Alopecia areata, speranze per una terapia da due nuovi JAK inibitori di Pfizer

Due candidati sperimentali sviluppati da Pfizer, l'inibitore orale della Janus chinasi 3 (JAK3) PF-06651600 e l'inibitore inibitore della tirosina chinasi 2 (TYK2/JAK1) PF-06700841, hanno centrato gli obiettivi in uno studio di fase II a 24 settimane condotto in pazienti con alopecia areata. I risultati sono stati presentati al Congresso Europeo di Dermatologia e Venereologia (EADV) che si è appena concluso a Parigi.

Due candidati sperimentali sviluppati da Pfizer, l’inibitore orale della Janus chinasi 3 (JAK3) PF-06651600 e l'inibitore inibitore della tirosina chinasi 2 (TYK2/JAK1) PF-06700841, hanno centrato  gli obiettivi in uno studio di fase II a 24 settimane condotto in pazienti con alopecia areata. I risultati sono stati presentati al Congresso Europeo di Dermatologia e Venereologia (EADV) che si è appena concluso a Parigi.

I due farmaci hanno raggiunto l'endpoint primario di efficacia di miglioramento della ricrescita dei capelli sul cuoio capelluto rispetto al basale alla settimana 24 (rispettivamente 33,6 e 49,5 punti per JAK3 e TYK2/JAK1) misurati con il punteggio Severity of Alopecia Tool (SALT) (scala a 100 punti)

«Siamo soddisfatti di questi risultati ed entusiasti del potenziale di inibizione della chinasi come nuovo bersaglio terapeutico per i pazienti con alopecia areata (AA)» ha dichiarato Michael Vincent, CSO dell’area infiammazione e immunologia di Pfizer. «Questo studio contribuisce a migliorare la nostra comprensione di una malattia con significative esigenze non soddisfatte e a far progredire la scienza dell'inibizione della chinasi».

Sulla base dei dati e dei profili clinici dei candidati, l'inibitore JAK3, che ha recentemente ottenuto la designazione Breakthrough Therapy dalla Fda per l'alopecia areata, avanzerà alla successiva fase di sviluppo nella patologia e continuerà a essere valutato per l'artrite reumatoide, morbo di Crohn e colite ulcerosa. La sperimentazione dell’inibitore TYK2/JAK1 si concentrerà invece su psoriasi, morbo di Crohn e colite ulcerosa.

L’alopecia areata
Si tratta di una malattia autoimmunitaria, caratterizzata da perdita di capelli e peli, spesso a chiazze, sul cuoio capelluto, sul viso o sul corpo. I sintomi si manifestano quando le cellule immunitarie attaccano i follicoli piliferi sani, causando la caduta dei capelli, spesso partendo da chiazze rotonde e lisce. L'età media di esordio è compresa tra 25 e 35 anni, ma può anche avere un impatto su bambini e adolescenti, senza differenze tra sessi ed etnie. Più della metà dei pazienti con AA sperimenta una scarsa qualità di vita e può avere gravi conseguenze psicologiche, inclusi alti livelli di depressione e ansia.

Informazioni sullo studio
Questo trial di fase IIa, randomizzato, in doppio cieco, multicentrico, ha valutato efficacia, sicurezza e tollerabilità di PF-06651600 e PF-06700841 rispetto al placebo in pazienti con AA moderata-severa. I soggetti sono stati randomizzati 1: 1: 1 a ricevere: PF-06651600 (200 mg una volta al giorno [QD] per 4 settimane, seguito da 50 mg QD per 20 settimane) o PF-06700841 (60 mg QD per 4 settimane, seguito da 30 mg QD per 20 settimane) o placebo.

Lo studio ha rilevato che la media aggiustata per il placebo (IC al 95%) nella variazione del punteggio SALT rispetto al basale alla settimana 24 era di 33.6 punti (21,4, 45,7), (p<0,0001) per PF-06651600 e 49,5 punti (37,1, 61,8), (p<0,0001) per PF-06700841, con una differenza statisticamente significativa rispetto al placebo che si verifica già nella settimana 6 e nella settimana 4, rispettivamente.

Oltre all’endpoint primario di efficacia, i candidati hanno anche raggiunto tutti gli endpoint secondari. Le percentuali di eventi avversi sono risultate comparabili tra i tre gruppi di trattamento, con infezioni gastrointestinali e cutanee tra i più frequenti, senza riattivazione di herpes zoster.

«Le persone che vivono con l'alopecia areata affrontano un percorso difficile, dato che attualmente non ci sono trattamenti approvati», ha detto il ricercatore dello studio Rodney Sinclair. «I risultati osservati con questi inibitori JAK sono molto incoraggianti per me in qualità di medico, perché rappresentano una nuova potenziale opportunità per pensare a un trattamento dell'alopecia, che può portare speranza ai pazienti con questa condizione così dolorosa».