Il 30 novembre, il Sole 24 ORE in collaborazione con Teva Italia, ha organizzato a Milano un convegno dal titolo "Farmaci biotecnologici biosimilari: innovazione e sostenibilità", con l'obiettivo di illustrare le normative e analizzare il mercato attuale in Italia dei farmaci biosimilari.

All'incontro hanno partecipato: il Dr. Paolo Siviero, Coordinatore Area Strategia e Politiche del Farmaco, AIFA, il Prof. Armando Genazzani, Docente di Farmacologia, Facoltà di Farmacia Università del Piemonte Orientale, la Prof.ssa Paola Minghetti, Docente di Tecnologie e Legislazione Farmaceutiche, Facoltà di Farmacia, Università degli Studi di Milano, il Dr. Patrizio Piacentini, Direttore Dipartimento Scienze Farmacologiche, A.O. San Carlo Milano e il Prof. Giorgio Lambertenghi Direttore Dipartimento di Ematologia, Ospedale Maggiore, Milano.

Come noto, i farmaci biosimilari sono molecole biotecnologiche ottenute mediante la tecnologia del DNA ricombinante equivalenti dal punto di vista terapeutico al farmaco biotecnologico che è già in commercio e a cui è scaduto il brevetto.
In Italia i farmaci biosimilari autorizzati dall'AIFA e quindi in commercio sono attualmente 6. Entro il 2015, scadranno i brevetti di 45 farmaci biotecnologici. Di converso, sono circa 400 i farmaci biotecnologici attualmente in fase II o III e una parte di questi farmaci, presumibilmente ad alto costo, entrerà in commercio nel nostro paese negli anni a venire.

Come spiegato dal Dr. Paolo Siviero di AIFA, se da un lato esiste, per i farmaci biosimilari, una procedura di registrazione centralizzata a livello europeo che segue quindi le regole dettate dall'EMA per il rilascio dell'AIC, dall'altro, è lasciata alle Autorità nazionali la decisione in termini di sostituibilità di questi farmaci rispetto ai prodotti biotecnologici di riferimento.

AIFA ha deciso per la non sostituibilità diretta del farmaco originatore da parte del biosimilare che quindi non rientra nelle liste di trasparenza. La decisione in materia terapeutica per i pazienti naive è sotto la responsabilità del medico curante che potrà quindi scegliere liberamente tra originatore o biosimilare.

Siviero ha spiegato che AIFA ha deciso di non avere atteggiamenti troppo aggressivi per quanto riguarda la negoziazione del prezzo di questi farmaci per far si che le aziende produttrici di biosimilari possano avere uno spazio sufficiente, anche in termini di profitto, per poter dare un'informazione corretta sull'utilizzo di questi farmaci.
In accordo con le aziende produttrici dei 6 biosimilari, AIFA ha concordato una riduzione del prezzo di circa il 20% per il SSN, rispetto agli originatori. Probabilmente, la riduzione del prezzo verrà poi a incrementarsi con l'aumento dei volumi.

I dati di mercato italiani mostrano che sebbene i farmaci biotecnologici rappresentino il 14% del mercato farmaceutico totale (dato a valore), la penetrazione dei biosimilari nel nostro paese per ora è ancora marginale.

Come spiegato dalla Prof.ssa Paola Minghetti, la politica regolatoria seguita negli ultimi anni da EMA (European Medicines Agency) e da AIFA ha consentito dapprima la commercializzazione dei generici e successivamente dei biosimilari, intesi come farmaci copia di originatori il cui principio attivo è di origine biologica. La natura biologica dei principi attivi rende impossibile trasporre automaticamente ai biosimilari l'esperienza fino a oggi maturata con i generici. È stato necessario, in questo caso, prevedere approcci normativi differenti ed è auspicabile che la gestione di questi prodotti avvenga tenendo conto delle loro peculiarità.

