dei disturbi pischiatrici.
Gli outcome primari dello studio erano le variazioni dello stato funzionale e cognitivo e le concentrazioni dell’Aβ-42, della tau totale (T-tau) e della P-tau nel liquido cerebrospinale. Lo stato funzionale e quello cognitivo sono stati valutati mediante la scala CDR (Clinical Dementia Rating) e la sottoscala cognitiva della scala ADAS (Alzheimer's Disease Assessment Scale). Tra gli outcome secondari rientravano la progressione da aMCI a malattia di Alzheimer conclamata, così come valutazioni sulla sicurezza e la tollerabilità del trattamento.

Dopo 12 mesi di trattamento, si è avuta una progressione verso una demenza conclamata nel 24% dei partecipanti. Come previsto, questi soggetti mostravano già al basale i tipici tratti distintivi della malattia nel liquido cerebrospinale, quali concentrazioni più elevate di T-tau e P-tau e concentrazioni più basse di Aβ-42 rispetto a coloro che non hanno sviluppato la malattia durante lo studio.

Il numero di pazienti nei quali il decadimento cognitivo lieve è diventato vera e propria demenza è stato più alto nel gruppo placebo (7/20) rispetto al gruppo trattato con litio (4/21), ma senza una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi.

The (CDR) scale, including the sum of boxes (SoB) score, and the cognitive subscale of the Alzheimer's Disease Assessment Scale (ADAS-cog) were used to assess global functional and cognitive state.

Alla fine dello studio, tutti i partecipanti hanno mostrato un declino significativo della memoria e delle funzioni cognitive (P < 0,04), tuttavia, il peggioramento è stato significativamente minore nel gruppo trattato con litio rispetto al gruppo placebo.
Il trattamento con litio si è associato anche a una riduzione significativa delle concentrazioni della P-tau nel fluido cerebrospinale (P = 0,03), mentre nei pazienti trattati con placebo si è avuto un aumento della proteina leggero, ma significativo (P = 0,02). Il litio non ha invece avuto alcun effetto sui livelli di T-tau.
Il trattamento è risultato anche ben tollerato. La frequenza degli eventi avversi, che sono stati lievi e di breve durata, è risultata infatti simile nei due gruppi in studio. Inoltre, l’aderenza è stata elevata: 91%.

Dunque, concludono gli autori, questi risultati rafforzano l’idea che in un soggetto a rischio di malattia di Alzheimer il litio possa avere un effetto protettivo contro la progressione da aMCI a demenza.
Allan Young, direttore del Centre for Mental Health dell’Imperial College, di Londra, scrive nel suo editoriale di commento che lo studio è incoraggiante e i risultati “suggeriscono un possibile beneficio”, concordando sulla necessità di replicarli in ulteriori studi randomizzati su larga scala e facendo appello a governi e organizzazioni non-profit perché finanzino tali studi.

Il litio, sottolinea il professore, è un prodotto fuori brevetto, sul quale le aziende non hanno ovviamente interesse a investire, tranne forse come combinazione con qualche altro farmaco. Spetta dunque ad agenzie governative e istituzioni non a scopo di lucro reperire ed erogare i fondi per queste ricerche. “Ricerche che non saranno a buon mercato” conclude Young; “tuttavia, se dovessero dare esiti positivi, i possibili benefici per una popolazione che sta progressivamente invecchiando andrebbero ben al di là dei costi sostenuti per finanziarle”.

O.V. Forlenza, et al. Disease-modifying properties of long-term lithium treatment for amnestic mild cognitive impairment: randomised controlled trial. Br J Psychiatry. 2011;198:351-356. doi: 10.1192/bjp.bp.110.080044.
leggi


Invia ad un amico Stampa l'articolo Diminuisci il carattere Aumenta il carattere















PharmaStar
Registrazione al Tribunale di Milano
n° 516 del 6 settembre 2007
Direttore Responsabile: Danilo Magliano
Copyright ©MedicalStar™
via San Gregorio, 12 20124 Milano
tel. 02 29404825
info@medicalstar.it
P.Iva: 09529020019
Canali Tematici
Home
Italia
Ema
Fda
Cardio
Dolore
Gastro
Neurologia
OncoEmatologia
Orto-Reuma
Pneumo
Altri Studi
Business
Altre News
Quaderni

Info
Archivio Newsletter
Video interviste
Condividi
Facebook
Twitter
RSS
Invia ad un amico

Condizioni di utilizzo | Privacy | Help
Senza autorizzazione, è vietata la riproduzione anche parziale.
Data ultimo aggiornamento: 23 aprile 2014

Seguici su Facebook!