Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nell'occhio del ciclone, per una denuncia che arriva forte e chiara da un rapporto appena presentato all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa dall'onorevole britannico Paul Flynn, ripresa e rinforzata da un'inchiesta indipendente condotta dall'autorevole rivista scientifica British Medical Journal.

Motivo dell'attacco sarebbe la gestione da parte dell'Oms della vicenda della pandemia da virus A/H1N1: gestione poco trasparente, al limite del conflitto di interesse, e tale da aver  procurato in tutto il mondo un allarme esagerato e non scientificamente fondato.

La domanda fondamentale è ormai diventata ricorrente: c'era davvero bisogno di creare tutto l'allarme lanciato a proposito del rischio pandemia? E c'era davvero bisogno di dotarsi di interi arsenali di vaccini - come hanno fatto molti paesi, Italia compresa - per far fronte a una malattia solo ipoteticamente pericolosa?
In modo semplicistico si potrebbe rispondere che in casi come questi la prudenza non è mai troppa. Ovviamente, è meglio trovarsi con scorte non utilizzate di vaccini, piuttosto che con centinaia, migliaia (o, nella peggiore delle ipotesi, anche milioni) di decessi che non si sono potuti evitare perché non si avevano gli strumenti terapeutici adatti.

Detto questo, però, va sottolineato che i vaccini costano (come costano in generale le campagne di allarme), e che il loro acquisto va a incidere in modo significativo su bilanci per la salute di solito già ridotti al lumicino. Per questo è importante che si facciano delle valutazioni accurate di rapporti costi/benefici, e si cerchi di effettuare valutazioni scientifiche che siano le più accurate possibili. Il tutto possibilmente senza interferenze da parte di chi potrebbe trarre vantaggi dalla dichiarazione di pandemia, a partire dalle case farmaceutiche produttrici di vaccini.

Secondo il rapporto Flynn e il Bmj, però, nel caso della pandemia da virus A/H1N1 le cose non sono andate esattamente così. Anzi, non andavano così  già da un po'. Nel 2004, infatti, l'Oms ha rilasciato delle linee guide sull'utilizzo di vaccini e antivirali in caso di pandemia le quali, in buona sostanza, consigliavano ai governi di procedere con uno stoccaggio tempestivo di medicinali antivirali e vaccini in caso di minaccia di pandemia. Tra gli autori di queste linee guida figuravano tre esperti (Fred Hayden, Karl Nicholson e Arnold Monto) che in passato avevano dichiarato di aver ricevuto vari finanziamenti (e per varie attività) da parte delle aziende Roche e GlaxoSmithKline, produttrici dei principali antivirali in commercio, oseltamivir e zanamivir. Il problema, però, è che nelle linee guida dell'Oms non si fa menzione di questo conflitto di interessi.

Altra questione critica è la segretezza del pool di esperti che ha fornito consulenze al direttore generale dell'Oms, Margarte Chan, a proposito della dichiarazione di pandemia influenzale da virus A/H1N1: 16 persone la cui identità è nota soltanto all'interno dell'Oms stessa.

Il motivo? Per proteggerle dalle ingerenze da parte delle compagnie farmaceutiche, dicono da Ginevra (dove ha sede il quartier generale dell'Oms). Con un precedente come quello delle linee guida del 2004, però, il sospetto che le cose possano essere meno trasparenti di quanto appaia viene, ed è per questo che Flynn ha deciso di presentare il suo rapporto al Consiglio d'Europa, che ne prenderà visione il prossimo 24 giugno.  

Nel frattempo, qualche suggerimento su come procedere viene già avanzato dall'esperta di farmacovigilanza Barbara Metzel sempre dalle pagine del British Medical Journal: "All'interno di comitati che sviluppano linee guida non dovrebbe mai esserci nessuno che abbia legami con aziende che producono vaccini, farmaci o dispositivi e test medici".

Articolo del BMJ