Come ha spiegato la Professoressa, nel dossier registrativo che l'Azienda produttrice di un farmaco presenta a EMA, sono previsti 5 moduli. Per i prodotti di origine biotecnologica, nel modulo 3 sono previsti informazioni aggiuntive per quanto riguarda: informazioni generali e relative alle materie prime e ai materiali sussidiari, al processo di fabbricazione della sostanza attiva, alla caratterizzazione della sostanza attiva e al controllo della sostanza attiva. Nel modulo 4 devono essere riportati i risultati di studi preclinici (in vitro e in vivo) e nel modulo 5 i risultati di studi di fase I e di fase III (per i biosimilari non sono richiesti studi di fase II il cui scopo di "dose finding" è già stato espletato dagli originatori). Il dossier viene analizzato da EMA e il CHMP, se lo ritiene opportuno, rilascia l'AIC che risulta vincolante per ogni Stato della CE.

Secondo il Prof. Armando Genazzani, le peculiarità dei farmaci biotecnologici hanno indotto le agenzie regolatorie a non allineare i farmaci biosimilari ai farmaci generici, ma a richiedere per l'autorizzazione all'immissione in commercio anche studi clinici di efficacia e sicurezza comparativi con il prodotto originatore e una fase di farmacovigilanza attiva post-marketing. In Europa, l'EMA ha creato delle Linee Guida che regolano ciascun passaggio del complesso iter che porta all'approvazione del farmaco, garantendo la qualità di tutto il processo produttivo e limitando al minimo ogni eventuale rischio di immunogenicità.
Due settimane fa, l'EMA ha pubblicato anche le nuove linee guida sui biosimilari di anticorpi monoclonali.

L'Fda, invece, non ha ancora delle linee guida sui biosimilari, quindi per ora non ha approvato nessun farmaco di questo tipo, in Usa noti come "follow on biologics". La riforma Obama prevede l'allungamento a 12 anni del periodo di copertura brevettuale dei farmaci biotecnologici ma anche la sostituibilità diretta dell'originatore con il biosimilare.

Un'esperienza interessante è stata riportata dal Prof. Giorgio Lambertenghi che ha presentato i risultati di uno studio condotto al Policlinico di Milano in cui il farmaco biosimilare ha dimostrato di essere equivalente in termini terapeutici all'originatore.

Il Dr. Patrizio Piacentini ha riportato il punto di vista dei farmacisti ospedalieri costretti a districarsi tra le necessità dei clinici e quelle di contenimento della spesa. Se il farmaco generico ha rappresentato una valvola di sfogo per la riduzione dei costi è probabile che questo possa verificarsi anche per i biosimilari.

Al termine delle relazioni si è svolta una taviola rotonda che ha visto la partecipazione di altri qualificati esperti: Roberto Bonatti, Avvocato Studio Russo Valentini, Pier Luigi Canonico, Presidente eletto SIF, Mauro de Rosa, Dirigenza SIFO, Giorgio Foresti, Amministratore Delegato Teva Italia, Carmelo Iacono, Presidente AIOM, Giuseppe Nastasi, Segretario nazionale CIPOMO, Fabrizio Pane, Presidente SIE.

Secondo quanto emerso dal dibattito, le Società Scientifiche sono a favore dell'uso dei biosimilari e affermano che l'utilizzo di questi farmaci, tenendo conto del numero di prodotti ad alto costo il cui brevetto scadrà nei prossimi anni, potrebbe permettere una razionalizzazione della spesa sanitaria con la disponibilità di risorse economiche per i nuovi farmaci innovativi.

Gli esperti sono però stati concordi nell'affermare che la riduzione pari al 20% del prezzo dei biosimilari, rispetto agli originatori, da sola non è certo sufficiente a finanziare l'innovazione e a risolvere i problemi del nostro sistema sanitario. Secondo gli esperti, per il contenimento della spesa bisognerebbe anche guardare altrove. Si potrebbero ad esempio evitare alcuni esami o interventi che richiedono l'utilizzo di tecnologie avanzate molto costose e spesso non necessarie.