Influenza, il punto con il professor Fabrizio Pregliasco

La stagione influenzale non può dirsi ancora conclusa, anche se nella maggior parte delle regioni italiane è terminato il periodo epidemico. Facciamo il punto con Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento Scienze biomediche per la salute dell'Università degli Studi di Milano.

La stagione influenzale non può dirsi ancora conclusa, anche se nella maggior parte delle regioni italiane è terminato il periodo epidemico. Secondo il rapporto epidemiologico Influnet per la settimana 14/2019 (dal 1 a 7 aprile) il numero di casi stimati in Italia in questa settimana è pari a circa 126.000, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 7.921.000 casi.

Facciamo il punto con Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e Responsabile scientifico di www.osservatorioinfluenza.it

Come si è caratterizzata la stagione influenzale 2018/2019?
L’infezione 2018-2019 si pone ai livelli della stagione scorsa e ricorda quella del 2004/2005, riportando in auge il problema dell’influenza “vera”. Quest'anno abbiamo avuto una prevalenza dei virus H1N1 e H3N2. L’impatto si deve agli effetti secondari, non evidenziati dalle statistiche ma che sono la causa scatenante delle problematiche cardio-respiratorie. A oggi l’influenza ha determinato 803 casi gravi di polmonite virale primaria che hanno necessitato respirazione assistita, e 193 decessi. Quando prevale il virus H3N2, più pericoloso per gli anziani, aumentano le ospedalizzazioni.

Qual è l’andamento dei tassi di vaccinazione?
La vaccinazione antinfluenzale “sta soffrendo” per problematiche generali legate a discussioni rispetto alla sua efficacia. Siamo ancora lontani dal dalla copertura del 75% raccomandata dall' Oms. Oggi negli ultrasessantacinquenni la percentuale di vaccinati non va oltre il 53% in Italia, se pur con tendenza al miglioramento.

Come sarà la composizione del vaccino per la prossima stagione influenzale?
Il 21 febbraio 2019 l'OMS ha emanato le raccomandazioni per la composizione del vaccino antinfluenzale per la stagione 2019-20. La composizione del  vaccino quadrivalente prevede due varianti già presenti nei vaccini 2018-19 per il virus B: (B/Colorado/06/2017 (Victoria) e B/Phuket/3073/2013 (Yamagata), oltre a due nuove varianti dei virus AH1N1 e AH3N2, rispettivamente Brisbane/02/2018 e Kansas/14/2017.

Nel caso dei vaccini trivalenti, l'OMS raccomanda l’inserimento del virus B/Colorado/06/2017-like (Victoria), in aggiunta ai due ceppi di tipo A sopramenzionati. Il nuovo vaccino conterrà, dunque, due nuove varianti antigeniche di tipo A.
Ma non si tratta dell’unica novità. Oltre al vaccino trivalente classico, al trivalente adiuvato e al quadrivalente “classico” ottenuti per mezzo di coltura su uova, sarà immesso sul mercato un nuovo vaccino quadrivalente ottenuto interamente su coltura cellulare. Non è possibile ancora sapere ora in quali regioni sarà acquistato e quindi disponibile.

Quali le prospettive offerte da questa tecnica di produzione?
È fondamentale sviluppare vaccini sempre più efficaci, oltre che sicuri. La caratteristica del sistema della cultura cellulare permette di inserire nella composizione vaccinale virus che sono più simili a quelli che circolano: in particolare per il virus AH3N2 questo garantisce una antigenicità più vicina a quella dei virus selvaggi. Un elemento che determina una massimizzazione della risposta immunitaria e della capacità protettiva.

Questi nuovi metodi colturali permettono inoltre di avere una capacità produttiva maggiore. Questo elemento è utile sia per l’epidemia stagionale, visto che anche le ultime due stagioni ci hanno riproposto il problema dell'influenza come malattia diffusa importante, sia per le eventuali emergenze pandemiche, quando bisogna essere pronti a produrre grande quantità di vaccini.  Ben venga quindi questo tipo di tecnologia, più veloce in termini produttivi e più sicura in termini di stabilità.

Tante opzioni, come viene scelto il vaccino per il singolo individuo?
L’appropriatezza della vaccinazione antinfluenzale è da considerare come elemento di policy making perché basato sul concetto di Health Technology Assessment che considera tutti gli aspetti relativi all’influenza: virologico, immunologico, epidemiologico, clinico, e socio economico e trova consenso anche in altri paesi.

Alla luce di questo, il vaccino quadrivalente QIV viene raccomandato per bambini al di sopra dei 6 mesi, per gli adolescenti e per gli adulti in età lavorativa, mentre il vaccino trivalente adiuvato è l’opzione di scelta per la popolazione anziana.

In futuro saranno disponibili anche i quadrivalenti adiuvati, per il momento all’anziano con difese immunitarie ridotte dobbiamo offrire il vaccino trivalente adiuvato.  Per il giovano adulto con buona risposta immunitaria ma più esposto ai virus B proprio per la giovane età, possiamo invece preferire Il quadrivalente che offre una protezione più ampia.