Quest'anno si stima siano circa 1,5 milioni in meno gli italiani che si sono vaccinati contro l'influenza stagionale rispetto allo scorso anno. Il dato è anticipato da Fabrizio Pregliasco, ricercatore del dipartimento di Scienze Biomediche dell'Universita' di Milano.

Per effetto dei ritardi e dei ritiri di lotti di vaccini risultati difformi verificatisi all'inizio della Campagna di vaccinazione, rileva l'esperto, ''molte persone quest'anno non si sono vaccinate. Non ci sono ancora dati ufficiali, ma si può stimare che siano tra 1 e 1,5 mln gli italiani che non si sono immunizzati contro i virus influenzali, il che equivale ad un meno 10-15%. Nella scorsa stagione, il totale delle persone vaccinate ha raggiunto circa i 12-13 milioni''. La stima è stata fatta sulla base di rilevazioni a campione perché i dati ufficiali saranno disponibili tra circa sei mesi.

Secondo il segretario della Federazione generale dei medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo, la stima del numero dei non vaccinati rispetto alla scorsa stagione sarebbe però ancora maggiore, sfiorando il 40%.

Perché si è registrato questo calo? Le ragioni sono diverse e sicuramente prendono spunto dal clamore mediatico di qualche mese fa dovuto al momentaneo stop alla distribuzione dei vaccini di Crucell e poi di Novartis. Ma la sfiducia ha origini più lontane, perlomeno dal 2009 quando l’annunciata pandemia influenzale ebbe un impatto molto minore del previsto e si ebbe uno spreco di grandi quantità di vaccini. Molti sostennero l’inutilità o la scarsa utilità dei vaccini facendone una questione di speculazione industriale.

Le istituzioni, secondo quanto afferma Prgliasco, non riescono a comunicare con efficacia i benefici della vaccinazione e allora nell’immaginario collettivo l’hanno vinta i detrattori. Sono ancora ben vive nella memora delle persone le leggende metropolitane sulla correlazione tra vaccini e autismo, rivelatasi una vera e propria bufala scritta ad arte da un ricercatore britannico per ottenere maggiori finanziamenti. Il medico responsabile di aver diffuso questi dati, rivelatisi poi del tutto falsi, fu poi radiato dall’albo e The Lancet che nel 1998 aveva pubblicato lo studio lo ha poi disconosciuto. Ma il danno oramai era fatto.

Il minore ricorso alla vaccinazione, sottolinea Pregliasco, ''potrebbe determinare un aumento di circa 150-200mila casi di influenza rispetto al totale della scorsa stagione, con un numero percentuale di decessi pari a una decina in più, considerando che la percentuale media di riferimento è di 10 casi mortali per complicanze da influenza su 100mila casi''.

Volendo, ci sì potrebbe ancora vaccinare però sono necessari circa 10 giorni per avere una adeguata protezione dal virus. Il picco dell’influenza è atteso per metà febbraio, quindi in teoria si sarebbe ancora in tempo, bisogna però vedere se il vaccino però vedere se il vaccino è ancora disponibile nelle farmacie.

Cosa fare per prevenire o limitare i danni del virus dell’influenza. Da Pregliasco arrivano quattro consigli pratici: lavarsi bene e ripetutamente le mani., fare attenzione agli sbalzi termici perché bloccano la clearence muco ciliare che fa da spazzino per i virus e le sostanze tossiche, attenzione ai luoghi affollati e caldo umidi perché qui il virus si replica più facilmente e infine bere molta acqua.