Fumo: dipendenza o stile di vita?

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“Fumo: dipendenza o stile di vita? E’ il titolo del convegno organizzato con il patrocinio del Senato della Repubblica, promosso dall’Osservatorio Sanità e Salute dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità), dall’Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione.

Nonostante le normative restrittive in vigore, il fumo uccide ancora 650 mila persone all’anno, più dell’intera popolazione dell’isola di Malta o del Lussemburgo. "Abbiamo già una normativa che vieta di fumare nei luoghi pubblici, ma si può e si deve fare di più˙ - afferma il senatore del Pd Ignazio Marino, presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale di Palazzo Madama - Per questo ho presentato, assieme al senatore Antonio Tomassini, del PDL e presidente della Commissione Sanità, un disegno di legge che prevede, in primo luogo, di introdurre il divieto di vendere sigarette ai minori di 18 anni. E' fondamentale intervenire sui giovani perchè l'età della prima sigaretta si abbassa sempre di più, anche a dodici anni. Quindi chiediamo di estendere il divieto di fumo anche ai cortili delle scuole di ogni ordine e grado e di inserire nei pacchetti di sigarette un “bugiardino” informativo come quello che si trova nelle confezioni dei farmaci. Il foglietto illustrativo dovrebbe informare i consumatori su tutti i rischi per la salute e su tutte le sostanze con cui si viene a contatto fumando. Tutti ne conoscono tre: catrame, nicotina e monossido di carbonio. In realtà il fumo libera migliaia di sostanze di cui almeno 40 sicuramente cancerogene. Tra queste, l'ammoniaca, il mercurio, il cadmio".

Gli fa eco il Senatore Tomassini: “In Italia, un significativo e importante passo avanti per la lotta al fumo è stato fatto con l’entrata in vigore della legge Sirchia, ma crediamo che un ulteriore giro di vite contro il fumo attivo e passivo vada fatta proprio con gli strumenti legislativi. Da un’indagine DOXA del 2011 il numero dei fumatori che dopo l’introduzione della legge del 2005, era diminuito, ma ora sta ricominciando a crescere; ne consegue che gli sforzi per contrastare questa tendenza negativa vadano rafforzati proprio attraverso un disegno di legge che tenga conto dei più recenti ed avanzati risultati conseguiti in ambito scientifico in materia di studio delle caratteristiche e della dannosità del consumo dei prodotti del tabacco. Continua Tomassini - “Il perseguimento della tutela della salute dei cittadini, deve assumere un ruolo centrale nelle politiche volte a dissuadere il consumo dei prodotti del tabacco. Il fumo, infatti, rappresenta la seconda causa di morte nel mondo, il tabagismo è, quindi, uno dei più importanti problemi di sanità pubblica a livello mondiale e come tale va affrontato dai governi di ogni paese. Nel disegno di legge proposto sono contenute delle ipotesi concrete per contrastare il problema come, l’istituzione, presso il Ministero della Salute, di un Fondo per la prevenzione e la riduzione dei danni del tabagismo. Il fondo, alimentato dalle sanzioni per le violazioni alla legge, dall’aumento delle aliquote di base dell’imposta di consumo di sigari e del tabacco da fumo e dai contributi di soggetti pubblici e privati, servirà al finanziamento di campagne d’informazione, di corsi per i medici e ad agevolare l’acquisto di farmaci per la disassuefazione dal fumo”.

Al convegno presenti anche alcuni esperti che hanno evidenziato le tematiche riguardanti le patologie fumo correlate e la prevenzione. “ Esiste una quota rilevante dei fumatori di sigarette che non desidera più fumare. La stragrande maggioranza di questi ha già provato più volte a smettere senza riuscirci. Il comportamento fumo è diventato a questo punto per questi soggetti, una necessità più che una scelta e configura una vera e propria dipendenza. – Spiega il Dott. Piero Clavario, Responsabile della Rete di Centri per lo studio e il trattamento del tabagismo ASL 3 di Genova. - Ci sono evidenze scientifiche forti che dimostrano come la dipendenza da tabacco condivida con le altre dipendenze, come quelle da eroina, da alcool o da cocaina, esattamente gli stessi meccanismi neurochimici di base. Questo spiega perché smettere di fumare per alcune persone è così difficile. Aver capito i meccanismi di base della dipendenza da fumo di sigaretta ha permesso negli ultimi anni di sviluppare terapie farmacologiche specifiche per curarla. I medici sono quindi oggi in grado di fornire ai loro pazienti fumatori una serie di strumenti terapeutici sicuri ed efficaci nell’aiutarli a liberarsi dalla schiavitù del fumo”.


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