Se una volta a trent'anni si era pronti a 'spaccare il mondo', ed erano i nonni quelli alle prese con malattie, ospedali e farmaci, ora la situazione sta cambiando, e sempre più spesso anche a 30-40 anni si deve fare i conti con patologie croniche che costringono a curarsi per tutta la vita.

La colpa, spiegano i medici internisti riuniti per il 114° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI), a Roma dal 26 al 28 ottobre, è soprattutto della crisi economica, che non consente agli italiani uno stile di vita adeguato, fatto di alimentazione sana, movimento, prevenzione attraverso check-up regolari, e li espone così a una probabilità due volte e mezzo più alta di sviluppare malattie croniche come diabete  ipertensione, bronchiti che vanno ad aggiungersi a quelle autoimmuni come le sindromi metaboliche, le patologie reumatologiche, epatologiche e intestinali sempre più diffuse. Così, sempre più spesso e sempre prima gli italiani devono fare i conti con due o più patologie croniche: la pressione alta e un po' d'anemia, la glicemia fuori dai limiti e qualche aritmia cardiaca, un'artrosi fastidiosa insieme alla bronchite cronica per colpa delle sigarette.

Succede a dodici milioni di connazionali: la maggioranza ha più di 55 anni e il problema diventa un'"epidemia" fra gli over 75 dove in 7 su 10, pari a poco meno di 4,5 milioni, hanno almeno due patologie da combattere. Ma la vera emergenza oggi riguarda i "giovani": fra 25 e 44 anni ben 1,9 milioni  hanno due o più malattie croniche, fra 45 e 55 anni sono oltre 3 milioni, con un incremento di circa il 10% rispetto a 5 anni fa. Le multi-morbilità negli under 55 sono in crescita, come denunciano i medici internisti, e soprattutto possono comportare un carico di "effetti collaterali" non da poco: ben prima di essere anziani, nella fascia d'età fra i 25 e i 55 anni, gli italiani oggi assumono in media 4-5 farmaci a testa e uno su cinque è esposto al rischio di terapie inappropriate a causa delle cure multiple per le proprie malattie.

"Nei giovani adulti stili di vita inadeguati, fatti di diete poco equilibrate e sane, di sedentarietà e cattive abitudini come il fumo o l'alcol, contribuiscono a provocare un sempre maggior numero di casi di patologie metaboliche, cardiovascolari, respiratorie che vanno dall'ipertensione al diabete, alla bronchite cronica  – spiega Gino Roberto Corazza, presidente SIMI – La crisi economica oggi rende più fragile  la popolazione anche nelle fasce più giovani, perché compromette la possibilità di compiere scelte di salute: per molti è diventato difficile, oltre che acquistare cibi sani o permettersi un abbonamento in palestra, perfino  prendere l'auto  per andare a correre al parco o fare analisi di routine. Lo stress che ne deriva è una minaccia per il sistema immunitario, che si indebolisce  stimolando la risposta  contro agenti innocui e facilitando perciò la comparsa di   malattie autoimmuni, se la risposta è diretta contro proteine del proprio organismo come nel caso della celiachia o della malattia di Crohn che spesso si accompagnano ad altre malattie autoimmuni oculari, reumatologiche endocrine e pneumologiche.

L'aumento di alterazioni del sistema immunitario sta quindi contribuendo a far sviluppare fin da giovani malattie croniche a cui poi si associano altri disturbi: il risultato è che oggi ci troviamo sempre più spesso di fronte a una nuova" specie" di pazienti complessi con multi-morbilità, un insieme di malattie che minacciano lo stato di salute complessivo e non si possono affrontare applicando le linee guida per ogni singola patologia, pena il rischio di sottoporre i pazienti fin da giovani a politerapie con tutti i rischi che ne derivano- spiega ancora Corazza.

"Oggi gli under 55 prendono in media 4 o 5 farmaci al giorno e un paziente su cinque è esposto al rischio di trattamenti inappropriati per la mancanza di una "guida" che individui una patologia principale e adotti un piano terapeutico efficace- commenta Alessandro Nobili, responsabile del Laboratorio di valutazione della qualità delle cure  dell'Istituto Mario Negri di Milano-  Occorre un approccio onnicomprensivo in cui individuare le priorità, cucendo la terapia addosso al singolo caso dopo aver riconosciuto quale sia la malattia principale da affrontare e rivalutando il paziente una volta all'anno, per decidere se e quali trattamenti siano da proseguire o interrompere. Il rischio, non facendolo, è sottoporre persone giovani ad anni e anni di politerapie, che alla lunga possono provocare effetti collaterali di non poco conto" conclude Nobili.

Per individuare i percorsi di terapia più idonei è necessario rivolgersi agli oltre 11.000 "Dottor House" italiani, i medici internisti: medici della complessità per definizione, che si prendono cura della persona nella sua globalità e sono capaci di giungere a una diagnosi, anche la più complessa, grazie alla padronanza di conoscenze che spaziano in quasi tutte le discipline mediche. Nel nostro Paese gestiscono oltre 39000 posti letto e più di 1.200.000 ricoveri l'anno ma, soprattutto, sanno identificare le patologie "dominanti" e prescrivere i trattamenti più adeguati tenendo conto delle caratteristiche del singolo caso.

"Questo ovviamente non significa che il soggetto con diabete possa fare a meno del diabetologo o il paziente con scompenso cardiaco non debba avere un cardiologo di riferimento – osserva Corazza – L'internista tuttavia può "tenere le fila" della vicenda di salute del paziente complesso, con due o più patologie croniche, per gestirlo nella sua interezza in modo da minimizzare i rischi e ottimizzare davvero tutte le diverse terapie. Anche tenendo conto di una varietà di aspetti che, spesso, esulano dal semplice piano sanitario e stanno diventando sempre più pressanti oggi, in tempi di crisi economica: le difficoltà finanziarie sono aspetti solo apparentemente secondari, perché hanno invece un peso determinante sulla comparsa e il peggioramento delle malattie croniche e autoimmuni e sulla possibilità di seguire le cure in modo adeguato".