Hiv, per molte donne europee la diagnosi arriva troppo tardi

Oltre la metà delle donne che vivono nella regione europea dell'Oms (che comprende anche i territori dell'ex Unione Sovietica) , in particolare quelle di 40 anni, ricevono una diagnosi di infezione da Hiv in una fase avanzata della malattia quando il loro sistema immunitario sta già cominciando a cedere. Hanno da tre a quattro volte più probabilità di essere diagnosticate in ritardo rispetto alle donne più giovani. 

Oltre la metà delle donne che vivono nella regione europea dell'Oms (che comprende anche i territori dell’ex Unione Sovietica) , in particolare quelle di 40 anni, ricevono una diagnosi di infezione da Hiv in una fase avanzata della malattia quando il loro sistema immunitario sta già cominciando a cedere. Hanno da tre a quattro volte più probabilità di essere diagnosticate in ritardo rispetto alle donne più giovani.

L'epidemia di Hiv nella regione è determinata da un problema persistente di diagnosi tardiva, che colpisce il 54% dei casi noti tra le donne. Tale percentuale è in parte il risultato di una copertura e di una diffusione relativamente bassa dei test HIV nella regione e sono un'indicazione che i rischi sessuali, comprese l'HIV e altre infezioni sessualmente trasmissibili, non vengono adeguatamente affrontati con gli adulti.

Probabilmente, le donne ricevono una diagnosi tardiva perché fanno più fatica a denunciare un’attività sessuale promiscua. Più invecchiano, più aumenta la vergogna di essere a rischio di malattie. Diventa un corto circuito delle cose non dette: il medico non chiede sul rapporto sessuale per moralismo, la donna non dice per vergogna.



Secondo i dati relativi al 2018 pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dall'Ufficio regionale dell'Oms per l'Europa, le donne rappresentano un terzo delle 141 000 nuove diagnosi di HIV nella regione, il che indica che questa popolazione ha bisogno di maggiore attenzione negli sforzi europei di prevenzione e di diagnosi.

Due terzi (60%) delle diagnosi di Hiv tra le donne nel 2018 erano nel gruppo di età 30-49 anni. Il sesso eterosessuale è stato il modo di trasmissione dell'Hiv più comunemente riportato (92%) tra le donne della regione.

In Europa, sottolinea ancora il rapporto Ecdc-Oms,  il 14% di chi è infetto non sa di esserlo e il 64% delle diagnosi tardive arriva dopo i 50 anni. L’Italia, come Grecia, Portogallo e Germania, risulta essere tra i posti dove le diagnosi arrivano troppo tardi rispetto al momento in cui è stata contratta la malattia, complicando anche l'efficacia della terapia farmacologica.

Vytenis Andriukaitis, il commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare afferma: "Troppe persone sieropositive non sono ancora consapevoli del loro status. Prima le donne e gli uomini vengono a conoscenza del loro stato di sieropositività, prima possono essere sottoposti a trattamenti antiretrovirali e fermare la trasmissione dell'Hiv per via sessuale. Questo fa una grande differenza nella vita delle persone sieropositive e di quelle che le circondano. È quindi tanto più importante che i servizi sanitari pubblici sostengano un facile accesso ai test e un rapido collegamento alle cure, in particolare per le persone a rischio di contrarre l'Hiv al fine di portare più rapidamente le persone allo stadio in cui non sono più contagiose. Dobbiamo tutti intensificare i nostri sforzi per fermare e invertire l'epidemia di Hiv per raggiungere i nostri obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030".

Andrea Ammon, direttore dell'Ecdc, sottolinea che "Le donne sono generalmente diagnosticate con l'Hivpiù tardi degli uomini e più anziane sono, più a lungo vivono con l'Hiv non diagnosticato. Non sappiamo perché, ma sembra che i sistemi attuali e gli sforzi di test in Europa stiano fallendo nelle donne e negli anziani". "Una strategia per raggiungere gli anziani è quella di diversificare e integrare le opportunità di test Hiv. Uno dei fattori più significativi che influenzano i modelli di test tra gli anziani è abbastanza semplice: offrire attivamente un test Hiv come fornitore di servizi sanitari".

Piroska Östlin, direttore regionale dell'Oms ad interim per l'Europa, ha dichiarato: "La diagnosi tardiva nelle donne indica che la consulenza e i test sensibili al genere, comprese le informazioni sulla salute sessuale, non raggiungono questa popolazione. E' tempo di porre fine al silenzio sulla salute sessuale, specialmente quando si tratta di Hiv, e garantire che le donne siano ben informate e in grado di proteggersi. Se vogliamo raggiungere una copertura sanitaria universale, dobbiamo migliorare la prevenzione, il trattamento e l'assistenza alle donne e ridurre le occasioni perse per testare le persone vulnerabili all'Hivnelle strutture sanitarie e nella comunità".

I paesi dell'Europa centrale hanno segnalato nel 2018 quasi sei volte meno diagnosi tra le donne rispetto agli uomini e tre volte meno diagnosi tra le donne rispetto agli uomini nell'Unione europea e nello Spazio economico europeo (UE/SEE). L'unica eccezione è rappresentata dalla parte orientale della regione, dove la distribuzione tra donne e uomini è più uniforme e dove nel 2018 è stato segnalato l'86% dei quasi 50mila casi di donne.

Migliorare i test in modo che il trattamento possa raggiungere coloro che ne hanno bisogno. La diagnosi precoce dell'Hiv permette alle persone di iniziare la terapia dell'Hiv prima, il che a sua volta aumenta le loro possibilità di vivere una vita lunga e sana. Inoltre, riduce il rischio di trasmissione dell'Hiv ad altri, poiché un trattamento efficace si traduce in una carica virale non rilevabile, il che significa che il virus non può più essere trasmesso ad altri.

Per garantire una diagnosi precoce sono necessarie strategie e sistemi migliori, che rendano il test Hiv più ampiamente disponibile e di facile utilizzo. Le linee guida consolidate dell'Oms sull'auto-testing dell'Hiv e sulla notifica al partner e le linee guida dell'ECDC basate sull'evidenza sui test integrati per l'Hiv e l'epatite virale raccomandano approcci innovativi che includono l'auto-testing e il test comunitario da parte di fornitori non professionisti come parte dei servizi generali di test Hiv.

Qui di seguito,  le azioni per diagnosticare prima le donne con infezione da Hiv: 
- aumentare la consapevolezza tra le donne e gli operatori sanitari;
- offrire servizi di consulenza e di test adeguati alle esigenze delle donne;
- informare i partner di uomini a cui è stato diagnosticato l'Hiv;
- fornire test Hiv basati su condizioni di salute specifiche, come altre infezioni sessualmente trasmissibili, epatite virale, tubercolosi o alcuni tipi di cancro;
- fornire servizi di test e di trattamento nella comunità, più vicini alle popolazioni bisognose.