Post-infarto, farmaci per disfunzione erettile sicuri e probabilmente benefici per il cuore

Gli uomini che hanno ricevuto prescrizioni di farmaci per il trattamento della disfunzione erettile (DE) negli anni successivi a un infarto del miocardio (IM) hanno un rischio notevolmente inferiore di decesso o di ricovero in ospedale per insufficienza cardiaca rispetto agli uomini che non hanno fatto uso di questi farmaci. Lo dimostrano i risultati di uno studio presentati alla 66ma edizione annuale dell'American College of Cardiology, in corso a Washington.

Gli uomini che hanno ricevuto prescrizioni di farmaci per il trattamento della disfunzione erettile (DE) negli anni successivi a un infarto del miocardio (IM) hanno un rischio notevolmente inferiore di decesso o di ricovero in ospedale per insufficienza cardiaca rispetto agli uomini che non hanno fatto uso di questi farmaci. Lo dimostrano i risultati di uno studio presentati alla 66ma edizione annuale dell'American College of Cardiology, in corso a Washington.

Lo studio, che ha monitorato retrospettivamente più di 43mila uomini per una media di 3,3 anni, ha verificato che i soggetti cui erano prescritti inibitori delle fosfodiesterasi-5 (PDE5) - commercializzati sotto il nome di Viagra, Levitra, Cialis e altri - dopo un primo IM hanno avuto una probabilità inferiore del 38% di morte per qualsiasi causa.

Nessun beneficio in termini di sopravvivenza è stato osservato, invece, tra gli uomini che assumevano alprostadil, un altro tipo di farmaco per la DE che si avvale di un differente meccanismo d’azione (iniezione nei corpi cavernosi di prostaglandina E1).

«Se si svolge una vita sessuale attiva dopo un attacco cardiaco, probabilmente è sicuro usare inibitori della PDE5» ha detto Daniel Peter Andersson, ricercatore del Karolinska Institutet di Stoccolma e autore principale dello studio. «Questo tipo di trattamento della DE è vantaggioso in termini di prognosi e il fatto di avere una vita sessuale attiva sembra essere un marker per una riduzione del rischio di morte».

Ricerca svolta su un database relativo a tutti gli ospedali svedesi
La ricerca si è fondata su un database nazionale svedese di cartelle cliniche che comprende tutti gli ospedali presenti in Svezia. I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a uomini di età massima pari a 80 anni che erano stati ospedalizzati per un IM tra il 2007 e il 2013.

Dopo avere monitorato i soggetti per una media di 3,3 anni dopo questo primo attacco di cuore, Andersson e colleghi hanno confrontato i risultati tra coloro che successivamente avevano ricevuto la prescrizione per un inibitore delle PDE5 o alprostadil rispetto a quanti non avevano avuto tale prescrizione. Nel complesso, a poco più del 7% dei partecipanti era stato prescritto un farmaco per la DE, il 92% dei quali hanno ricevuto un inibitore delle PDE5 e l'8% l’alprostadil.

Riduzione della mortalità e di ricoveri per insufficienza cardiaca
Dopo aggiustamento per fattori di rischio cardiovascolare - tra i quali il diabete, l’insufficienza cardiaca e l’ictus - coloro che assumevano inibitori delle PDE5 sono risultati avere una probabilità di morire nettamente inferiore rispetto a quelli trattati con alprostadil o che non assumevano alcun farmaco per la DE. Un maggior numero di prescrizioni di inibitori delle PDE5 è sembrato essere associato con un maggiore beneficio. Andersson, peraltro, ha precisato che questo trend deve essere interpretato con cautela in quanto lo studio non era abbastanza ampio per una analisi dose-risposta definitiva.

Oltre a una diminuzione della mortalità, gli uomini che utilizzavano gli inibitori delle PDE5 o alprostadil avevano una probabilità inferiore del 40% di essere ricoverati in ospedale per insufficienza cardiaca rispetto ai soggetti che non assumevano alcun farmaco per la DE.

«Anche se i risultati dimostrano che gli inibitori della PDE5 possono apportare beneficio alla salute del cuore, il disegno retrospettivo dello studio rende impossibile accertare un rapporto diretto di causa-effetto» ha affermato Andersson. «È possibile che l'uso di farmaci per la DE indichi semplicemente una vita sessuale più attiva, che potrebbe contribuire per se stessa globalmente a uno stile di vita sana per il cuore globale o esserne un marker».

«Riteniamo che se si ha una vita sessuale attiva, ciò probabilmente è un indicatore di un sano stile di vita, soprattutto nei soggetti più anziani, dai 70 agli 80 anni» ha proseguito Andersson. «Nella prospettiva di un medico, se un paziente chiede farmaci per la DE dopo un IM e non ha controindicazioni per gli inibitori delle PDE5, sulla base di questi risultati può sentirsi sicuro sulla loro prescrizione».

Un risultato solo parzialmente inatteso
Il risultato dello studio è giunto inatteso, ha aggiunto Andersson, dato che la DE è associata a un aumentato rischio di malattie cardiache in uomini altrimenti sani. Peraltro, ha fatto notare, studi precedenti hanno associato l'uso di inibitori delle PDE5 con una diminuzione della pressione del sangue nel ventricolo sinistro, con riduzione della quantità di lavoro necessaria per la funzione di pompa. Ciò potrebbe quindi contribuire a spiegare perché questi farmaci siano benefici per le persone con insufficienza cardiaca. Del resto, gli inibitori delle PDE5 erano stati inizialmente sviluppati per trattare l'angina pectoris.

Il team guidato da Andersson ha anche monitorato il rischio di un successivo attacco di cuore o di una successiva procedura di rivascolarizzazione cardiaca, come l'angioplastica o il bypass coronarico, ma ha notato che l'impiego di farmaci per la DE non ha avuto effetto su questi outcome.

Un limite dello studio sta nel fatto che i ricercatori non hanno valutato gli effetti della DE non trattata o, al contrario, l'effetto dell’avere una vita sessuale attiva senza assumere farmaci per la DE. Inoltre non hanno tenuto conto dello stato socio-economico dei soggetti studiati.

Come passo successivo, pertanto, il gruppo di Andersson sta progettando uno studio più ampio che comprenderà una maggiore documentazione medica e informazioni complete su stato civile, livello di istruzione e condizioni economiche dei partecipanti. È inoltre in corso un'analisi separata degli outcome dei farmaci per la DE in persone con diabete mellito di tipo 1 e di tipo 2.

G.O.

Anderson DP, et al. Association Between Erectile Dysfunction and Death or Cardiovascular Outcomes After Myocardial Infarction. American College of Cardiology's 66th Annual Scientific Session. Washington, 2017.