Il consumo moderato di alcol riduce il rischio di mortalità per tutte le cause (riduzione del rischio fino al 20-25% per il consumo moderato). Sembrerebbe la solita frase da spot ma in realtà dietro questo monito ci sono una miriade di studi pubblicati su riviste internazionali nel biennio 2013-2015, da quando cioè è stato pubblicato, su Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases, il Documento di Consenso italiano sugli effetti che il consumo moderato di alcol ha sulla salute.

Abbiamo riassunto i principali concetti derivanti dal Consenso e gli sviluppi ad oggi grazie anche alla parola di esperti italiani che si sono riuniti in un incontro con i media svoltosi lo scorso 19 maggio.
Studi pubblicati su riviste scientificamente accreditate mostrano che esiste una curva di correlazione, con andamento a “J”, che colloca i moderati bevitori in una fascia di rischio decisamente inferiore rispetto ai forti bevitori, ma anche agli astemi.

Il consumo moderato di alcol è definito come assunzione quotidiana fino a due drink per le donne e tre drink per gli uomini.

“Esiste cioè un’area precisa in cui il consumo di alcol risulta apportatore di benefici, soprattutto in ambito cardio-cerebro-vascolare, metabolico, scheletrico (in post-menopausa) e neurologico. Ciò che non si rileva sia per l’assenza di consumo, sia per il consumo superiore a quanto già indicato” ha precisato il dr. Andrea Poli, Presidente Nutrition Foundation of Italy.
In tutti i nuovi studi, l’effetto appare identico per tutti i tipi di bevande contenenti alcol (vino, birra, superalcolici).

Un moderato consumo di alcol risulta anche protettivo nei confronti del diabete di tipo 2 e sul sistema cardiovascolare. Nei consumatori moderati, infatti,  il rischio cardiovascolare appare nettamente inferiore rispetto a quanto accade negli astemi e nei forti bevitori.

Come ha sottolineato il dr. Pompilio Faggiano, U.O. Cardiologia Spedali Civili e Università di Brescia: “un apporto di quantità lievi o moderate di alcol (vino, birra o superalcolici), equivalente a circa 25 grammi al giorno per le donne e 40 grammi per gli uomini, si associa ad un minor rischio di infarto miocardico e altre manifestazioni determinate da malattia aterosclerotica delle coronarie (angina, morte improvvisa), ad un minor rischio di ictus determinato da ostruzione dei vasi cerebrali intra ed extracranici, e di claudicatio agli arti inferiori (conseguenza di aterosclerosi dell’asse arteriosa iliaco-femorale). Inoltre anche la mortalità totale è ridotta nei soggetti che assumono modeste quantità di alcol”.

La quantità citate dal prof. Faggiano sono quelle riportate dal “Documento di Consenso italiano sugli effetti che il consumo moderato di alcol ha sulla salute” che è stato firmato nel 2013 da Società scientifiche nazionali e da più esperti e si riferisce alla popolazione adulta e anziana in buona salute e priva di particolari condizioni di rischio.

Per rendersi conto meglio del quantitativo, 12/15 g di alcol è quanto contenuto in un bicchiere di vino, o in una lattina di birra, o in un bicchierino di superalcolico.
“Nei grandi bevitori” – ha fatto notare il dr. Faggiano- “l’effetto protettivo è completamente perduto ed anzi vi è un aumento lineare del rischio cardiovascolare (tale comportamento viene espresso statisticamente dalla cosiddetta curva J)”.

La correlazione a “J” tra consumo di alcol e salute cardio e cerebrovascolare è stata confermata anche nell’analisi dei dati del Nurses’ Health Study e dell’Health Professionals Study in cui è emersa anche una riduzione della mortalità tra i soggetti con insufficienza cardiaca.

In questi anni sono stati anche chiariti i meccanismi attraverso cui l’alcol a dosi moderate esercita l’effetto cardioprotettivo, con incremento delle HDL e dell’adiponectina e complessivo effetto antinfiammatorio, con riduzione dell’infiammazione di basso grado, oggi individuata come una delle concause di patologie croniche e invalidanti.

Il consumo moderato di alcol appare, a confronto con l’assenza di consumo, moderatamente protettivo nei confronti delle demenze e della demenza di Alzheimer. A proposito di queste patologie il prof. Massimo Musicco Neurologo – Ricercatore CNR, Istituto di Tecnologie Biomediche, Segrate (Mi) e Presidente SINDEM (Società Neurologica Italiana per lo Studio delle Demenze) ha evidenziato:

“Tra le ricerche considerate che vorrei citare c’è il Rotterdam Study, iniziato nel 1990 in Olanda e uno studio Italiano, pubblicato nel 2007 su Neurology da colleghi ricercatori di Bari (Solfrizzi V, D’Introno A, Colacicco AM, Capurso C, Del Parigi A, Baldassarre G, et al. Alcohol consumption, mild cognitive impairment, and progression to dementia. Neurology; 2007. p. 1790-9)”.
È nota, invece, la correlazione diretta tra forte consumo e atrofia e alterazioni della materia grigia e della materia bianca cerebrali.

