Tumore vescica: ok Fda per atezolizumab, prima immunoterapia validata per questa indicazione

La Food and Drug Administration statunitense ha concesso ad atezolizumab l'approvazione accelerata per il trattamento dei pazienti affetti da carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico non idonei a chemioterapia con cisplatino. Si tratta della prima e unica immunoterapia oncologica approvata nel carcinoma della vescica avanzato come trattamento iniziale nei pazienti non adatti alla chemioterapia con cisplatino.

La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha concesso ad atezolizumab l’approvazione accelerata per il trattamento dei pazienti affetti da carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico non idonei a chemioterapia con cisplatino. Si tratta della prima e unica immunoterapia oncologica approvata nel carcinoma della vescica avanzato come trattamento iniziale nei pazienti non adatti alla chemioterapia con cisplatino.

Atezolizumab era stato precedentemente approvato per il trattamento dei pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico andati incontro a progressione durante o dopo chemioterapia a base di platino, o entro 12 mesi dalla somministrazione di una chemioterapia prima (neoadiuvante) o dopo (adiuvante) intervento chirurgico.

Il carcinoma alla vescica è la forma più comune di carcinoma uroteliale e un paziente su due con malattia avanzata non è in grado di sottoporsi a chemioterapia con cisplatino come trattamento iniziale e presenta pertanto un’urgente esigenza medica insoddisfatta. Il carcinoma uroteliale comprende anche tumori maligni dell’uretra, degli ureteri e della pelvi renale.

Il programma di approvazione accelerata della FDA è concesso esclusivamente ai farmaci che rispondono a tutte quelle esigenze mediche non ancora soddisfatte dalle attuali terapie e per condizioni gravi, in base a evidenze precoci ma che indicano la presenza di un beneficio clinico. L’indicazione di atezolizumab è stata approvata mediante procedura accelerata sulla base del tasso e della durata della risposta. L’approvazione di questa indicazione potrebbe essere subordinata alla verifica di un beneficio clinico e alla sua descrizione nelle sperimentazioni di conferma. L’approvazione odierna di atezolizumab si basa sui risultati dello studio di fase II IMvigor210.

Negli Stati Uniti si tratta della terza approvazione per atezolizumab nell’arco di meno di un anno. Atezolizumab è stato anche approvato per il trattamento dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) metastatico andati incontro a progressione della malattia durante o dopo chemioterapia a base di platino o con una target therapy, approvata dalla FDA (nel caso in cui il tumore presenti mutazioni dei geni EGFR o ALK). Non è noto se atezolizumab è sicuro ed efficace nei bambini.

Lo studio IMvigor210
IMvigor210 consiste in uno studio di fase II in aperto, multicentrico e a braccio singolo che ha valutato la sicurezza e l’efficacia di atezolizumab nei pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico, indipendentemente dall’espressione di PD-L1. I partecipanti allo studio sono stati arruolati in una di due coorti. L’approvazione accelerata si basa sui risultati della Coorte 1, costituita da 119 pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico non idonei a chemioterapia a base di platino e non pretrattati oppure andati incontro a progressione almeno 12 mesi dopo chemioterapia neoadiuvante o adiuvante. I pazienti della coorte sono stati trattati con una dose di atezolizumab da 1200 mg per via endovenosa ogni tre settimane, fino all’insorgenza di tossicità o progressione della malattia. L’endpoint primario dello studio era il tasso di risposta obiettiva (ORR).

Atezolizumab
Atezolizumab è un anticorpo monoclonale progettato per interferire con una proteina chiamata PD-L1 (programmed death ligand-1), espressa sulle cellule tumorali (TC) e sulle cellule immunitarie (IC) impedendo che si leghi a PD-1 e B7.1 sulla superficie delle cellule T. Inibendo la proteina PD-L1, atezolizumab può attivare le cellule T, ripristinando la loro capacità di rilevare in modo efficace le cellule tumorali e di attaccarle.

Il carcinoma uroteliale metastatico
Il carcinoma uroteliale metastatico (mUC) è associato a una prognosi sfavorevole e a limitate opzioni terapeutiche. Si tratta di un tumore che non ha visto grandi progressi scientifici per più di 30 anni. Il carcinoma uroteliale è il nono e più comune tumore in tutto il mondo, con 430.000 nuovi casi diagnosticati solo nel 2012 che si traducono in circa 145.000 decessi ogni anno. Gli uomini hanno una probabilità di contrarre il carcinoma uroteliale, tre volte superiore rispetto alle donne, ed è tre volte più comune nei Paesi sviluppati che nei Paesi meno sviluppati.