MortalitÓ materna causata da malattie cardiovascolari, spesso pu˛ essere evitata

Pi¨ di un quinto delle morti avvenute nelle donne durante il periodo della gravidanza e quello successivo sono causate da malattie cardiovascolari. ╚ quanto emerge da uno studio condotto nell'Illinois e pubblicato su Obstetrics & Gynecology, in cui gli autori hanno anche osservato che pi¨ di un quarto di queste morti si sarebbe potuto evitare.

Più di un quinto delle morti avvenute nelle donne durante il periodo della gravidanza e quello successivo sono causate da malattie cardiovascolari. È quanto emerge da uno studio condotto nell’Illinois e pubblicato su Obstetrics & Gynecology, in cui gli autori hanno anche osservato che più di un quarto di queste morti si sarebbe potuto evitare. 
 
“Queste morti si potrebbero prevenire se si riuscisse ad identificare i fattori correlati al paziente e gli standard assistenziali inappropriati” ha detto la dottoressa Joan Briller, della Division of Cardiology, Department of Medicine, and the Center for Research on Women and Gender all’Università dell’Illinois, Chicago, che ha condotto lo studio insieme ai suoi colleghi, aggiungendo “questi dati sono potenzialmente modificabili attraverso l’educazione e il monitoraggio intensivo riducendo così la mortalità”. 
La morte materna
La decima revisione dell’“International Classification of Disease” (ICD-10) definisce “morte materna” la morte di una donna durante la gravidanza o entro 42 giorni dal suo termine per qualsiasi causa correlata o aggravata dalla gravidanza o dal suo trattamento, ma non da cause accidentali o fortuite. La stessa revisione (ICD-10) introduce i concetti di morte tardiva e di morte correlata alla gravidanza. 


La morte tardiva viene definita come la morte di una donna per cause ostetriche dirette o indirette oltre i 42 giorni ma entro un anno dal termine della gravidanza. Esiste, infatti, crescente evidenza che la restrizione di tempo a 42 giorni dal parto rappresenti una limitazione al rilevamento di tutte le morti materne. 


La morte correlata alla gravidanza viene definita come la morte di una donna in gravidanza o entro 42 giorni dal suo termine, indipendentemente dalla causa di morte. Questa definizione include quindi le morti per ogni causa comprese quelle accidentali e gli infortuni (ad esempio, incidenti stradali o omicidi). 
“Recenti ricerche hanno mostrato che il tasso di mortalità materna negli Stati Uniti è aumentato notevolmente negli ultimi anni, addirittura oltre il 25% tra il 2000 e il 2014” ha specificato la dottoressa Briller. 


Lo studio
L’obiettivo dello studio condotto era quello di descrivere le caratteristiche demografiche delle donne che morivano a causa di malattie cardiovascolari durante la gravidanza o entro un anno dal parto facendo particolare attenzione a specifiche eziologie, tempistica della morte, rapporto della mortalità potenzialmente evitabile e fattori associati all’elusione.


I ricercatori, attraverso un’analisi retrospettiva, hanno esaminato i dati sui decessi cardiovascolari come causa immediata o alla base della morte materna nell’Illinois dal 2002 al 2011. I dati sono stati raccolti da una rete di centri perinatali regionali e registrati sul database della mortalità materna presso il Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Illinois. 


Durante il periodo dello studio ci sono stati 636 decessi nelle donne durante il periodo di gravidanza o entro un anno dal parto, riflettendo un tasso di mortalità complessivo del 37,1 ogni 100.000 nati vivi. Delle morti registrate, 140 (22%) sono state correlate a malattie cardiache, di queste il 97,1% era associato a malattie cardiache acquisite. L'eziologia più comune era la cardiomiopatia (27,9%), seguita da ictus (22,9%), morte correlata all’ipertensione (12,9%), aritmie (10,7%) e coronaropatia (9,3%). Delle 39 donne morte per cardiomiopatia, il 30,8% (n = 12) aveva sviluppato la condizione durante il periodo del periparto.


“Delle morti cardiovascolari, quelle attribuite a cardiomiopatia avevano una probabilità maggiore di essere considerate direttamente connesse alla gravidanza (p <0,01) rispetto alle altre eziologie cardiache", hanno commentato gli autori.


Più della metà delle morti a causa di eventi cardiovascolari in questa popolazione di pazienti è avvenuta durante le prime 6 settimane dopo il parto rispetto alle morti per cause non cardiache (56,7% vs 49,2%; p <0,01); “questo dato suggerisce che le donne con ipertensione, preeclampsia, o altri fattori di rischio o sintomi cardiaci dovrebbero ricevere delle cure più estese durante il post partum”.


Il rischio di mortalità cardiaca è associato anche all’aumentato dell’età, in particolare, le donne di età compresa tra 30 a 39 anni hanno avuto un tasso di morti cardiache del 67% più elevato rispetto alle donne con età compresa i 20 ei 29 anni (RR: 1,67; 95% Ic: 1,16-2,41); le donne di età ≥ ai 40 anni hanno avuto un incremento di quasi quattro volte (RR: 3,78; 95% Ic: 1,97-7,24); “L’aumento della morte cardiovascolare con l’aumentare dell’età è spiegato con la crescente prevalenza delle malattie cardiovascolari nella popolazione anziana”.
Molte morti possono essere evitate 


È stato determinato che il 28,1% delle morti cardiache era potenzialmente evitabile, per questo motivo, sostengono gli autori, si dovrebbe puntare su aspetti suscettibili di cambiamento come il monitoraggio dei pazienti a rischio per diverse settimane dopo il parto.
Le morti che potevano essere prevenute erano quelle legate ad una diagnosi o ad un trattamento incompleto, ritardato o inappropriato ed è stato osservato che i decessi evitabili di carattere cardiaco erano il 48,7% mentre quelli di carattere non cardiaco erano del 19,2%.


Altri fattori implicati nell’elusione della morte erano il mancato indirizzo del paziente a cure superiori (15,4% vs 3,1%; p <0,01), non conformità del paziente ad un trattamento (35,9% vs 6,7%; p <0,01), fumo (20,5% vs 6,7 %; p <0,01), obesità (12,8% vs 1,0%; p <0,01), visite prenatali insufficienti (10,3% vs 2,6%; p = 0,02).


“La consapevolezza che le malattie cardiovascolari siano una delle cause principali di morte materna e che molte di queste siano prevedibili ci devono aprire gli occhi su questioni importanti come monitorare una paziente ad alto rischio per diverse settimane dopo il parto” hanno concluso gli autori, sostenendo la necessità di ulteriori indagini sulla mortalità materna cardiovascolare e l’urgenza di creare una comunicazione organizzata tra il reparto di ginecologia e ostetricia e quello di cardiologia, oltre ad educare le pazienti e il personale sanitario a riconoscere e comunicare i fattori di rischio cardiovascolari e i segnali di pericolo per le donne in gravidanza.
 
Briller J. et al. Maternal Cardiovascular Mortality in Illinois, 2002-2011. Obstet Gynecol. 2017 Apr 4. doi: 10.1097/AOG.0000000000001981. [Epub ahead of print]
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