In campo oncologico, l’effetto complessivo dell’assunzione moderata di alcol a dosi moderate sulla mortalità per tumori è modesta. Nello specifico è stata osservata un’assenza di correlazioni tra consumo moderato di alcol e rischio di tumore laringeo, colorettale e pancreatico. Esiste una correlazione negativa con il rischio di alcuni tumori, come il linfoma e una correlazione positiva tra consumo moderato e rischio di tumore del cavo orale, faringe e dell’esofago (tumore a cellule squamose) e aumento del rischio di tumore della mammella.

Come ha precisato il prof. Carlo La Vecchia, professore di Statistica medica ed Epidemiologia Dip. di Scienze cliniche e Salute-Università degli Studi di Milano: “Si può affermare che il rischio di sviluppare un tumore, per chi ha un consumo moderato di alcol, è modesto e limitato ad alcuni distretti specifici”.

“Se i principi del consumo moderato di alcol fossero seguiti da tutta la popolazione adulta”-ha proseguito il prof. La Vecchia- “in assenza di altri fattori di rischio (il fumo di tabacco in particolare), si potrebbero evitare tra l’85 e il 90% dei tumori alcol-correlati. I rischi residui (10-15%) sono relativi, come accennato, a distretti specifici a diretto contatto con l’alcol, ossia cavo orale, faringe ed esofago e mammella”.

Dall’altro lato l’eccessivo consumo di alcol aumenta il rischio di tumore in varie sedi ed è una delle cause più frequenti di ipertensione reversibile e fibrillazione atriale; incrementa il rischio di ictus, sia ischemico sia emorragico, ed è correlato a un terzo dei casi di cardiomiopatia dilatativa non-ischemica.

In linea con quanto mostrato finora, un recente lavoro (studio LIZ (LIquidi e Zuccheri)), condotto in collaborazione tra Nutrition Foundation of Italy (NFI) e Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) ha mostrato che i consumi di bevande alcoliche sono in calo.

Lo studio che ha coinvolto oltre 2000 assistiti sul territorio nazionale, ha mostrato che questa diminuzione è stata osservata in tutta l’area mediterranea e marcatamente in Italia, dove, in media le donne consumano 5 g di alcol al giorno e gli uomini circa 13 (cioè la metà di quanto viene definita internazionalmente assunzione moderata).

I moderati bevitori hanno anche uno stile di vita complessivamente più sano (studio Moli-sani), con un’alimentazione variata e ricca di frutta, verdura e cereali integrali. In questi soggetti l’alcol è consumato prevalentemente in contesti conviviali, come accompagnamento del cibo.

Anche lo studio del gruppo del prof. Carlo La Vecchia (2014) sul consumo di alcol in Europa ha confermato per l’Italia (e tutto il Sud Europa), un calo dei consumi generalizzato e consistente.
In conclusione, come ha evidenziato il dr. Faggiano: “L’apporto giornaliero di piccole o modeste quantità di alcol non è nocivo per la salute e può esercitare effetti favorevoli sul rischio di eventi cardiovascolari, e pertanto non deve essere proibito nei soggetti che già lo assumono. Al soggetto astemio non deve essere consigliata l’assunzione di alcol, come se fosse una terapia.

D’altra parte, quantità abbondanti di alcol sono nocive e determinano un chiaro incremento del rischio di malattie cardiovascolari, e non solo, nel tempo e devono essere sconsigliate con fermezza. Alla popolazione generale sana e ai soggetti già con malattie cardiovascolari deve essere raccomandata con convinzione e fermezza l’aderenza ad uno stile di vita sano, in particolare l’abolizione del fumo, una attività fisica moderata e costante, una alimentazione corretta (dieta mediterranea, riduzione dell’apporto di sale e dei grassi), il mantenimento di un peso corporeo normale, il controllo periodico di parametri importanti (come la pressione arteriosa, la glicemia e la colesterolemia), e l’assunzione regolare dei farmaci cardiovascolari, se prescritti dal medico.”

Emilia Vaccaro

Poli A. et al. Moderate alcohol use and health: A consensus document. Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases (2013) 23, 487e504
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23642930
La Vecchia C. et al. Trends in alcohol consumption in Europe and their impact on major alcohol-related cancers. Eur J Cancer Prev. 2014 Jul;23(4):319-22. doi: 10.1097/CEJ.0b013e32836562f1.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24045697
Bere moderato e salute cardiovascolare: entra in scena la birra
http://www.moli-sani.org/index.php?option=com_content&task=view&id=20598&Itemid=54
http://www.ordinemedici.crotone.it/files/grilletta.pdf