Migliore funzionalitÓ del tessuto adiposo con canagliflozin rispetto alla glimepiride

Canagliflozin, inibitore dell'SGLT2, migliora l'attivitÓ del tessuto adiposo, indipendente dalla perdita di peso, negli adulti con diabete di tipo 2, rispetto alla terapia con glimepiride. ╚ quanto hanno riferito i ricercatori dello studio, condotto per 52 settimane, in occasione dell'American Association of Clinical Endocrinologists Annual Scientific and Clinical Congress che si Ŕ tenuto ad Austin, Texas.

Canagliflozin, inibitore dell’SGLT2, migliora l’attività del tessuto adiposo, indipendente dalla perdita di peso, negli adulti con diabete di tipo 2, rispetto alla terapia con glimepiride. È quanto hanno riferito i ricercatori dello studio, condotto per 52 settimane, in occasione dell’American Association of Clinical Endocrinologists Annual Scientific and Clinical Congress che si è tenuto ad Austin, Texas.
 
Il tessuto adiposo, che agisce come uno strato isolante sotto la pelle, è ritenuto essere un tessuto funzionalmente attivo, le cui cellule intervengono direttamente nella sintesi, nell’accumulo e nella liberazione dei trigliceridi e sono in grado di produrre ormoni che influenzano l'attività dell'intero organismo. Ma la fisiologica attività del tessuto adiposo sembra compromessa nell'obesità, un fattore di rischio significativo per il diabete di tipo 2.


I ricercatori hanno scoperto che canagliflozin ha un grande impatto sul metabolismo del tessuto adiposo, inclusi i cambiamenti nel bilancio energetico.
“È noto che il diabete di tipo 2 e l'obesità sono stati pro-infiammatori associati alla resistenza insulinica, all’aumento del rischio di malattie cardiovascolari e a morte prematura" ha precisato il dottor Garvey, professore di medicina e presidente del dipartimento di scienze nutrizionali presso la University of Alabama a Birmingham, durante il congresso, aggiungendo "Sappiamo inoltre che almeno una parte della fisiopatologia implica l'iperglicemia cronica e l'obesità, che possono portare ad una funzione alterata del tessuto adiposo. Questo può essere caratterizzato da un’alterata produzione di ormoni correlati all’adiposità, adipochine, citochine e chemochine che promuovono l'infiammazione, la disfunzione endoteliale, lo stress ossidativo e la resistenza all'insulina".


Il dottor Garvey ha inoltre puntualizzato che inibendo il cotrasportatore sodio/glucosio di tipo 2 del tubulo contorto prossimale, canagliflozin mette in moto anche meccanismi coinvolti in altri eventi sistemici nel metabolismo quali l'alterazione dell'ossidazione del substrato, i cambiamenti nel bilancio energetico e il metabolismo epatico; “Tuttavia, i legami tra effetti renali e effetti sistemici non sono stati ancora del tutto chiariti”.


Lo studio
In un’analisi esplorativa post-hoc di un trial di fase III controllato, randomizzato, in doppio cieco, sono stati analizzati i campioni sierici di 200 pazienti con diagnosi di diabete di tipo 2, randomizzati a ricevere 300 mg giornalieri di canagliflozin (n = 100, età media: 59 anni, 48% uomini, 87% bianchi, HbA1c media: 7,8) o di glimepiride (n = 100, età media: 58 anni, 55% uomini, 80% bianchi, HbA1c media: 7,7%) per 52 settimane monitorando gli effetti sulla funzione del tessuto adiposo, sui livelli di HbA1c e sul peso corporeo.


I ricercatori hanno valutato anche i livelli sierici delle adipochine, leptina, adiponectina e il rapporto tra le due; le citochine pro-infiammatorie, PCR (proteina C reattiva), IL-6 (interleuchina-6) e TNF (tumor necrosis factor), le chemochine, PAI-1 (inibitore-1 dell'attivatore del plasminogeno), VCAM-1 (molecole d'adesione cellulare vascolare-1) e MCP-1 (proteina chemiotattica dei monociti 1).


Gli endpoint primari includevano cambiamenti della HbA1c e del peso corporeo dal basale a 52 settimane oltre ai cambiamenti, in questo lungo arco di tempo, nelle adipochine, citochine e chemochine aggiustate in base al tipo di trattamento e all’HbA1c.


Ottimi risultati per canagliflozin
A 52 settimane, il cambiamento medio dei minimi quadrati nell’HbA1c era di -0,99% con canagliflozin rispetto a -0,91% con glimepiride, mentre il cambiamento nel peso corporeo era di -4,1 kg con canagliflozin rispetto a 0,7 kg con glimepiride.


Rispetto alla terapia con glimepiride, i pazienti trattati con canagliflozin hanno registrato una diminuzione media del 26% della leptina sierica (cambiamento medio dei minimi quadrati: -1,65 vs 2,14 ng/mL) e un aumento medio del 17% dell'adiponectina sierica (cambiamento medio dei minimi quadrati: 0,74 vs -0,02 g/mL). I pazienti assegnati alla terapia con canagliflozin, rispetto alla terapia con glimepiride, hanno inoltre riscontrato una riduzione del 23% del IL-6 sierica (-0,3 vs 0,2 pg/mL) e un aumento medio del 9% del TNF-α sierico (0,1 vs -0,1 pg/mL).


Non sono state invece osservate differenze tra i gruppi per quanto riguarda i livelli di PCR, PAI-1, VCAM-1 e MCP-1.


Il dottor Garvey, presentando i risultati ottenuti, ha fatto notare che la variazione della leptina è stata correlata solo alla variazione del peso corporeo, invece, le variazioni dell’adiponectina e dell’IL-6 non sono state correlate al cambiamento osservato nell’HbA1c, nel peso corporeo o nei lipidi.


"I risultati ottenuti suggeriscono che canagliflozin può migliorare la funzione del tessuto adiposo aumentando l'adiponectina e diminuendo l’azione infiammatoria degli adipociti, come si osserva dalla riduzione dell'interleuchina 6 indipendentemente dalla perdita di peso e ciò potrebbe rispecchiare favorevolmente la salute cardiometabolica” ha concluso il dottor Garvey che ha fatto inoltre sapere che gli effetti diretti del canagliflozin sugli esiti cardiovascolari saranno disponibili a giugno dopo il completamento dello studio CANVAS tuttora in corso.
 
Garvey, WT, et al. Abstract #252. Presented at: AACE Annual Scientific and Clinical Congress; May 3-7, 2017; Austin, Texas.