«La sostenibilità del Sistema Salute pone interrogativi complessi e ha le sue radici nella maggiore longevità, nella riduzione dei tassi di mortalità, nell’aumento del numero di patologie di tipo cronico. Purtroppo, le risorse sono limitate rispetto alle esigenze dei pazienti. Ecco che occorre rimodulare l’offerta, adottare principi in base ai quali razionalizzare la spesa, far sì che il nostro Sistema Sanitario, allo stato attuale uno dei migliori in Europa per la sua universalità, affidabilità e solidarietà, anche se macchiato dalle liste d’attesa spesso indegne per un paese civile, regga l’impatto e sia sostenibile anche per il futuro», osserva il Sottosegretario di Stato alla Salute, professore Adelfio Elio Cardinale, intervenendo all’incontro alla Camera dei Deputati, su “Sostenibilità del Sistema Salute e innovazione in oncoematologia: dalla ricerca al paziente”, con il Patrocinio della Camera dei Deputati e del Ministero della Salute, al quale hanno partecipato parlamentari, rappresentanti delle società scientifiche, delle associazioni dei pazienti, dell’industria farmaceutica, accolti dall’onorevole Giuseppe Fallica, segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati. Tutti per uno scopo: identificare una ricetta condivisa per lo sviluppo sostenibile del Sistema Salute in Italia.

Per il Sottosegretario occorre intervenire, in particolare, sull’omogeneizzazione delle spese per materiale e attrezzature (aghi, protesi, macchine pesanti, diagnostiche, mezzi di contrasto) su tutto il territorio nazionale. «Nei contratti pubblici – dice il professore Cardinale – si notano differenze territoriali che arrivano fino al 1.200%, una cosa inaudita».

Altro punto è quello di liberare la sanità da tonnellate di carta, sostituendole con cartelle e fascicoli elettronici e telemedicina e teleradiologia. Inoltre, è necessario intervenire subito su appropriatezza gestionale, strutturale, prescrittiva, farmacologica, con un risparmio globale che può arrivare a decine di miliardi. «Ogni anno – sottolinea il Sottosegretario – vanno in fumo solo per la cosiddetta “medicina difensiva” ben 14 miliardi di euro per un surplus inutile di esami. Intervenendo opportunamente su questi campi, la spesa sanitaria può diventare sostenibile e garantire, nel futuro, welfare qualità e assistenza a tutti i cittadini. Senza percorrere questa strada i conti diverranno insostenibili».

Preoccupazione anche per le possibili penalizzazioni all’Innovazione. «Dobbiamo fare il possibile – sostiene il Sottosegretario Cardinale – per evitare lacci e lacciuoli e complicazioni onerose per le industrie che investono in Innovazione, altrimenti si rischia la loro delocalizzazione dal territorio italiano verso aree geografiche più “accoglienti”, ipotesi che il nostro Paese non si può permettere. La ricerca è motore di sviluppo. Gli investimenti nel campo cruciale della ricerca non sono una sovvenzione, ma investimento e risorsa. Per questo il ministero con il nuovo “Patto per la Salute” si ripromette di intervenire positivamente sulla complessità del settore».

Va detto che all’industria farmaceutica si chiede di ripianare il 35% dello sforamento di spesa delle Regioni. «Un aggravio non da poco – osserva il Sottosegretario Cardinale - col pericolo di una possibile disincentivazione di quelle Regioni meno virtuose ad introdurre gli auspicati maggiori controlli».

Si dice d’accordo la senatrice Simona Vicari, Segretario della Presidenza del Senato della Repubblica. «Oggi è necessario e non più rinviabile – dice – un rapido processo di innovazione che preveda un certo numero di misure, tra le quali: la digitalizzazione dei processi sanitari e la conseguente interoperabilità dei sistemi informativi sanitari, l’appropriatezza, l’umanizzazione delle cure, gli acquisti centralizzati di beni e servizi,  la destrutturazione dell’attuale sistema ospedale-centrico, a favore di un sistema che garantisca i servizi sanitari in maniera più estesa e trasversale sul territorio, il contenimento dei casi di malasanità, l’azione di contrasto alla medicina difensiva».

La Senatrice Vicari, si sofferma anche sullo stretto nesso esistente tra gli investimenti in ricerca e innovazione e una conseguente crescita dell’economia. «L’Italia – afferma – spende per ricerca e sviluppo solo l’1,26% del PIL. Uno dei valori più bassi tra le economie avanzate. E sono le imprese private a contribuire quasi interamente con risorse proprie al finanziamento della ricerca e dello sviluppo in innovazione farmacologica. Purtroppo, oggi, l’industria farmaceutica si confronta con un contesto burocratico che disincentiva le sue iniziative e si trova alle prese sia con ritardi nell’introduzione nel Paese di farmaci innovativi, con tempi di latenza anche di oltre un anno dall’approvazione a livello europeo, cosa che penalizza i nostri malati, rispetto a quelli di altri Paesi,  sia con ritardi nei pagamenti vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione che arrivano anche a 749 giorni, fenomeno che sottrae liquidità agli investimenti». 

