Coronavirus, quali sono i farmaci in sviluppo in tutto il mondo?

COVID-19

La Cina ha pił di 80 studi clinici in corso o che stanno per iniziare su potenziali trattamenti per l'infezione da COVID-19, il coronavirus che finora in Italia ha infettato 400 persone e causato 12 decessi e a livello globale interessa 33 Paesi per un totale di pił di 81mila persone infette (dato al 27 febbraio 2020), la maggior parte in Cina dove il numero dei contagi inizia a scendere. Quali sono le molecole pił promettenti? Quando avremo i primi dati? Vi raccontiamo le pił importanti evidenze scientifiche ad oggi note.

La Cina ha più di 80 studi clinici in corso o che stanno per iniziare su potenziali trattamenti per l’infezione da COVID-19, il coronavirus che finora in Italia ha infettato 400 persone e causato 12 decessi e a livello globale interessa 33 Paesi per un totale di più di 81mila persone infette (dato al 27 febbraio 2020), la maggior parte in Cina dove il numero dei contagi inizia a scendere.

Quali sono le molecole più promettenti? Quando avremo i primi dati? Vi raccontiamo le più importanti evidenze scientifiche ad oggi note.

I nuovi farmaci sono elencati accanto alle terapie tradizionali millenarie in un registro pubblico degli studi clinici in Cina, che cresce ogni giorno. Non esiste una cura nota e i medici sono ansiosi di aiutare le persone con la malattia, ma gli scienziati avvertono che solo i trial condotti attentamente determineranno quali misure realmente funzionano.

Gli studi ad oggi condotti in Cina hanno arruolato fino a 600 persone ciascuno. Ovviamente come ha precisato Soumya Swaminathan, Chief Scientist presso l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e da poco Vice Direttore Generale dei Programmi dell'OMS: “questi studi devono essere progettati con standard rigorosi per i parametri di studio, come gruppi di controllo, randomizzazione e misure dei risultati clinici, altrimenti gli sforzi saranno vani”.

Il protocollo di sperimentazione clinica dell'OMS è progettato per essere flessibile e consentire ai ricercatori di tutto il mondo di mettere insieme i loro risultati nel tempo. Confronterà due o tre terapie supportate da prove scientifiche, tra cui una combinazione di farmaco anti-HIV (lopinavir e ritonavir) e un antivirale sperimentale chiamato remdesivir.

La Cina ha già iniziato le prove sui farmaci da includere nel piano generale dell'OMS. Il Chinese Clinical Trial Registry, un database di studi biomedici cinese, elenca questi trial tra dozzine di altri studi controllati su terapie esistenti, procedure sperimentali e medicine tradizionali. Questi trattamenti hanno diverse quantità di prove a sostegno della loro efficacia.

Quali i farmaci più promettenti?
Remdesivir, un analogo nucleotidico prodotto da Gilead Sciences ha avuto un certo successo anche contro i coronavirus negli animali. A gennaio, i ricercatori hanno riferito che una persona negli Stati Uniti era sopravvissuta a un'infezione da COVID-19 dopo essere stata trattata con remdesivir.

L’OMS ha dichiarato, attraverso il capo missione in Cina dell'Organizzazione mondiale della sanità, Bruce Aylward che il remdesivir potrebbe essere la soluzione migliore per il trattamento del coronavirus. Il medicinale, originariamente, era stato sviluppato per combattere il virus Ebola.

E’ partito in questi giorni anche il primo studio americano su remdesivir, il cui primo partecipante è un americano che è stato rimpatriato dopo essere stato messo in quarantena sulla nave da crociera Diamond Princess che ha attraccato a Yokahama, in Giappone, e si è offerto volontario per partecipare allo studio.

Durante la prima settimana di febbraio, la Cina ha lanciato due studi controllati con placebo su remdesivir, in programma per includere 760 persone con COVID-19. Gli studi dovrebbero essere completati entro la fine di aprile e remdesivir potrebbe essere approvato dalle autorità cinesi già a maggio.
Remdesivir è stato anche utilizzato nei tre pazienti curati all’Ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma e che risultano ad oggi guariti e che è stato fornito dall’azienda produttrice secondo la procedura di “uso compassionevole”.

I due farmaci per l'HIV di AbbVie (lopinavir e ritonavir) bloccano gli enzimi che servono al virus per la replicazione. Negli studi sugli animali, questa combinazione ha ridotto i livelli di coronavirus che causano la sindrome respiratoria acuta grave (SARS) e la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS). La società biotecnologica ha dichiarato di aver ottenuto risultati promettenti per il trattamento utilizzando questa combinazione di farmaci per l'HIV.

La Cina ha, inoltre, avviato alcuni studi per valutare la clorochina, un farmaco per la malaria che è riuscita a sopprimere il nuovo coronavirus in coltura cellulare.

I ricercatori stanno anche studiando se gli steroidi riducono l'infiammazione nelle persone con infezione grave da COVID-19 o causano danni.
I giganti farmaceutici Johnson & Johnson (JNJ) e GlaxoSmithKline (GSK) stanno lavorando ai vaccini.

