La SSFA diventa SIMeF (Società Italiana di Medicina Farmaceutica), cosa cambia oltre al nome?

Lo scorso 10 aprile, durante l'assemblea dei Soci SSFA, la Società di Scienze Farmacologiche Applicate, a grande maggioranza è stato approvato il cambio di denominazione sociale: la SSFA è diventata SIMeF, Società Italiana di Medicina Farmaceutica. Non è solo un cambio di nome ma anche di strategia e di rapporti con le altre società scientifiche. Ne abbiamo parlato con Marco Romano, presidente di SIMeF.

Lo scorso 10 aprile, durante l’assemblea dei Soci SSFA, la Società di Scienze Farmacologiche Applicate, a grande maggioranza è stato approvato il cambio di denominazione sociale: la SSFA è diventata SIMeF, Società Italiana di Medicina Farmaceutica. Non è solo un cambio di nome ma anche di strategia e di rapporti con le altre società scientifiche. Ne abbiamo parlato con Marco Romano, presidente di SIMeF.

La SSFA è una società con una lunga storia e tanti progetti realizzati, a cosa è dovuto questo cambio di ragione sociale?
Abbiamo preso questa decisione dopo averci riflettuto per oltre un anno, coinvolgendo il passaggio da un consiglio direttivo all’altro nel corso del 2017. All’inizio qualche consigliere era contrario perché la nostra è una società con più di 50 anni di storia; la SSFA è stata fondata nel 1964 quindi è ben consolidata nella mente (e nel cuore) di chi si occupa di ricerca clinica. Cambiare denominazione vuol dire abbandonare un brand cui siamo molto affezionati. Tuttavia la denominazione SSFA oggi non corrisponde più, se non in minima parte, alle attività che i suoi soci svolgono.

La società fu fondata da laureati in farmacologia, tossicologia, biologia, chimica, biochimica, provenienti dalle università e che le società chimico-farmaceutiche andavano assumendo per sviluppare la ricerca pre-clinica. Iniziava l’epoca della cosiddetta drug explosion, della scoperta dell’esistenza negli organi di recettori su cui agivano dei mediatori naturali, e che si potevano sintetizzare sostanze che agivano sui recettori stimolandone o bloccandone la funzione.

A quell’epoca, tuttavia, la sperimentazione clinica come oggi la intendiamo non esisteva. Nelle aziende chimiche non lavoravano medici, non esistevano norme di GCP né i comitati etici, i protocolli si limitavano ad un po’ di corrispondenza, la randomizzazione, la doppia cecità, il controllo ed il monitoraggio erano tutte attività e tecniche che iniziavano appena ad essere impiegate, anche su richiesta delle Autorità Regolatorie, che esigevano dimostrazione scientificamente corretta dell’attività dei nuovi e costosi farmaci.

A questo punto le aziende cominciarono ad avvertire la necessità di avere in casa un laureato in Medicina che potesse seguire lo sviluppo clinico del nuovo farmaco, ed i medici cominciarono ad essere assunti. In Italia, la benemerita dr.ssa Lucia Curcio, che lavorava in Farmitalia, fondò insieme ad un gruppo di colleghi medici il GARCI (Gruppo Autonomo Ricercatori Clinici dell’Industria) che raccoglieva appunto i laureati in Medicina attivi nell’industria farmaceutica. Questa associazione dopo pochi anni dalla costituzione confluì nella SSFA, che intanto era stata anch’essa costituita.

Chi è oggi il socio SSFA,  o meglio SIMeF?
Il socio SIMeF oggi è qualcuno che opera nella medicina farmaceutica all’interno di aziende medio-grandi o nelle piccole biotech, oppure nelle tante CRO che si sono sviluppate negli ultimi 20 anni. E’ una figura che si occupa esclusivamente di ricerca clinica, di farmaci e/o dispositivi medici quando vengono studiati nell’uomo.

La medicina farmaceutica include il medical affairs, tutte figure di tipo medico, ma non solo. Anche i farmacologi e coloro che sono specializzati in varie branche della medicina come oncologia, cardiologia ed altro, e che si occupano di portare i nuovi farmaci all’autorizzazione all’immissione in commercio. Ne fanno parte anche figure professionali non di tipo medico, come i clinical monitor (CRA), i project manager, chi si occupa di statistica, ed anche chi segue gli affari regolatori o la farmacovigilanza; sostanzialmente tutti coloro che lavorano nella medicina farmaceutica al fine di sviluppare nuovi farmaci dalla fase I, quindi dall’utilizzo nel volontario sano, fino alla fase IIIb e poi alla commercializzazione. Quindi il cambio di nome riflette il profondo mutamento cui è andata incontro la società scientifica e ciò che siamo diventati oggi.

Ci sarà anche un cambio di strategia?
Il cambio di nome dovrebbe facilitare i rapporti con le altre società scientifiche, non tanto quelle storicamente collegate alla SSFA come SIF, SITOX, SIAR, ma soprattutto quelle cliniche. Deve essere chiaro che all’interno di SIMeF c’è la conoscenza e la storia nel campo della metodologia degli studi clinici. Abbiamo le competenze per essere di supporto ai medici ed agli sperimentatori, un ruolo oggi sempre più importante.

L’interlocutore obbligatorio quando si parla di ricerca clinica, ora più che mai, dovrebbe essere sempre SIMeF perché la nostra società ha come primo obiettivo proprio la formazione dei giovani, di chi lavora nelle CRO e nelle aziende - ma anche e soprattutto la preparazione dei medici. Questi ultimi, che lavorano negli ospedali e nelle cliniche universitarie, devono essere istruiti a fare la sperimentazione clinica. Hanno però bisogno di una formazione specifica per fare gli sperimentatori, a maggior ragione considerando l’arrivo a breve del nuovo Regolamento Europeo, nonché delle specifiche richieste introdotte dalla legge Lorenzin. Questa preparazione potrà essere loro utile per lavorare come sperimentatori negli studi clinici, in tutte le aree terapeutiche, soprattutto in quelle più complesse come l’oncologia o il sistema nervoso.

Per quanto riguarda la veste grafica, cosa è cambiato o sta cambiando?
Il nostro sito internet è stato rinnovato, abbiamo attivi numerosi corsi e pianificato diversi congressi. Anche la nostra rivista, fondata nel 2006, verrà rinnovata come conseguenza di questo cambio di nome. La nostra rivista ha avuto molto successo negli anni e siamo arrivati a pubblicare 67 numeri. Il nome della nuova rivista sarà “Il giornale della SIMeF”, rinnovato sia nella sua veste grafica che nei contenuti. Arriverà dopo l’estate a tutti i soci SIMeF (e non solo) con tante novità.

Come SSFA abbiamo ormai quasi raggiunto i 1000 soci; il lancio della SIMeF sarà molto importante anche allo scopo di avvicinare maggiormente i giovani, considerando il cammino già intrapreso dal gruppo SSFA giovani che ha avuto un notevole successo. Continueranno le collaborazioni in atto sia con le Università attraverso i master, sia con le Autorità Regolatorie, e ci saranno nuovi progetti nelle diverse regioni. Alcune, come Lazio e Lombardia, ci hanno già chiesto di organizzare dei corsi identificandoci correttamente come la Società di Medicina Farmaceutica.