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Assistenza ottimale al paziente, servono eccellenza e percorsi di cura condivisi. Il progetto dei Fatebenefratelli

Costruire dei percorsi assistenziali che saranno condivisi all'interno delle varie strutture sanitarie abbandonando l'autoreferenzialità in sanità. È questo il principale obiettivo del progetto "I Percorsi assistenziali modificano gli esiti" coinvolgente gli Ospedali Fatebenefratelli della Provincia Romana ed Isola Tiberina e che culminerà nei mesi di aprile e maggio con una serie di interessanti incontri online tra specialisti in cui verranno discussi i percorsi identificati per 9 aree terapeutiche. 

Costruire dei percorsi assistenziali che saranno condivisi all’interno delle varie strutture sanitarie abbandonando l’autoreferenzialità in sanità. È questo il principale obiettivo del progetto "I Percorsi assistenziali modificano gli esiti" coinvolgente gli Ospedali Fatebenefratelli della Provincia Romana ed Isola Tiberina e che culminerà nei mesi di aprile e maggio con una serie di interessanti incontri online tra specialisti in cui verranno discussi i percorsi identificati per 9 aree terapeutiche.

Per raggiungere l’obiettivo del progetto, sono stati istituiti dei veri e propri gruppi di lavoro trasversali tra i vari ospedali in cui gli specialisti si stanno già confrontando e stilando delle linee di indirizzo che verranno poi proposte a tutti gli specialisti afferenti agli ospedali Fatebenefratelli provincia romana ed Isola Tiberina per avere tutti una stessa modalità di azione puntando sempre all’eccellenza ma in maniera uniforme e non individualizzata per il bene del paziente.

D’altra parte, la mission degli ospedali afferenti ai Fatebenefratelli è sempre stata l’aiutare il prossimo, coniugando cure mediche al rispetto della persona. Dal 1572, anno della fondazione, da parte di San Giovanni di Dio, l’assistenza ai malati e ai bisognosi segue il suo stile di accoglienza universale con il motto: “Facciamo bene il Bene che possiamo fare”.

La fondazione è presente in tutto il mondo e precisamente in 52 nazioni, con 47 opere apostoliche, 45mila collaboratori e ben 8mila volontari.

In Italia i Fatebenefratelli sono divisi territorialmente in due aree: centro-Nord e centro-sud, in due province quindi la provincia lombardo-veneta e la provincia romana; vi è poi un ospedale aggiuntivo che è quello dell’Isola Tiberina. In Italia questi ospedali sono poli di massima eccellenza nei dipartimenti materno-infantile, nella protesica ortopedica, inoltre cumulativamente fanno il maggior numero di interventi di chirurgia bariatrica di tutto lo stivale.

La provincia romana conta 5 ospedali tra centro e sud Italia.
“L’obiettivo di questo progetto, che nasce dai Fatebenefratelli della provincia romana che ha sede a Roma, è di uniformare le attività sanitarie svolte nei vari ospedali. È necessario abbandonare l’autoreferenzialità in sanità e seguire le linee guida che non sono un obiettivo delle aziende sanitarie ma sono un obiettivo di grosse associazioni scientifiche, di gruppi di lavoro nazionali ed internazionali, di opinion leader che esaminano con metodologia scientifica ben precisa quello che bisogna fare” spiega il dott. Fabio Cartabellotta, Direttore Dipartimento di Medicina dell’Ospedale Buccheri la Ferla FBF.

“Un’azienda come la nostra che mira alla qualità e che ha sempre puntato su questo aspetto adesso deve fare un passo avanti misurando anche gli esiti. Siamo già partiti con questa mentalità uniformando l’archiviazione dei dati attraverso la cartella sanitaria elettronica. Questo aspetto è molto importante perché per non essere autoreferenziali bisogna misurare quello che si fa. Esistono già delle strutture e procedure che possono dare qualità, bisogna organizzare dei percorsi assistenziali che rispecchino il comportamento dei clinici rispetto alle linee guida” aggiunge Cartabellotta.

Il progetto punta dunque a costruire dei percorsi che saranno uguali all’interno delle varie strutture sanitarie anche se potranno leggermente essere modificati in ogni azienda.

È importantissimo rispettare i patti; ci incontriamo numerose volte, condividiamo dei programmi ma spesso non rispettiamo quanto stabilito. Ad esempio, se decidiamo che chi ha una frattura di femore deve essere operato entro due giorni, che è uno standard di riferimento legato a minore morbilità e moralità nell’anziano, questo può avvenire solo nel caso in cui l’anestesista si attiva immediatamente già all’arrivo del paziente in pronto soccorso cercando di capire quali specialisti (cardiologo, ortopedico, ematologo etc) è il caso di coinvolgere. Questo sistema di esperti coinvolti deve attivarsi nell’immediato ed in un percorso preordinato che è anche scritto ma che spesso non viene rispettato” evidenzia dott. Giovanni Roberti, Direttore sanitario aziendale degli Ospedali Fatebenefratelli della Provincia Romana.