Il terreno di prova ideale, sul quale i principali attori del Sistema Salute si sono oggi confrontati alla Camera dei Deputati, è il delicato campo dell’oncoematologia. Assicurare nei prossimi anni la sostenibilità del Sistema in oncoematologia è una missione che interessa in prima persona oltre 2,2 milioni di italiani che hanno combattuto o combattono contro il cancro - 960mila solo negli ultimi cinque anni - e i parenti-amici che se ne prendono cura. Un esercito di persone portatrici di nuovi bisogni, con un costo sociale pari a 36,4 miliardi di euro annui e che in 3 casi su 4 - come emerge dall’ultima indagine sui pazienti realizzata dalla Fondazione CENSIS e dalla Federazione Italiana delle Associazioni del Volontariato (FAVO) - considera la disponibilità di terapie innovative come una priorità imprescindibile.
Per Massimo Russo, assessore alla Salute della Regione Sicilia e Rappresentante della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, l’incontro tenuto a Palermo giorni fa, tra il ministro della Salute, Renato Balduzzi e la Commissione, si avvia a dare buoni frutti. «Si è discusso – dice Russo – del Patto per la Salute 2012-2015 e della rimodulazione dei ticket in sanità. Su quest’ultimo punto, il ministro non ci ha dato certezze sui tempi, ma ha sostenuto che altri ticket non sono più sostenibili, una posizione condivisa dalla Commissione».

Parlando di spending review, Russo auspica che non si traduca in tagli su beni, servizi e dispositivi medici, in maniera indiscriminata, attraverso tagli lineari, ma diventi invece l’occasione per una reale riduzione degli sprechi.

E le aziende del farmaco? La rappresentanza delle aziende farmaceutiche presenti all’incontro alla Camera, hanno espresso un plauso alle recenti nomine delle due commissioni AIFA - Commissione consultiva tecnico-scientifica e Comitato prezzi e rimborso - ritenute cruciali, dopo più di tre mesi di stasi, per sbloccare l’immissione in commercio di farmaci innovativi, anche oncologici, nel nostro Paese.

«Ora, occorre dare vita a una “rete virtuosa dell’innovazione” - sottolinea il dottor Maurizio de Cicco, amministratore delegato Roche S.p.A. e Presidente GEF (Gruppo Europeo Farmindustria) - che, con la collaborazione di tutti gli attori, consenta uno sviluppo sostenibile del Sistema Salute italiano. Per raggiungere questo traguardo è necessario, da un lato, riconoscere tempestivamente, con criteri condivisi, le vere innovazioni terapeutiche, rendendole presto disponibili per tutti i pazienti sul territorio nazionale, abbattendo così il ‘ritardo cronico’ del Paese, dall’altro lato, bisogna evitare di penalizzare le aziende che credono nell’innovazione, permettendo loro di continuare a investire in ricerca e non gravandole, invece, del deficit delle Regioni relativo alla spesa farmaceutica ospedaliera».

«Penalizzare le aziende farmaceutiche che investono in ricerca e che creano valore per il Sistema Salute - conclude de Cicco - è un autogol che rischia di allontanare l’innovazione dal Paese, alimentando un vero e proprio “spread dell’innovazione” che penalizzerebbe l’Italia, rispetto ad altri mercati più “tutelati”». 

Il costo sociale dei tumori? «In Italia – afferma Carla Collicelli, vicedirettore del Censis – ha un impatto economico considerevole sulla vita dei pazienti e dei caregiver. È necessario intervenire per ridurre tale costo, senza compromettere i servizi e garantendo la loro fruibilità. Il tumore tende a essere sempre di più una malattia “cronica” nonché una  “patologia sociale di massa”, con un impatto sulla Società che va ben al di là degli aspetti strettamente sanitari».

 «Solo la piena operatività del Piano Oncologico Nazionale – aggiunge il professor Francesco De Lorenzo, presidente della FAVO, la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia – può oggi mettere fine, in Italia, alle inaccettabili disparità tra i malati di cancro nelle diverse Regioni, in termini di opportunità di assistenza domiciliare, trattamenti radioterapici, cure palliative, terapia del dolore, riabilitazione e anche per superare le diseguaglianze nell’accesso ai nuovi farmaci oncologici. Crediamo che si debba stabilire che per “specifiche fattispecie” (come i tumori) il parere dell’AIFA sia da ritenere non derogabile ed immediatamente valido in tutte le Regioni del Paese, individuando criteri condivisi per definire il grado di innovatività di un “nuovo” farmaco in oncologia».

L’utilizzo di terapie farmacologiche innovative? Per Giuseppe Tonini, del Direttivo Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, rappresenta spesso per i malati di cancro l’unica possibilità di contrastare la malattia, migliorando sia la sopravvivenza che la qualità di vita.

«Tuttavia, spesso, - dice Tonini - per i pazienti italiani l’accesso ai nuovi farmaci risulta difficile a causa delle diverse procedure. Nell’ambito delle autonomie regionali esistono, ad esempio, diverse discrepanze legate al processo già complesso di rimborsabilità dei farmaci. Questi meccanismi creano discriminazioni tra i cittadini delle diverse Regioni italiane e quelli delle altre Nazioni Europee. L’accordo della Conferenza Stato-Regioni del 2010 non ha contribuito a sanare le disuguaglianze tra i pazienti italiani, sia perché non è stato recepito da tutte le Regioni, sia per problematiche correlate alla definizione di farmaco innovativo in campo oncologico. Persistono, dunque, gravi diversità di accesso ai ‘nuovi’ farmaci antitumorali tra le Regioni, dovute a differenti meccanismi di valutazione per l’inserimento nei Prontuari Terapeutici Regionali, che in alcune Regioni può raggiungere anche i 50 mesi».

Dal dibattito è emersa la volontà dei protagonisti del Sistema Salute italiano di impegnarsi in una stretta collaborazione, al fine di assicurare uno sviluppo sostenibile nel campo dell’oncoematologia, a beneficio dei pazienti, dei caregiver e dell’intero Sistema Paese.