Atezolizumab, già approvato per il cancro della vescica, delude in studio di conferma

Un'analisi ad interim dello studio di fase III IMvigor211 ha rilevato che l'inibitore di PD-L1 atezolizumab non ha raggiunto il suo end point primario di miglioramento della sopravvivenza globale rispetto alla chemioterapia in pazienti con tumore uroteliale localmente avanzato o metastatico che avevano ricevuto almeno una prima linea di chemioterapia contenente platino. Lo fa sapere Roche con un comunicato.

Un'analisi ad interim dello studio di fase III IMvigor211 ha rilevato che l'inibitore di PD-L1 atezolizumab non ha raggiunto il suo end point primario di miglioramento della sopravvivenza globale rispetto alla chemioterapia in pazienti con tumore uroteliale localmente avanzato o metastatico che avevano ricevuto almeno una prima linea di chemioterapia contenente platino. Lo fa sapere Roche con un comunicato.

Basandosi sui risultati di IMvigor210, uno studio di fase II, open-label, a singolo braccio, nel maggio 2016 l’Fda aveva concesso l’approvazione accelerata ad atezolizumab per il cancro della vescica, per il trattamento di pazienti che avevano già ricevuto la chemioterapia a base di platino; L'approvazione accelerata era subordinata al superamento di questo studio di fase III. Non è chiaro come l’Fda deciderà di comportarsi, alla luce dei dati non positivo di questo studio.

Quando venne approvato, il farmaco è stato il primo immunoterapico anti-PD-L1 approvato dalla FDA e il primo agente approvato per il carcinoma uroteliale avanzato in più di 30 anni.

Lo studio di fase III IMvigor211, che sta confrontando atezolizumab con la chemioterapia, non è riuscito a dimostrare miglioramenti con l'agente immunoterapico. Lo studio ha arruolato 931 pazienti con carcinoma uroteliale metastatico precedentemente trattati che era andato in progressione durante o dopo un regime a base di platino. Il trial ha confrontato atezolizumab con i chemioterapici vinflunina, paclitaxel o docetaxel.

La sopravvivenza globale, endpoint primario, sarà testata in modo successivo in sottogruppi basati sull'espressione PD-L1, con i livelli di espressione più elevati testati per primi.
I risultati ottenuti con atezolizumab erano "generalmente coerenti" con quelli osservati nel studio a singolo braccio IMvigor210; Quello studio non prevedeva una chemioterapia di confronto.

L'analisi ad interim di IMvigor211 ha anche confermato per atezolizumab un profilo di sicurezza simile a quello già visto in fase II. In quella coorte, gli eventi avversi più comuni di grado ¾ comprendevano astenia (8% dei pazienti), infezioni urinarie (5%), anemia (7%) e diarrea (5%).

Il mese scorso ad atezolizumab è stata concessa un'approvazione allargata e accelerata da parte dell’Fda per l'uso come terapia iniziale in pazienti con carcinoma uroteliale non idonei alla chemioterapia con cisplatino. Anche questa approvazione estesa si basava sui risultati del trial IMvigor210. Nella coorte 1 di tale studio, 119 pazienti che non erano eligibili alla chemioterapia contenente cisplatino avevano avuto un tasso di risposta globale per atezolizumab del 23,5%, con il 6,7% che aveva ottenuto una risposta completa.

Il carcinoma alla vescica è la forma più comune di carcinoma uroteliale e un paziente su due con malattia avanzata non è in grado di sottoporsi a chemioterapia con cisplatino come trattamento iniziale e presenta pertanto un’urgente esigenza medica insoddisfatta. Il carcinoma uroteliale comprende anche tumori maligni dell’uretra, degli ureteri e della pelvi renale.