Equivalenti e biosimilari: nasce EquiBios per formare i futuri medici e farmacisti della Sicilia

Tutti e tre gli Atenei della Regione Sicilia - ovvero le Università di Catania, Messina e Palermo - hanno scelto di aderire al progetto EquiBios, promosso dalla Società Italiana di Farmacologia (SIF), che punta a fornire conoscenze aggiornate in tema di farmaci equivalenti e biosimilari ai futuri professionisti della salute.

Tutti e tre gli Atenei della Regione Sicilia – ovvero le Università di Catania, Messina e Palermo – hanno scelto di aderire al progetto EquiBios, promosso dalla Società Italiana di Farmacologia (SIF), che punta a fornire conoscenze aggiornate in tema di farmaci equivalenti e biosimilari ai futuri professionisti della salute.

Il progetto, che ha come capofila l’Università degli studi di Firenze, è stato presentato in Sicilia dal Presidente della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Prof. Alessandro Mugelli, nel corso di due incontri scientifici che si sono tenuti a Palermo il 3 maggio 2018 nell’ambito di una tavola rotonda dedicata alla “Governance di Sistema e Sostenibilità”, e a Roccalumera (Messina) il 10-11 Maggio 2018 durante una riunione congiunta dei farmacologi appartenenti alle tre sedi universitarie siciliane: a coordinare l’iniziativa sarà il Prof. Francesco Squadrito dell’Università degli Studi di Messina.

Dal 2002 a oggi sono stati autorizzati all’entrata in commercio quasi 9mila farmaci equivalenti con una riduzione media del prezzo rispetto al farmaco originatore di oltre il 50%. Inoltre, dal 2006 a oggi, sono entrati in commercio in Italia, dopo il via libera dell’Ema, 18 prodotti biosimilari che hanno ampliato tra il 30 e il 50% la platea dei pazienti che hanno avuto accesso a terapie biologiche per patologie croniche e gravi. In 15 anni senza equivalenti e biosimilari il costo dei farmaci avrebbe avuto un incremento di alcuni miliardi di euro.

Senza il contributo di questi prodotti il Ssn avrebbe dovuto sostenere maggiori oneri che si sarebbero ripercossi anche sull’accesso alle cure. Al contrario, il settore dei medicinali equivalenti e biosimilari ha contribuito alla sostenibilità della spesa farmaceutica e ha permesso l’adozione progressiva dell’innovazione, offrendo un vero universalismo sanitario e un accesso concreto alle nuove terapie.
Da questa considerazione deriva il valore etico ancor prima che economico del «bene farmaco»: equivalenti e biosimilari contribuiscono al processo di razionalizzazione della spesa pubblica e alla crescita economica del Paese. È questa una strategia fondamentale per garantire la sopravvivenza della sanità pubblica e favorire il processo di disinvestimento (da servizi e prestazione dal basso value) e la riallocazione delle risorse recuperate in servizi essenziali e innovazione ad elevato value.

Purtroppo, però, ancora oggi in particolare i farmaci equivalenti vengono spesso percepiti da medici, farmacisti e pazienti come un prodotto disponibile sul mercato esclusivamente per esigenze di risparmio economico, ma inferiore ai farmaci di marca per qualità, efficacia e sicurezza. Si rende pertanto necessario compiere uno sforzo ulteriore, promuovendo un’adeguata conoscenza di questi prodotti attraverso percorsi formativi che arricchiscano profondamente il bagaglio di conoscenze dei futuri medici e operatori sanitari.

Per perseguire questo obiettivo, la Società Italiana di Farmacologia (SIF) ha promosso il progetto EquiBios che, utilizzando una strategia didattica di e-learning e le già esistenti piattaforme informatiche nelle sedi universitarie, ha l’obiettivo di migliorare «il saper fare» e il «saper essere» degli studenti di area biomedica e in particolare del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia rispetto a questi specifici temi.

«Non possiamo che apprezzare l’iniziativa della SIF che ha il pregio di coniugare fattivamente la formazione dei ricercatori e la divulgazione delle conoscenze in ambito farmacologico con l’obiettivo di creare valore per la salute dei pazienti – commenta Enrique Hausermann, presidente Assogenerici. – L’attivazione di questo progetto che punta all’aggiornamento dei programmi di farmacologia per i corsi di laurea di Area sanitaria rappresenta uno snodo nel percorso formativo dei giovani universitari che avranno sempre più il compito di contribuire all’ottimizzazione dell’uso delle risorse del Ssn a difesa dell’universalismo delle cure».