I webinar saranno il culmine della diffusione del lavoro che è partito sei mesi fa con la scelta delle aree terapeutiche e la suddivisione dei gruppi e proseguito con il lavoro in piccoli team ognuno su un’area terapeutica considerata per costruire dei modelli di comportamento per determinare con precisione cosa viene fatto, da chi e in che tempi eliminando la autoreferenzialità.

Come tutte le aziende private anche i Fatebenefratelli guardano all’efficienza ma questo progetto punterà anche ad altri criteri di qualità quantificabili quali la sicurezza, l’appropriatezza di utilizzo rispetto alle linee guida, l’equità di accesso alla struttura e, di grande importanza, il coinvolgimento degli utenti.
A questi ultimi spesso vengono date poche spiegazioni sull’iter sanitario e all’interno dei percorsi assistenziali in cui sono inseriti.

“Dire quanto un paziente può rimanere in ospedale non è un problema soltanto di efficienza ma anche di risposta alla centralità del malato perché un malato che esce dalla comunità, dalla propria famiglia, dal proprio lavoro per stare in ospedale ci deve stare il tempo necessario” spiega Roberti.

La serie di webinar comincerà con una presentazione di apertura a cura del dr. Dario Manfellotto, Primario della UOC di Medicina Interna e direttore del Dipartimento della Discipline Mediche dell’Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma e presidente FADOI, che dichiara: “E’ importante avere un metodo clinico condiviso tra gli ospedali conciliando un approccio umano al malato. I Fatebenefratelli hanno sempre lavorato sull’umanizzazione della medicina ma con una modernità di approccio e una tecnicità che non dimentica l’uomo malato ispirandosi sempre al monito “Carità antica ma mezzi modernissimi”.

Sono state scelte 9 aree diagnostico-terapeutiche ritenute importantissime oggi sia per l’epidemiologia, sia per cambiamenti continui, sia per le emergenze: diabete, stewardship antibiotica, scompenso cardiaco e tromboembolismo, anemia, insufficienza respiratoria, oncologia, complicanze della cirrosi, epatite C, PICC (catetere venoso centrale ad inserimento periferico).

“Ad esempio, la sepsi, le infezioni, l’antibiotico-resistenza rappresentano un’emergenza; quindi uno dei tavoli di discussione sta già lavorano per dare delle indicazioni precise su indicatori di sepsi, su quali farmaci usare oggi rispetto alle resistenze” aggiunge Cartabellotta.

Pensando al paziente come punto nevralgico, nei webinar verranno discussi anche gli avanzamenti in ambito di trattamento terapeutico, Ad esempio, il diabete mellito che ha ormai le caratteristiche di una pandemia mondiale e che è spesso accompagnato da complicanze, soprattutto cardiovascolari, oggi può essere gestito in una maniera profondamente diversa dal passato.

Come sottolinea il dott. Andrea Fontanella, Presidente Fondazione FADOI Direttore Dipartimento Medicina Ospedale del Buon Consiglio – Fatebenefratell: “Negli ultimi anni, la disponibilità di nuovi farmaci, non solo efficaci ma anche sicuri, ha profondamente cambiato l'approccio terapeutico alla malattia. Il più significativo passo avanti è costituito dal tentativo di fenotipizzare il paziente, in base alle sue caratteristiche e comorbilità, e scegliere quindi la terapia che più si adatta al caso”.

“A un ulteriore sviluppo di questa strategia hanno contribuito i risultati di alcuni studi sulle nuove categorie di farmaci oggi disponibili (GLP1-RA, SGLT-2i, inibitori DPP-IV), che per alcune di esse hanno documentato l'efficacia nel ridurre il rischio cardiovascolare, l’ospedalizzazione per scompenso cardiaco e il danno renale nel diabete di tipo 2. Anche le società scientifiche hanno modificato i paradigmi del trattamento dell'iperglicemia nel paziente diabetico di tipo 2; è n stato introdotto il concetto dell’opportunità di privilegiare, nella scelta terapeutica per il paziente, quelle classi di farmaci che abbiano dimostrato un particolare effetto nella specifica condizione che caratterizza il paziente diabetico (esempio una storia di precedente evento cardiovascolare, o la presenza di scompenso cardiaco, o di obesità).

