Più della metà (56%) dei pazienti oncologici in cura con terapia endovenosa preferirebbe assumere lo stesso farmaco per bocca. Il motivo? Per la comodità (16,3%), per la maggiore indipendenza e praticità (13,5%), per gli aspetti legati alla domiciliarità (7,4%) e, quindi, alla minor presenza in ospedale (4,9%). È quanto emerge dal primo sondaggio sulle terapie orali condotto dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) su 580 pazienti, presentato al congresso nazionale della Società scientifica in corso a Roma fino a domani.

"Siamo di fronte a uno dei nodi cruciali della nostra specialità - spiega il prof. Carmelo Iacono, presidente AIOM -. Questi trattamenti oggi rappresentano oltre il 15% del totale di quelli oncologici realizzati in day hospital o ambulatorio e aumenteranno sempre più. Il questionario, uno dei più ampi mai realizzati al mondo fra i pazienti, ci ha permesso di scattare una ‘fotografia' del loro punto di vista. Abbiamo promosso anche un analogo sondaggio dedicato agli oncologi a cui hanno risposto 500 specialisti. Il 94% ha dichiarato di aver incrementato la prescrizione di farmaci a formulazione orale negli ultimi due anni".

"Non dobbiamo però dimenticare il rischio rappresentato da una scarsa aderenza al trattamento da parte del paziente - sottolinea il prof. Marco Venturini, presiedente eletto AIOM -, con una conseguente ridotta efficacia o maggiore tossicità dovuta all'assunzione in dosi sbagliate. Per questo, a partire dallo scorso luglio, abbiamo creato un working group autonomo di infermieri, che consideriamo figure professionali fondamentali nella gestione del paziente. Devono essere un punto di riferimento costante per il malato, informandolo sulle modalità di assunzione e sulle potenziali tossicità".

Questa misura si rende necessaria per prevenire alcune possibili complicanze che gli oncologi temono: insufficiente compliance (per il 33% degli esperti), gestione della dose e della tossicità (26%) e interazione con altri farmaci (21%) rappresentano gli ostacoli maggiori. Spesso infatti si tratta di malati che assumono anche ulteriori medicinali: più della metà (52%) afferma di assumerne fino a 3 al giorno.