Un percorso di cura del paziente oncologico che permetta più sicurezza per pazienti e operatori sanitari,  maggiore sostenibilità economica e una migliore allocazione delle risorse, con conseguente riduzione dei costi. In una parola ‘centralizzazione’.

Questo il risultato che potrebbe essere ottenuto dalle strutture sanitarie pubbliche se la Raccomandazione 14 in materia di ‘Centralizzazione nella preparazione di farmaci antineoplastici’ fosse applicata in tutte le Regioni.

A due anni di distanza dalla sua pubblicazione, da parte del Ministero della Salute, siamo ancora lontani dal raggiungimento dell’obiettivo nelle regioni italiane. 

Sarà una valutazione farmaco-economica - condotta da CREA Sanità - a far emergere il potenziale risparmio, e i vantaggi ottenibili in tutte le amministrazioni regionali. Il progetto nasce dalla volontà dei responsabili del Rischio Clinico di Toscana e Veneto (regioni capofila dello studio) di dimostrare la sostenibilità e la possibilità di implementare concretamente la Raccomandazione 14 in tutti gli ospedali italiani.

Le regioni partecipanti sono: Lazio, Puglia, Piemonte e Lombardia.

Se ne è discusso oggi al IX Forum sul Risk Management in sanità, nell’ambito della sessione ‘Raccomandazione 14: stato dell’arte a due anni dalla pubblicazione’ che vede i prima linea le regioni Veneto e Toscana, nelle figure di Riccardo Tartaglia, Responsabile del Centro di rischio clinico della regione Toscana, Mario Saia, per il Veneto e Federico Spandonaro, CREA Sanità, autore dello studio.

“La raccomandazione 14 nasce per garantire sicurezza ai pazienti e agli operatori, ricorda Spandonaro, e fa parte delle politiche di incentivo alla qualità del sistema. L’aspetto economico, pur non essendo  il motore dell’iniziativa ha certamente un ruolo fondamentale intanto perchè l’efficienza  è una dimensione della qualità e anche perchè il vincolo economico è fondamentale per una concreta implementazione a livello regionale della raccomandazione. Lo studio ha l’obiettivo di colmare una carenza di conoscenze sul lato economico della raccomandazione 14 – prosegue Spandonaro – Appare infatti evidente come le dimensioni delle aziende, ma anche le specificità locali possano condizionare l’ottimale implementazione della raccomandazione ministeriale sia sul lato delle scelte tecnologiche  che su quello delle strategie di  operare la centralizzazione in proprio.  Utilizzare i service e le altre soluzioni presenti sul mercato.

Ad oggi alcune amministrazioni regionali hanno già dimostrato i vantaggi ottenibili. In Veneto si è osservata una riduzione dello spreco di farmaci antiblastici fino al 50% (bando PRITHA Regione Veneto). In Emilia Romagna, Piemonte, Puglia e Basilicata, la presa in carico del paziente oncologico e l’applicazione delle Raccomandazioni sono stati inseriti negli obiettivi dei Direttori Generali finalizzati alla loro riconferma.

Tra le regioni virtuose anche la Sicilia, che ha recentemente pubblicato il decreto per “l’approvazione del programma regionale per la sicurezza, appropriatezza e gestione complessiva della terapia antitumorale” e che è ad oggi una delle regioni italiane a più elevato tasso di centralizzazione.

In Puglia, infine, nella ASL di Bari con la delibera 1906/2014 è stata evidenziata l’importanza del recepimento e applicazione delle Raccomandazioni ministeriali (inclusa la 14) a maggior tutela della struttura sanitaria e dei pazienti in termini di ‘mal practice’. In virtù della concreta riduzione dei contenziosi, infatti, la Asl di Bari ha ricevuto un plauso dal Ministero Economia e Finanza (MEF).
Nel 2011 secondo un rapporto redatto dalla Società Italiana dei Farmacisti Ospedalieri (SIFO) solamente un terzo delle strutture ospedaliere pubbliche risultavano a norma con la costituzione di specifiche unità per la preparazione e somministrazione delle terapie antiblastiche.

Attualmente il 17% del totale della spesa farmaceutica è costituito dal canale ospedaliero. In questo ambito, gli ‘antiblastici’ costituiscono il secondo capitolo di spesa per un totale di 2,2 miliardi di euro.

L’impiego di questa tipologia di farmaci comporta un processo di gestione lungo e articolato che al suo interno prevede un margine di errore legato a tutte le fasi di preparazione e somministrazione che possono mettere a rischio il paziente e il personale sanitario.

La fase più critica nella manipolazione degli antiblastici è infatti quella della preparazione, ovvero della diluizione di questi farmaci, in quanto si registra il massimo livello di esposizione per l’operatore. Da qui nasce il principio cardine della raccomandazione 14 che vede nella creazione delle UFA – Unità Farmaci antiblastici – la chiave per garantire sicurezza a 360 gradi. Si legge: “(...)l’interpretazione delle prescrizioni, la preparazione e la distribuzione dei farmaci devono essere ricondotte a un’unita centralizzata denominata UFA attraverso l’utilizzo di locali e apparecchiature idonee, personale dedicato e procedure condivise tra Direzione sanitaria/aziendale, Farmacia e Unità operative interessate”.

Relativamente poi alla fase della produzione, dagli esperti riuniti ad Arezzo, viene suggerita l’opzione della sacca multidose che offre vantaggi in termini di: sicurezza del paziente (riduzione degli errori, conformità alla prescrizione e garanzia della sterilità); sicurezza per l’operatore (riduzione delle fasi di manipolazione e quindi dell’esposizione); riduzione dei costi (eliminazione degli sprechi di farmaco); e miglioramenti organizzativi (riduzione dei tempi di preparazione e quindi un’ottimizzazione dei tempi di gestione delle risorse).