Malattie croniche, per un'assistenza migliore bisogna puntare alla medicina di valore

È la medicina basata sul valore il tema centrale del Convegno "La Value Based Healthcare nel contesto della cronicità" che si è tenuto oggi a Roma, organizzato per stimolare il dibattito tra rappresentanti delle Istituzioni, clinici, manager e Associazioni Pazienti al fine di condividere e trovare, insieme, idee e possibili soluzioni per rispondere, in modo più efficace, ai bisogni assistenziali della popolazione e, in modo più efficiente, alle esigenze del sistema sanitario stesso.

È la medicina basata sul valore il tema centrale del Convegno “La Value Based Healthcare nel contesto della cronicità” che si è tenuto oggi a Roma, organizzato per stimolare il dibattito tra rappresentanti delle Istituzioni, clinici, manager e Associazioni Pazienti al fine di condividere e trovare, insieme, idee e possibili soluzioni per rispondere, in modo più efficace, ai bisogni assistenziali della popolazione e, in modo più efficiente, alle esigenze del sistema sanitario stesso.

Riorganizzazione dell’assistenza sulla base del reale bisogno di salute del paziente, formazione di network multispecialistici integrati sul territorio, coinvolgimento di tutti gli operatori che agiscono nel percorso di gestione della malattia cronica e condivisione delle best practice sono le chiavi di volta per rinnovare il Servizio sanitario nazionale.

Sono 24 milioni gli italiani affetti da malattie croniche, che gravano oggi sul SSN per circa 66,7 miliardi di euro e si stima che questi costi raggiungeranno i 70,7 miliardi nel 2028. Tra le aree della cronicità, l’osteoporosi e le fratture da fragilità meritano una particolare attenzione non solo per la numerosità dei pazienti e l’impatto sul Ssn, ma anche come ‘banco di prova’ per valutare l’attuale modello di gestione del paziente e mettere in luce aree di miglioramento e obiettivi da raggiungere nella presa in carico dei pazienti cronici

Il Ssn si trova infatti a gestire una complessità di variabili: il progressivo invecchiamento della popolazione e l’aumento dell’incidenza delle malattie croniche - che oggi coinvolgono circa il 40% della popolazione, circa 24 milioni di italiani - e delle comorbidità; le disuguaglianze strutturali a livello regionale in termini di misure di prevenzione, ritardi nelle diagnosi e qualità assistenziale variabile; la difficoltà d’interazione tra i diversi specialisti e tra la medicina del territorio e quella ospedaliera.

Il convegno odierno è frutto della collaborazione tra HPS - Aboutpharma e UCB Pharma Italia e ha avuto come obiettivo il favorire un confronto tra tutti gli attori coinvolti al fine di ripensare i modelli di assistenza, focalizzandosi sulle reali esigenze del paziente, sul percorso di ‘presa in carico’ nella sua complessità ed evidenziare i benefici clinici ottenuti dall’integrazione delle diverse expertise in un unico team di assistenza.

Si intende quindi affrontare le sfide che provengono dalla governance: il Servizio sanitario deve essere in grado di garantire l’accessibilità delle cure, evitando di aumentare ulteriormente i costi e mantenendo qualità e innovazione nell’ottica della ‘personalizzazione delle cure’ che sempre più caratterizza la medicina contemporanea. Un’innovazione che, in ambito farmaceutico, è stata garantita fino ad oggi nel nostro Paese grazie al mantenimento di prezzi dei farmaci tra i più bassi d’Europa e a una spesa tra le più basse a livello mondiale, ma che deve sempre più tenere in considerazione il nuovo scenario di multi-cronicità attuale e pensare a un efficientamento nell’allocazione e distribuzione delle risorse economiche.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le malattie croniche richiedono l’impegno di circa il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale. In Italia, si spendono oggi circa 66,7 miliardi di euro per queste patologie e si stima che questa spesa raggiungerà i 70,7 miliardi nel 2028.

