HIV, pił vicini al target 90-90-90 delle Nazioni Unite fissato per il 2020?

I decessi causati dall'AIDS sono diminuiti da 1,9 milioni del 2005 a un milione del 2016, mentre il 53% delle 36,7 milioni di persone che hanno contratto il virus dell'HIV adesso hanno accesso al trattamento con terapia antiretrovirale.

I decessi causati dall’AIDS sono diminuiti da 1,9 milioni del 2005 a un milione del 2016, mentre il 53% delle 36,7 milioni di persone che hanno contratto il virus dell’HIV adesso hanno accesso al trattamento con terapia antiretrovirale.

I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto dell’UNAIDS, il programma congiunto delle Nazioni Unite per coordinare l’azione globale contro l’AIDS, che dal 2005 monitora l’andamento dell’epidemia.

La lotta globale all’Aids non sarà comunque finita fino a quando non verranno conseguiti gli obiettivi proposti nel 2014 dall’UNAIDS e sintetizzati nella terna 90-90-90, relativa a test diagnostici, trattamento antiretrovirale (ART) e soppressione virale. Nel 2016, i progressi si sono fermati rispettivamente al 70%, 77% e 82%.

Importanti successi sono stati conseguiti nei Paesi dell’Africa orientale e meridionale, dove vivono più della metà di tutte le persone colpite dal virus. Nelle due regioni del continente si è registrata una riduzione delle nuove infezioni da HIV di quasi un terzo dal 2010 e un aumento di dieci anni nell’aspettativa di vita dal 2005 a oggi.

Nel contesto dei Paesi africani che si stanno distinguendo per i progressi nella lotta all’AIDS spicca il Botswana, che dopo aver fatto da apripista nei programmi di accesso alla ART in Africa sub-sahariana, è vicino a conseguire gli ambiziosi obiettivi UNAIDS 90-90-90 per il 2020.

Anche Danimarca, Islanda, Singapore, Svezia e Regno Unito hanno raggiunto l'obiettivo 90-90-90. Australia, Belgio, Francia, Germania, Italia, Kuwait, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Svizzera sono vicini al raggiungimento dell'obiettivo e quattro città (Amsterdam, Melbourne, New York City e Parigi) lo hanno già raggiunto o sono ne molto vicine.

Al contrario, secondo la relazione, la situazione resta critica nel Nord Africa, Medio Oriente, Asia centrale e nell’Europa orientale dove il numero dei morti è aumentato. In questi Paesi, le morti per AIDS sono aumentate del 48% nelle prime due aree geografiche e del 38% nelle ultime due.

Ingenerale, le morti per AIDS si sono ridotte del 27% tra le donne e le ragazze, rispetto agli uomini e ai ragazzi, a causa di una migliore diagnosi e di un trattamento precedente. Le morti per AIDS tra i bambini si sono ridotte da 210.000 a 120.000 l'anno, a partire dal 2010.

Dal 2010 il numero annuo delle nuove infezioni da HIV è diminuito del 16% a 1,8 milioni, ma tale progresso è ancora al di sotto dell'obiettivo 2020 di meno di 500.000 infezioni all'anno.

UNAIDS afferma che le nuove stime per il 2016 dovrebbero essere più accurate in quanto più Paesi stanno producendo dati di qualità migliore, soprattutto in Africa orientale e meridionale. Indagini indipendenti condotte in diversi Paesi e valutazioni dell'impatto della malattia sulla salute delle popolazioni hanno alimentato queste stime, dando fiducia al fatto che i cambiamenti registrati sono reali.

I Paesi che hanno compiuto migliori progressi mostrano un forte impegno politico per raggiungere gli obiettivi UNAIDS 90-90-90.

"Non esiste un livello di finanziamento che compensa la mancanza di impegno politico. Nelle due regioni che hanno compiuto il minimo progresso, la mancanza di impegno politico e le decisioni politiche scadenti sono più importanti della mancanza di finanziamenti", ha dichiarato Marijke Wijnrocks, Direttore esecutivo  del Fondo mondiale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e Malaria.

I peggiori progressi verso gli obiettivi sono stati fatti in Europa orientale e in Asia centrale, dove il 63% delle persone che vivono con l'HIV conosce il proprio stato di infezione, ma solo il 43% di coloro che sono stati diagnosticati sono in trattamento. In questa regione, il 77% delle persone in trattamento ha raggiunto la soppressione virale. Le nuove infezioni hanno continuato a crescere in queste zone anche quando i dati hanno mostrato una riduzione del 29%delle infezioni in Africa orientale e meridionale tra il 2010 e il 2016.

Un percentuale ancora inferiore di persone che vivono in Africa occidentale e centrale è consapevole di essere affetta dall’HIV: solo il 42% delle persone è stato diagnosticato in questa regione secondo UNAIDS, di questi, l'83% è in trattamento e il 73% ha raggiunto la soppressione virale.

Debbie Birx, coordinatore globale dell'AIDS negli Stati Uniti, ha affermato che l'Africa occidentale e centrale hanno ricevuto il più alto tasso di investimenti, ma hanno mostrato il minimo successo nella diagnosi e nel portare le persone al trattamento. "Penso che la politica sia fondamentale. I nostri fondi non possono servire se non abbiamo le politiche per farli funzionare. Dobbiamo eliminare tutte le tasse formali e informali che ancora persistono. Ho visto addebitate delle tariffe per ciò che offriamo gratuitamente ", ha affermato l’esperta.

UNAIDS ha ottenuto l'approvazione dei capi di governo africani in un recente Summit dell'Unione africana per un piano ambizioso per reclutare, formare e mettere in servizio 2 milioni di collaboratori aggiuntivi di assistenza sanitaria a un costo di $ 4-6 miliardi l'anno. UNAIDS calcola che questa spesa comporterà un ritorno sugli investimenti di 21,75 miliardi di dollari l'anno, con un risparmio sanitario, una riduzione delle malattie e un aumento dell’occupazione.