In occasione della VI Giornata nazionale del malato oncologico, è stato presentato a Roma presso il Senato, il Terzo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologi elaborato dall’Osservatorio costituito dalla Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia), dal Censis, dall’Inps, dall'Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), dall’Airo (Associazione italiana radioterapia oncologica), dalla Sie (Società italiana di ematologia), dal ministero della Salute e dall’Istituto Tumori di Milano.

Secondo gli esperti, sono 2 milioni e 250 mila gli italiani che vivono con una diagnosi di tumore e di questi, il 56% sono donne. Ma c’è una buona notizia. Secondo il Rapporto, la sopravvivenza dei pazienti oncologici continua a crescere. Infatti, secondo gli esperti, circa il 57% dei malati di cancro sono ancora in vita a 5 anni dalla diagnosi e circa 800 mila sono vivi dopo oltre 10 anni.

La quota più alta di persone che hanno avuto una diagnosi di tumore da almeno cinque anni, riguarda coloro che hanno avuto diagnosticato un tumore alla mammella (il 66% del totale), alla vescica, (circa il 60% di lungo sopravviventi), al colon-retto (il 54% di lungo sopravviventi sul totale delle persone che hanno avuto una diagnosi di tumore di colon-retto). Sono intorno al 40% i malati con una diagnosi da almeno 5 anni tra quelli con tumore alla trachea, ai bronchi e polmoni.

Il Rapporto mette però in evidenza anche una serie di criticità che creano forti disparità di cura e di qualità della vita tra i malati di cancro.

Offerta di posti letto in area oncologica in Italia
La media italiana di posti letto in area oncologica è di 1,1 posti letto ogni 10.000 abitanti, ma anche in questo caso esistono disparità regionali. Dal Rapporto emerge la forte dotazione del Molise (2,1 p.l. per 10.000 abitanti) a fronte dei livelli, inferiori del 50% rispetto alla media nazionale, delle province autonome di Bolzano e Trento o della Puglia; in queste regioni, infatti, la disponibilità in area oncologica si ferma rispettivamente a 0,2, 0,4 e 0,6.

In molte regioni apparati di radioterapia inadeguati
La radioterapia italiana, negli ultimi anni, ha registrato un aumento del numero di centri di Radioterapia e delle loro dotazioni strumentali. Tuttavia il Rapporto evidenzia come la radioterapia italiana è ancora fortemente sottodimensionata. A fronte di una media nazionale di 10,2 posti letto per  un milione di abitanti, la Provincia di Trento supera addirittura i 40 e dotazioni nettamente superiori vi sono anche in Toscana e in Friuli Venezia Giulia, mentre Valle d'Aosta, P. A. di Bolzano, Marche e Basilicata continuano ad essere del tutto prive di posti letto per radioterapia. E' evidente, comunque, che il modello di organizzazione differisce a seconda delle linee strategiche che le singole Regioni si sono date nell'ambito della propria autonomia organizzativa e finanziaria. Per questo motivo le differenze, a livello complessivo, possono essere compensate da altri dislivelli presenti in altri settori della sanità.

Continua la migrazione sanitaria da Sud a Nord
Il 39% degli italiani è pronto a migrare in un’altra Regione in caso di malattia, il dato sale al 48% per il meridione. Il 39,1% sarebbe disposto ad andare all’estero per curarsi e il 3% lo ha già fatto. Particolare il caso della Basilicata, dove ad alti livelli di fuga corrispondono anche alti livelli di attrazione, probabilmente dovuti alle condizioni ancora più critiche delle Regioni limitrofe, che rendono la Basilicata un punto di riferimento per i ricoveri per tumori e chemioterapia.
L’indice di fuga maggiore è quello della Calabria sia per i ricoveri che per tumori (55,62%) che per la chemioterapia (32,86%). Dall’altra parte, la Regione più ricercata per i ricoveri per tumori è il Molise (indice di attrazione pari al 31,65%), mentre per i ricoveri per chemioterapia la Regione più ambita è il Friuli Venezia Giulia, con un indice di attrazione del 38,78%.

Continuano le disparità assistenziali
Il costo che pesa direttamente sulle tasche delle persone che rappresentano i nuovi casi di tumore alla mammella ogni anno è quasi di 142 milioni di euro. Il costo annuale a carico delle persone e relative famiglie riferito a coloro che hanno avuto una diagnosi di tumore alla mammella nei cinque anni precedenti può essere stimato, invece, oltre ai 700 milioni di euro annui.

“Le disparità nelle condizioni assistenziali dei pazienti oncologici hanno implicazioni significative sui costi sociali e, in particolare, su quelli privati che pesano sui malati e sulle famiglie” perché, osserva il presidente della Favo, Francesco De Lorenzo, “le migrazioni sanitarie interregionali generano non solo flussi finanziari tra i Servizi sanitari locali, ma anche una serie di costi aggiuntivi, per spostamenti e altre voci, che vengono direttamente sostenuti dalle persone malate e dai loro congiunti. La riduzione del costo sociale ha ovviamente una strada maestra nel miglioramento delle cure e nell’innalzamento progressivo della loro efficacia”. Costo sociale che in totale, secondo il Rapporto, è pari a oltre 380 milioni di euro per i nuovi casi nel 2010 (inclusivo anche dei costi diretti a carico del Servizio sanitario nazionale, oltre che di quelli privati), e a 1,9 miliardi per le persone con diagnosi di tumore nei cinque anni precedenti.