Altro possibile candidato è oseltamivir, prodotto dal colosso farmaceutico svizzero Roche e dal giapponese Chugai Pharmaceutical Co.
Anche le più piccole compagnie farmaceutiche Moderna, Inovio Pharmaceuticals e Novavax stanno lavorando ai trattamenti.

Ma le novità non finiscono qui, una coalizione di ricercatori europei afferma che i farmaci già approvati, potrebbero essere la chiave per il trattamento del nuovo virus e hanno eseguito un’analisi dettagliata su 120 farmaci già valutati per altre problematiche.

"Il riutilizzo dei farmaci è una strategia per generare valore aggiuntivo da un farmaco esistente prendendo di mira malattie diverse da quella per cui era originariamente previsto", ha affermato Denis Kainov, autore senior del documento e professore associato presso l'Università norvegese di scienza e tecnologia (NTNU). "Ad esempio, teicoplanina, oritavancina, dalbavancina e monensina sono antibiotici approvati che hanno dimostrato di inibire il coronavirus e altri virus in laboratorio."

Kainov e i suoi co-autori affermano che questi e altri farmaci antivirali ad ampio spettro "sicuri nell'uomo" sono già buoni candidati per il trattamento della malattia, dato che al momento non ci sono trattamenti per il nuovo coronavirus.
Il vantaggio di riproporre un farmaco è che tutti i dettagli che circondano il suo sviluppo sono già noti, dalle fasi di sintesi chimica e dai processi di produzione alle informazioni relative alle diverse fasi dei test clinici.

"Pertanto, il riposizionamento di farmaci lanciati o addirittura falliti a malattie virali offre opportunità di traslazione uniche, tra cui una probabilità sostanzialmente maggiore di successo sul mercato rispetto allo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini specifici per virus e un costo e una tempistica significativamente ridotti per la disponibilità clinica” hanno sottolineato i ricercatori.

I ricercatori hanno esaminato le informazioni sulla scoperta e lo sviluppo di agenti antivirali ad ampio spettro (BSAA), che sono farmaci che prendono di mira virus da due o più famiglie virali diverse. Hanno riassunto ciò che hanno trovato per 120 farmaci che avevano già dimostrato di essere sicuri per l'uso umano e hanno creato un database, che è liberamente accessibile.

Cinquanta BSAA possiedono non solo attività antivirale ma anche antibatterica. Inoltre, 13 dei 50 agenti sono approvati come antibiotici (2 ritirati). Questi agenti con doppia attività potrebbero essere utilizzati per il trattamento delle coinfezioni virali e batteriche o per la protezione dei pazienti dalle infezioni secondarie.

Inoltre, i BSAA hanno mostrato attività contro un'ampia gamma di altri importanti agenti patogeni umani, tra cui funghi, protozoi e parassiti.

Dei 120 farmaci presi in considerazione, 31 sono stati trovati dai ricercatori come possibili candidati per la profilassi e il trattamento delle infezioni COVID-19. I ricercatori hanno anche precisato che recentemente sono iniziate le valutazioni cliniche su cinque possibili candidati farmacologici per il trattamento del virus COVID-19.

Nel lavoro gli stessi ricercatori evidenziano che in futuro, i BSAA avranno un impatto globale riducendo la morbilità e la mortalità per malattie virali e di altro tipo, massimizzando il numero di anni di vita in buona salute, migliorando la qualità della vita dei pazienti infetti e diminuendo i costi dell'assistenza ai pazienti.

Altri studi "alternativi"
Un trial, controllato e su 300 persone, valuterà il siero di sopravvissuti a COVID-19.
La strategia bare-bone, basata sull'idea che gli anticorpi che una persona sviluppa costantemente per combattere un virus può aiutare rapidamente qualcuno appena infettato a combatterlo, ha avuto un successo modesto se usato per trattare altri virus negli ultimi decenni.

Due studi sulle cellule staminali sono anche elencati nel registro cinese. In uno, un team del First Affiliated Hospital dell'Università di Zhejiang infonderà 28 persone con cellule staminali derivate dal sangue mestruale e confronterà i risultati con quelli di persone che non hanno ricevuto le infusioni. Finora, ci sono prove minime che indicano che le cellule staminali eliminano le infezioni da coronavirus.

Insomma, in pentola bollono tante idee e molte non sono solo tali ma stanno producendo ottimi risultati. La speranza è di avere presto sia un trattamento efficace che una prevenzione vaccinale adeguata. Farà bene alla salute del pianeta ma anche alla sua economia.

Guangdi Li & Erik De Clercq. Therapeutic options for the 2019 novel coronavirus (2019-nCoV).
leggi

Wang FS1, Zhang C2. What to do next to control the 2019-nCoV epidemic? Lancet. 2020 Feb 8;395(10222):391-393. doi: 10.1016/S0140-6736(20)30300-7.
leggi

Andersen, P.I. et al Discovery and Development of Safe-in-Man Broad-Spectrum Antiviral Agents. International Journal of Infectious Diseases. DOI:https://doi.org/10.1016/j.ijid.2020.02.018
leggi