Farmacia dei servizi: grande opportunità per la sostenibilità del SSN

In occasione della recente kermesse di Cosmofarma, Federfarma e Farma7 hanno dato vita a un costruttivo dibattito sul rinnovato ruolo delle farmacie, quali presidi strategici del SSN. Al centro della scena la bozza di decreto attuativo della legge 205/2017 che ha individuato 9 Regioni dove avviare la sperimentazione della farmacia dei servizi: Piemonte, Lazio, Puglia per il 2018 a cui si aggiungeranno Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia nel 2019 e Veneto, Umbria e Campania nel 2020.

In occasione della recente kermesse di Cosmofarma, Federfarma e Farma7 hanno dato vita a un costruttivo dibattito sul rinnovato ruolo delle farmacie, quali presidi strategici del SSN. Al centro della scena la bozza di decreto attuativo della legge 205/2017 che ha individuato 9 Regioni dove avviare la sperimentazione della farmacia dei servizi: Piemonte, Lazio, Puglia per il 2018 a cui si aggiungeranno Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia nel 2019 e Veneto, Umbria e Campania nel 2020.

Queste Regioni sono state scelte dal Ministero della Salute, previa consultazione di Federfarma e della Federazione Ordini Farmacisti Italiani, tenendo conto di criteri di rappresentatività geografica e di esperienze già avviate.

Per il progetto pilota la Legge di Bilancio 2018 ha stanziato € 6 milioni per il 2018, € 12 milioni per il 2019 e € 18 milioni per il 2020, a valere sulle quote vincolate agli obiettivi di Piano sanitario Nazionale.
Nell’intervento di apertura, Nino Cartabellotta – Presidente della Fondazione GIMBE – dopo aver condiviso le determinanti che oggi condizionano la crisi di sostenibilità del SSN, ha analizzato le grandi opportunità della farmacia dei servizi e le possibili criticità delle condizioni poste dalle Regioni sullo schema di decreto.

«Il contributo della farmacia dei servizi alla sostenibilità del SSN – ha puntualizzato il Presidente – consiste nella possibilità di ridurre sprechi e inefficienze grazie ai nuovi servizi: migliorare il sottoutilizzo di prestazioni sanitarie efficaci e appropriate, in particolare favorendo l’aderenza terapeutica nei pazienti cronici e gli interventi di prevenzione, ridurre le complessità amministrative, grazie alle facilitazioni per la prenotazione di prestazioni di specialistica ambulatoriale, ritiro referti e pagamento ticket, e al miglioramento del coordinamento dell’assistenza tra vari setting assistenziali, in particolare tra ospedale e cure primarie».

Queste attività, inizialmente definite dal DLgs 153 del 3 ottobre 2009, sono state ampiamente riprese nel “Documento integrativo dell’atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione nazionale con le farmacie pubbliche e private” del marzo 2017, che identifica tra i nuovi ruoli della farmacia il contributo all’informazione, ai sistemi di verifica, allo sviluppo delle reti e ai programmi di prevenzione.

«Indubbiamente  – ha puntualizzato Cartabellotta  – il successo della farmacia dei servizi richiede una profonda revisione del ruolo del farmacista, che da semplice dispensatore di prodotti deve trasformarsi in un protagonista attivo della rete di servizi sanitari, sacrificando in parte l’anima commerciale e sviluppando nuove competenze che gli permettano di erogare adeguatamente le prestazioni richieste».

L’avvio della sperimentazione, tuttavia, sembra non essere immediata viste le 3 condizioni poste all’unanimità dalla Commissione Salute delle Regioni nella riunione del 18 aprile 2018:
•    La richiesta di assegnare i € 36 milioni previsti dalla legge di Bilancio nel triennio 2018-2020 alle 9 Regioni individuate sulla base del criterio della quota capitaria di accesso, indipendentemente dall’anno previsto per l’avvio delle attività, secondo Cartabellotta «stravolge il principio della bozza di DM: risorse non più destinate ad una sperimentazione graduale, ma mera spartizione di fondi tra le 9 Regioni identificate».
•    La materiale erogazione dovrà seguire il cronoprogramma delle attività sperimentali di ogni Regione, nel rispetto dello stanziamento previsto dalla norma,  «una condizione di fatto superflua - secondo il Presidente - visto che gli anni di erogazione dei fondi sono già stabiliti dalla Legge di Bilancio 2018».

•    Infine la richiesta che, oltre a quanto previsto dalla legge, analoga quota capitaria di accesso sia resa disponibile, a valere sulle risorse per gli obiettivi di piano, anche alle altre Regioni a statuto ordinario che vogliano avviare nel triennio iniziative analoghe. In contrasto con le posizioni di alcuni relatori, Cartabellotta ha dichiarato che «Le Regioni non incluse nella sperimentazione possono sicuramente attingere alle risorse già assegnate sottraendole ad altri obiettivi di piano, ma è impossibile reperire ulteriori finanziamenti prima della Legge di Bilancio 2019, come invece sembra richiedere questa terza condizione. In ogni caso, bisognerebbe riscrivere per la terza volta lo schema di DM e aggiustare le norme in materia previste dalla Legge di Bilancio 2018, che non rappresenta né un’urgenza per le funzioni dell’attuale esecutivo, né verosimilmente una priorità immediata per il nuovo Governo».

«La Legge di Bilancio 2018 – ha concluso  Cartabellotta  – ha assegnato € 36 milioni nel triennio 2018-2020 per realizzare una sperimentazione e la bozza di DM ha identificato 9 Regioni e subordinato alle “ricadute in termini sanitari ed economici” l’eventuale estensione su scala nazionale. Condizionare l’avvio della sperimentazione al coinvolgimento di tutte le Regioni, se politicamente desiderabile e socialmente equo, rischia di generare inaccettabili ritardi, se non di arenare, una sperimentazione che può dimostrare definitivamente il contributo della farmacia dei servizi alla sostenibilità del SSN».