«Il 35% dei casi d’infertilità, ha origini maschili e in alcuni di questi, vedi nelle dispermie gravi, ovvero nelle alterazione dei livelli qualitativi e quantitativi dei parametri seminali necessari per fecondare, si ricorre spesso alla procreazione medicalmente assistita(PMA) senza prima valutare adeguatamente possibilità terapeutiche alternative in ambito andrologico».

E’ quanto ha dichiarato il prof. Francesco Sasso alla vigilia del Convegno “Funzione sessuale e infertilità maschile”, in programma il 25 Ottobre 2014 all’Auditorium Salvator Mundi International Hospital di Roma. I temi principali, Infertilità, erezione e terza età. 

 «La Procreazione medicalmente assistita – ha spiegato il prof. Sasso, chirurgo uro-andrologo dell’Università Cattolica di Roma, promotore e coordinatore del Convegno - non è sempre l’unica strada possibile per curare l’infertilità.»

«Il tema – ha aggiunto Sasso, membro della Società Italiana di Andrologia (SIA), è tornato di grande attualità dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale sulla Legge 40 e le nuove norme in ambito di Procreazione medicalmente assistita, ma merita una corretta informazione e sensibilizzazione, perché non sempre è necessaria la via della PMA per la coppia infertile. Il 35% dei casi d’infertilità, ha origini maschili e in alcuni di questi, vedi nelle dispermie gravi, ovvero di alterazione dei livelli qualitativi e quantitativi dei parametri seminali necessari per fecondare, si ricorre spesso alla fecondazione assistita senza prima valutare adeguatamente possibilità terapeutiche alternative in ambito andrologico.»

Il Prof. Sasso ai microfoni di PharmaStar ha dichiarato: «Oggi si è visto che, se nella gran parte dei pazienti venisse fatta una diagnosi di patologia andrologica e venissero trattati per la problematica evidenziata, non si ricorrere a una PMA ma queste coppie sarebbero recuperabili per una gravidanza naturale. Secondo aspetto importante è che, laddove nonostante le cure il problema permane, la risposta a una PMA (che sappiamo essere nei migliori centri intorno al 35-40 %) aumenta in maniera significativa; invece di fare più tentativi, se ne fa solo uno.

«La cosa importante, - ha proseguito il prof. Sasso - è quindi fare una diagnosi corretta. Le cause più frequenti di infertilità sono il varicocele, che può essere corretto chirurgicamente portando a una normalizzazione o miglioramento del liquido seminale. Più precocemente si interviene, tanto più la probabilità di recupero è alta.

«L’altro capitolo importante- ha sottolineato il prof. Sasso- è quello delle patologie infiammatorie dell’apparato genitale; per esempio tutte le forme infiammatorie della prostata che possono essere curate con terapie antibiotiche e antiossidanti migliorando la qualità del liquido seminale e portando anche a una ripresa funzionale del liquido seminale.

Poi esistono anche delle forme di patologie ostruttive della via seminale e, in generale, i trattamenti servono a migliorare la qualità del liquido seminale e sono a base di antiossidanti e di integratori (quindi carnitine, arginine).»

«Gli obiettivi più importanti del convegno di domani-ha evidenziato il prof. Sasso a Pharmastar- sono essenzialmente tre, sia di tipo medico ma soprattutto rivolti alla popolazione; il primo aspetto è che i disturbi della sessualità vanno visti anche come campanello d’allarme di patologie più importanti quali diabete, problematiche cardiocircolatorie che possono essere magari precocemente diagnosticate e trattate proprio se ci si rivolge allo specialista urologo andrologo per problemi di disfunzione erettile (DE).

Secondo dato è portare a conoscenza la problematica della sessualità della terza età. Oggi sappiamo che l’83% dei maschi tra i 50 e gli 80 anni ha una vita ancora sessualmente attiva, con circa 6 rapporti medi al mese, segno di quanto la salute sessuale sia importante anche durante l’invecchiamento: il controllo della funzione erettile è importante come ‘campanello d’allarme’ di patologie generali. Fino ad oggi la stessa medicina non ha mai dato un segnale positivo in questo senso mentre noi vogliamo passare ad un concetto di medicina del benessere perché oggi la medicina ha raggiunto l’obiettivo dell’allungamento della vita. Quello di cui si parla oggi è la qualità della vita e mai di come queste problematiche interferiscono con la qualità della vita.

Il problema è innanzitutto che con la tendenza all’invecchiamento c’è anche un aumento delle patologie prostatiche. Alcune di queste possono determinare anche dei disturbi dell’erezione stessa. Il secondo aspetto è che ci sono dei trattamenti che nascono per curare la disfunzione erettile ma si è visto che se usate in maniera continuativa nel tempo hanno un effetto riabilitativo sull’erezione ma soprattutto sono curativi per l’ipertrofia prostatica.

Terzo aspetto è che è poco indagato il maschio, ci sono pochi farmaci per curare l’infertilità maschile e noi vogliamo che si sviluppino linee di ricerca proprio su questi argomenti perché i numeri sono importanti.

La gran parte delle coppie con problemi di fertilità si rivolgono al ginecologo perché la donna ha già il suo specialista di riferimento cosa che il maschio ancora non ha per retaggi culturali. Il ginecologo avendo pronta la soluzione di una PMA, affronta il problema in questa maniera. La società deve capire che un ragazzo finita l’età pediatrica deve avere uno specialista di riferimento, che sia chiama urologo-andrologo, perché ci sono una serie di problematiche che non sono solo della sessualità e della prostata; molti associano il medico urologo andrologo come il medico dell’anziano, invece, noi siamo specialisti del benessere, e sulla qualità della vita si inizia a intervenire in età giovanile.»

“La disfunzione erettile - ha concluso il prof. Sasso - verificatasi come fenomeno dopo l’avvento di farmaci dedicati, è da considerare come una ‘patologia sentinella’ di diverse malattie prostatiche o non urologiche su cui bisogna intervenire con terapie combinate.”

Emilia Vaccaro