Un farmaco sperimentale con meccanismo d’azione innovativo sviluppato da Novartis per il trattamento dell’epatite C, alisporivir, permette l’eliminazione del virus entro le prime 6 settimane di terapia in circa la metà dei pazienti con infezione da Hcv di genotipo 2 e 3. E’ quanto emerso da uno studio di fase II presentato in occasione del Congresso dell’American Association for the Study of Liver Diseases (AASLD) in corso a San Francisco.

Alisporivir è un derivato della ciclosporina A senza attività immunosoppressiva ed è il capostipite di una nuova classe di farmaci, quella degli inibitori della ciclofillina, una proteina umana co-optata dal virus dell'epatite per aiutarlo a replicarsi. A differenza degli altri anti-epatite C in sviluppo, che colpiscono il virus direttamente, alisporivir agisce dunque in modo indiretto, avendo come bersaglio una proteina dell’ospite sfruttata dal virus per moltiplicarsi.
Noto anche con la sigla DEB025, il farmaco sembra essere il primo trattamento orale che non necessita dell’aggiunta di interferone per il trattamento dei pazienti con infezione da Hcv di genotipo 2 e 3.

Lo studio, della durata di 12 settimane, ha arruolato 334 pazienti con infezione da Hcv 2 o 3 randomizzati a ricevere uno di 5 diversi trattamenti: 1000 mg/die di alisporivir in monoterapia (gruppo ALV1000) (n=82), 600 mg/die di alisporivir più ribavirina (ALV600R) (n=84), 800 mg/die di alisporivir più ribavirina (ALV800R) (n=94), 600 mg/die di alisporivir più interferone peghilato (ALV+P) (n=39) o interferone peghilato più ribavirina (P/R) (n=35).

Durante la prima settimana, tutti i pazienti assegnati al nuovo farmaco hanno ricevuto 600 mg di alisporivir due volte al giorno. Di questi, quelli che avevano ricevuto il farmaco senza l’aggiunta di interferone e che avevano ottenuto una carica virale inosservabile dopo 4 settimane (Hcv-Rna <25IU/ml) hanno proseguito con la terapia iniziale. I partecipanti che non avevano raggiunto una carica virale inosservabile a 4 settimane hanno continuato il trattamento con alisporivir, ribavirina e interferone dalla settimana 6 alla 24.

Nelle prime 4 settimane, i pazienti che avevano ricevuto alisporivir senza interferone hanno mostrato una riduzione di 3-log dell’Hcv-Rna. Una risposta virologica precoce è stata raggiunta dal 28%, 37% e 42% dei pazienti assegnati rispettivamente ai gruppi ALV1000, ALV600R e ALV800R. In questi gruppi tale risposta si è mantenuta per 12 settimane con un’incidenza minima di riacutizzazione virale.

Dalla settimana 4 alla 6, la percentuale di pazienti con una carica virale inosservabile e che erano stati trattati con alisporivir senza l’aggiunta di interferone è aumentata al 32%, 49% e 46% rispettivamente per i gruppi  ALV1000, ALV600R e ALV800R.
La percentuale di pazienti che avevano raggiunto una carica virale inosservabile era superiore nel gruppo assegnato a alisporivir più ribavirina, rispetto alla monoterapia e ha raggiunto il 71% dei pazienti che mostravano una carica virale inferiore al basale (800.000 IU/ml).

Il 97% dei pazienti trattati con alisporivir che avevano ottenuto una carica virale inosservabile dopo 6 settimane di terapia e che hanno continuato il trattamento senza interferone, hanno mantenuto il controllo della carica virale anche dopo 12 settimane.

I pazienti trattati con alisporivir che non avevano ottenuto l’eliminazione del virus dopo 4 settimane e che avevano continuato la terapia con alisporivir, ribavirina e interferone, hanno mostrato una rapida riduzione della carica virale e più del 90% ha mostrato una carica virale inosservabile a 12 settimane.
I partecipanti che avevano ricevuto alisporivir hanno presentato meno eventi avversi e una minore incidenza di sindromi simil-influenzali, rispetto a quelli che avevano ricevuto interferone.

Fatica, emicrania e piressia sono state riportate dal 13%, 12% e 3% rispettivamente dei pazienti assegnati ai gruppi senza interferone e nel 27%, 27% e 23% di quelli che avevano ricevuto anche interferone.

Un aumento transiente dei livelli di bilirubina (>5 volte rispetto al valore normale) è stato osservato in 5 (2%) dei pazienti trattati con alisporivir. I livelli di alanina transaminasi sono rimasti nella norma. Anemia di grado 1 e 2 è stata riportata dal 19% al 27% dei soggetti trattati con alisporivir, ma è stata ritenuta associata all’uso di ribavirina. Non sono stati osservti casi di anemia di grado 3 e 4. Il 17% dei pazienti dei pazienti trattati con interferone e ribavirina ha presentato anche neutropenia.

Nel febbraio 2009, Novartis ha acquistato i diritti su alisporivir dalla biotech svizzera Debiopharm. In particolare, grazie all’accordo, il colosso svizzero ha acquisito i diritti esclusivi per lo sviluppo e la commercializzazione del farmaco in tutto il mondo, a esclusione del Giappone.