AIDS, un secondo paziente libero dalla malattia. Speranza per una cura definitiva

Un uomo sieropositivo di Londra è diventato il secondo paziente al mondo a essere liberato dal virus dell'AIDS dopo aver ricevuto un trapianto di midollo osseo da un donatore che presentava una rara mutazione genetica che lo rende resiste all'infezione. A quasi tre anni dall'intervento e dopo aver interrotto da 18 mesi il trattamento con i farmaci antiretrovirali, da un anno e mezzo nel suo organismo non è possibile rilevare nessuna traccia dell'infezione.

Un uomo sieropositivo di Londra è diventato il secondo paziente al mondo a essere liberato dal virus dell'AIDS dopo aver ricevuto un trapianto di midollo osseo da un donatore che presentava una rara mutazione genetica che lo rende resiste all'infezione. A quasi tre anni dall’intervento e dopo aver interrotto da 18 mesi il trattamento con i farmaci antiretrovirali, da un anno e mezzo nel suo organismo non è possibile rilevare nessuna traccia dell’infezione.

«Non c'è nessun virus da misurare. Non riusciamo a rilevare nulla» ha detto Ravindra Gupta, professore e biologo dell'HIV che ha co-diretto il team che si è occupato delle cure. Ha descritto il suo paziente come "funzionalmente curato" e "in remissione", ma ha ammonito: «È troppo presto per dire che è guarito».

Speranze per un futuro senza AIDS
Nel mondo sono circa 37 milioni le persone affette da infette da HIV, che dall’inizio negli anni ’80 ha ucciso quasi 35 milioni di persone. La continua ricerca per una cura ha portato negli ultimi anni allo sviluppo di combinazioni di farmaci in grado di tenere l’infezione sotto controllo nella gran parte dei pazienti, senza ancora riuscire a curarla in modo definitivo.

Gli esperti della malattia hanno affermato che questo caso è una prova del fatto che un giorno gli scienziati saranno in grado di porre fine all'AIDS e segnerà un "momento critico" nella ricerca di una cura per la malattia, anche se per il momento non significa che la cura sia già stata trovata.

L'uomo viene chiamato "il paziente di Londra" anche per la somiglianza con il primo caso conosciuto di una cura funzionale per l'HIV, Timothy Brown, un americano noto come “il paziente di Berlino” per via del fatto che nel 2007 venne sottoposto a un trattamento simile in Germania che ha eliminato il virus dal suo organismo.

Il caso Brown
Timothy Brown è stata la prima persona nota per essere stata guarita dall'HIV. Nel 2006 ha ricevuto due trapianti di cellule staminali per curare la leucemia da un donatore che aveva una duplice copia di una mutazione genetica poco comune nota come CCR5-delta-32, caratterizzata dalla mancanza dei co-recettori CCR5 sui linfociti T, usati dalla maggior parte dei tipi di HIV per infettare le cellule umane.

Brown è stato sottoposto a chemioterapia intensiva e a radiazioni su tutto il corpo per eliminare le cellule immunitarie cancerose, permettendo in questo modo alle cellule staminali trapiantate di ricostruire un nuovo sistema immunitario resistente all'HIV.

Alla Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections (CROI) del 2007 venne riferito che il paziente interruppe la terapia antiretrovirale al momento del suo primo trapianto, alla quale non seguì un rimbalzo della carica virale. I ricercatori hanno ampiamente testato il suo sangue, l'intestino, il cervello e altri tessuti, senza trovare tracce di HIV in grado di replicarsi in nessun tessuto. Di recente Brown ha celebrato 12 anni senza HIV.

Il paziente di Londra
Il nuovo soggetto, ancora anonimo, aveva contratto l'HIV nel 2003 e nel 2012 gli era stato diagnosticato anche il linfoma di Hodgkin, un tumore del sangue. Nel 2016, quando il cancro era in fase avanzata, è stato sottoposto a un trapianto di cellule staminali da un donatore compatibile che presentava la stessa mutazione genetica CCR5. «Questa è stata davvero la sua ultima possibilità di sopravvivenza» aveva affermato Gupta.

Ha continuato il suo regime antiretrovirale a base di dolutegravir, rilpivirina e lamivudina in aggiunta alla chemioterapia, alemtuzumab (un anticorpo monoclonale che bersaglia il CD52 sulle cellule B e T maligne) e gli immunosoppressori ciclosporina-A e metotrexato per prevenire la reazione "graft-versus-host", una condizione in cui le cellule immunitarie del donatore attaccano quelle del ricevente.