Ipertensione, artrosi/artrite, osteoporosi, diabete e scompenso cardiaco sono oggi le patologie croniche più diffuse e sono in particolare le donne ad essere più frequentemente “multi-croniche” (42,6% degli uomini vs 54,4% delle donne) con problemi di osteoporosi (incidenza del 5,2% negli uomini vs 31,2% nelle donne) e di artrosi/artriti (27,8% degli uomini vs 48,3% delle donne).

Bisogna inoltre tenere in considerazione che l’aumento delle patologie croniche non è solo dovuto all’invecchiamento della popolazione: l’innovazione medico-scientifica ha reso possibile la cura dove non disponibile precedentemente e le nuove terapie hanno di fatto cronicizzato patologie che pur non potendo essere curate definitivamente, sono state in qualche modo “stabilizzate” coinvolgendo anche fasce d’età più giovani. Basti pensare, per esempio, ai traguardi ottenuti nella cura del cancro o ad alcune patologie neurologiche, come la sclerosi multipla.

Il Servizio sanitario nazionale deve quindi essere in grado di creare una filiera di servizi adeguata alla gestione efficace delle singole patologie mettendo in relazione ospedale e territorio, costruendo un percorso flessibile e capace di adattarsi alle esigenze dei pazienti. Dall’approvazione del Piano Nazionale della Cronicità nel 2016, alcune esperienze sono state avviate, a livello nazionale e regionale, ma resta ancora molto da fare, in particolare nella corretta valutazione del valore del costo-beneficio dell’assistenza, sia per il paziente che il per il SSN.

Una medicina basata sul valore deve infatti saper conciliare outcome di salute positivi per il paziente e costi sostenibili. Ciò significa dare priorità a prestazioni e servizi assistenziali di alto valore, sicuri, efficaci e appropriati che utilizzino modelli organizzativi di ‘presa in carico’ disegnati per assecondare le peculiarità del paziente con un approccio sistemico e multidimensionale, in cui ogni operatore del Sistema salute sia attivamente partecipe del percorso di cura e gestione del paziente cronico.

“Per creare questa rivoluzione – precisa Andrea Silenzi, Università Cattolica del Sacro Cuore e vicepresidente Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (SIMM) -  è necessario in primo luogo lavorare sulla cultura dei professionisti e sul coinvolgimento dei cittadini, cambiare mentalità e procedere per step che prevedano, in primo luogo, la riorganizzazione dell’assistenza sulla base del reale bisogno di salute del paziente, favorendo la formazione di equipe multidisciplinari e network assistenziali, in modo da connettere trasversalmente i diversi attori coinvolti nel percorso integrato di cura; in secondo luogo, una nuova metodologia di lavoro basata sulla comunicazione trasparente delle informazioni relative agli esiti di salute e sulla condivisione delle buone pratiche “real world””.

Introdurre un metodo multidisciplinare e multi-professionale comune a tutto il personale di cura vuol dire anche cambiare l’approccio nella formazione che va orientata in senso trans-professionale: bisogna infatti sviluppare negli operatori sanitari una professionalità ‘trasversale’ adeguata alle esigenze di un sistema di cure integrate che deve rispondere al quadro attuale di multi-cronicità e fragilità.

Tra le aree della cronicità che meriterebbero una particolare attenzione per la numerosità dei pazienti e per l’impatto sul SSN, troviamo l’osteoporosi e le fratture da fragilità che in Italia interessano ogni anno circa 600.000 persone[i], ma di cui si stima un’incidenza molto maggiore nella realtà. Diversamente da quanto già accade in alcune aree terapeutiche come quella cardiovascolare, in cui la presa in carico e il trattamento del paziente sono scanditi da percorsi e procedure standardizzate, nell'ambito dell’osteoporosi e delle fratture da fragilità questo percorso non è ancora stato organizzato in un'ottica di sistema assistenziale a livello nazionale. Esistono degli esempi in ambito internazionale, quali i Fractures Liaison Services, a cui l’Italia dovrebbe ispirarsi per costruire strutture di continuità assistenziale e terapeutica multidisciplinari organizzate come Unità dipartimentali in prossimità dei centri di ortopedia o dei Pronto Soccorsi ortopedici