In tale senso proprio l'ambito della Medicina Interna è contraddistinto in gran parte da pazienti diabetici che presentano concomitanti condizioni anamnestiche o in atto per le quali sono disponibili evidenze e linee guida che indicano l'opportunità di indirizzare il trattamento verso una o l'altra categoria di farmaci antidiabetici” aggiunge Fontanella.

Sempre sull’importanza di percorsi assistenziali condivisi per il paziente diabetico la dr.ssa Ada Manfettone precisa: “Due terzi dei pazienti ricoverati in UTIC (Unità di Terapia Intensiva Cardiologica) presentano disturbi del metabolismo dei carboidrati e/o sono diabetici o hanno molte probabilità di diventarlo. Tale condizione, quindi, dovrebbe richiedere particolare attenzione da parte dei   sanitari che hanno in cura questi pazienti; spesso, però, ciò non accade e si tende a dare maggiore importanza alla patologia cardiaca che ha causato il ricovero, dimenticando-invece- il ruolo determinante che svolge l’iperglicemia nella patogenesi ma anche nella prognosi delle sindromi acute cardiologiche”.

Tutto il materiale che verrà prodotto sarà divulgato ai professionisti delle strutture anche attraverso i siti intranet ed internet e verrà creata una app dedicata con cui i professionisti potranno vedere i risultati dei gruppi di lavoro.

Le linee di indirizzo che verranno fuori da questi tavoli saranno di grande applicazione pratica. Come precisa il dr Filippo Sarullo, direttore U.O. di Riabilitazione Cardiovascolare, Ospedale Buccheri La Ferla Fatebenefratelli Palermo parlando del percorso dei pazienti con cardiopatia ischemica o scompenso cardiaco: “In questi pazienti va accuratamente valutato lo stato anemico. Un’anemia ferropriva ha valenza sia prognostica che diagnostica nei soggetti con cardiopatia ischemica o con scompenso cardiaco.

Un soggetto con anemia ferro carenziale va trattato perché questa carenza incide anche sulla prognosi e sulla qualità di vita di questi soggetti. Identificato il target dei pazienti, meno di 12 gr di emoglobina e meno del 15% di saturazione di transferrina, questi dovranno cominciare l’infusione di ferro per via endovenosa soprattutto nella forma del carbossimaltosio ferrico che ha dimostrato una valenza positiva, come raccomandato anche dalle linee guida della Società Europea di Cardiologia. I vantaggi derivanti da questo trattamento sono enormi sia nella fase acuta che nel mantenimento.”

I percorsi saranno dunque definiti, scritti e firmati dai professionisti che sono stati scelti per la loro alta specializzazione nello specifico ambito.

"Si impone, dunque un modello organizzativo nuovo, trasversale alle varie discipline internistiche, in cui la logica che muove l'intero processo è la multidisciplinarietà. Il paziente oncologico, ad esempio, nella maggior parte dei casi si caratterizza per un notevole grado di complessità. Infatti, con l'incremento della vita media, la popolazione dei malati oncologici anziani, con pluri-patologie, poli-pharmacy sta diventando prevalente nelle unità operative di oncologia. La risposta a tale esigenza è la creazione di percorsi condivisi tra specialisti che insistono sulla patologia oncologica (cardiologi, epatologi, endocrinologi, pneumologi), governati certamente dalla figura di "direttore d'orchestra" dell'oncologo.

E tale sinergia, deve innestarsi fin dalle fasi iniziali del percorso del paziente, dove innanzitutto bisogna, ad esempio, capire in equipe se l'investimento diagnostico, talvolta estremamente costoso per la qualità di vita del paziente (e per le casse della Sanità) sia un inutile esercizio accademico o se, al contrario, esso sia in modo appropriato commisurato al suo quoad vitam e ad una successiva strategia terapeutica possibile. Insomma, una vera e propria rivoluzione copernicana culturale in ambito oncologico medico, dove spesso in passato ha prevalso la autoreferenzialità ed il personalismo" puntualizza il dott. Nicolò Borsellino, Direttore UOC di Oncologia Medica Ospedale Buccheri La Ferla FBF di Palermo e responsabile scientifico del progetto insieme a Cartabellotta.

In conclusione, come dichiara Roberti: “C’è bisogno di condivisione massima dei percorsi validati da adottare e che nessuno abbia una leadership emergente tra pari quindi l’elemento focale è che deve essere deciso e rispettato un patto di fronte a un percorso tra persone che hanno valutato tutti gli aspetti di quel paziente, dal clinico all’organizzativo”.