Il trapianto ha portato alla completa remissione del linfoma e i test hanno dimostrato che i linfociti T erano privi dei recettori CCR5. Analisi approfondite sul plasma e sulle cellule T hanno rivelato che l'HIV non era rilevabile e che il livello di anticorpi HIV-specifici era diminuito. Circa 10 settimane dopo il trapianto ha sviluppato una lieve malattia graft-versus-host che si è risolta da sola.

L'uomo ha interrotto la terapia antiretrovirale 17 mesi dopo il trapianto. Dopo 18 mesi la sua carica virale nel sangue è rimasta non rilevabile, nelle cellule CD4 periferiche non è stato trovato nessun DNA dell'HIV e i test non hanno mostrato virus "riattivabile" nelle cellule T. A differenza di Brown, il paziente di Londra non ha ancora effettuato test per l'HIV residuo nel suo intestino e in altri tessuti.

«Aver dimostrato che il caso di Timothy Brown che non è l' unico - spiega Giovanni Maga, direttore del laboratorio di Virologia Molecolare presso l' Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia - suggerisce che la strategia basata sull' eliminazione del correttore CCR5 potrebbe essere la chiave per portare una guarigione».

Un terzo caso potenziale
Un poster presentato al congresso CROI del 2019 ha descritto un terzo caso di remissione dell'HIV a lungo termine dopo un trapianto di cellule staminali da un donatore con una doppia mutazione CCR5. Questo paziente, trattato a Dusseldorf, ha subito la procedura nel febbraio 2013 per il trattamento della leucemia mieloide acuta.

È rimasto in terapia antiretrovirale, con carica virale non rilevabile, fino al novembre 2018. Test approfonditi non hanno mostrato DNA virale nel suo midollo osseo, in campioni di tessuto gastrointestinale, rettale e nei linfonodi. Il paziente di Dusseldorf ha interrotto la terapia antiretrovirale nel novembre 2018, l'HIV resta non rilevabile ed è sottoposto a monitoraggio continuo.

Una terapia non adatta a tutti i pazienti
Secondo la maggior parte degli esperti non è pensabile che questo approccio sia in grado di curare tutti i pazienti. Si tratta di una procedura costosa, complessa e rischiosa. Per poter essere esteso a tutti i malati di AIDS, bisognerebbe trovare i giusti donatori nella piccolissima percentuale di persone che presentano la mutazione che le rende resistenti al virus.

Tra l’altro Il trapianto di cellule staminali è pericoloso per la vita. Brown è quasi morto durante il processo e ha avuto effetti collaterali duraturi. Tuttavia, questo nuovo caso si aggiunge all’evidenza che l'uso della terapia genica per eliminare i recettori CCR5 dalle cellule T può essere un approccio percorribile.

«Nonostante non sia una strategia valida per una cura su larga scala, rappresenta comunque un momento critico», ha detto Anton Pozniak, presidente della International AIDS Society. «La speranza è che alla fine porterà a una strategia sicura, economica e facile da utilizzare grazie ai progressi della tecnologia genetica o delle tecniche anticorpali».

Peraltro, secondo gli specialisti non è ancora chiaro se la resistenza al CCR5 sia l'unica chiave, o se la malattia graft-versus-host non abbia contribuito a sconfiggere il virus. Entrambi i pazienti in remissione hanno avuto questa complicanza - ha affermato Gupta - che potrebbe aver giocato un ruolo nella scomparsa delle cellule infettate dall'HIV.

Il suo team prevede di utilizzare questi risultati per esplorare potenziali nuove strategie di trattamento per l’infezione. «Dobbiamo capire se potremmo mettere fuori uso il recettore CCR5 nelle persone con HIV, magari utilizzando la terapia genica», ha aggiunto.

Bibliografia
Gupta RK et al. Sustained HIV-1 remission following homozygous CCR5 delt32 allogeneic HSCT. Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections, Seattle, abstract 29 LB, 2019.
Gupta RK et al. HIV-1 remission following CCr5Δ32/Δ32 haematopoietic stem-cell transplantation. Nature, 2019.
Jensen BO et al. Analytic treatment interruption (ATI) after allogeneic CCR-D32 HSCT for AML in 2013. Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections, Seattle, abstract 394 LB, 2019.