Il 67,4% dei medici italiani ritiene che la nuova normativa sulla prescrizione dei farmaci oppiacei  aiuterà la riduzione dell'oppiofobia, cioè i timori che ancora oggi esistono nei confronti dei farmaci oppioidi, spesso vissuti come veri e propri stupefacenti.  Tuttavia, ben il 65,9% pensa che persistano importanti barriere alla prescrizione, riconducibili a motivazioni culturali ma anche a una scarsa formazione che identifica gli negli oppioidi i farmaci per la cura del dolore oncologico.
Si avverte anche una carenza di informazioni: il 66,3% dei medici pensa di avere bisogno di un aggiornamento delle proprie conoscenze, il 18,3% ne ha una forte esigenza e solo il 15,5% ritiene le proprie conoscenze adeguate.

Questi dati sono frutto di un'indagine condotta da Doloredoc, il sito internet di riferimento per la terapia del dolore. Sono stati presentati in occasione dell'avvio di "Change Pain", un nuovo progetto informativo, formativo e di ricerca promosso a livello internazionale da EFIC, l'associazione scientifica europea contro il dolore, con il sostegno di Grünenthal, azienda farmaceutica tedesca fortemente impegnata nella lotta al dolore, in partnership con SIMG, FederDolore e AISD, Associazione Italiana per lo Studio del Dolore.

"Il progetto - afferma Giustino Varrassi, Presidente EFIC - si prefigge di modificare l'atteggiamento culturale e assistenziale in quelle nazioni in cui, come in Italia, una nuova cultura di cura o prevenzione delle sofferenze stenta a decollare. Questo sarà fatto cercando di incidere sui due fattori cruciali: informazione e formazione ma anche stimolando la ricerca, sempre decisiva nell'influenzare i processi evolutivi che portano al miglioramento della cura di ogni patologia".

"L'obiettivo del progetto Change Pain - aggiunge Andrea Galanti, Direttore Medico Grünenthal - è quello di aumentare la sensibilità e l'attenzione sul tema dolore, attraverso la comprensione dei bisogni dei pazienti e lo sviluppo di progetti e soluzioni volti a supportare gli operatori sanitari impegnati a migliorarne la qualità della vita".

Il progetto formativo sul medico di famiglia, presentato da Pierangelo Lora Aprile, responsabile area Dolore di SIMG,  prevede una serie di attività di formazione effettuate in partnership con SIMG. Inizialmente, saranno coinvolte 4 regioni pilota (Piemonte, Lombardia, Toscana, Campania) che andranno ad aggiungersi alle 4 identificate dal progetto del Ministero della salute (Emilia Romagna, Lazio, Sicilia, Veneto). Il corso di formazione, denominato COMPASS sarà teorico pratico e i suoi risultati saranno oggetto di un attento monitoraggio effettuato da SIMG, per verificare l'effetto della formazione sui comportamenti pratici dei medici di famiglia.

Vi sarà poi un secondo progetto, denominato MAP,  rivolto agli specialisti in reumatologia, ortopedia, medicina interna, oncologia e geriatria. Coordinati da uno specialista in terapia del dolore, i corsi saranno incentrati su casi clinici concreti e avranno una parte dedicata alla formazione sulla relazione medico-paziente. Lo scopo è far si che si instauri un vero e proprio patto terapeutico, perché il dolore, che non sempre può essere rimosso nelle sue cause, può e deve essere gestito.

Sempre nell'ambito di Change Pain, presso gli ospedali e gli ambulatori dei Medici di Famiglia, è in fase di distribuzione il "misura-dolore". Si tratta della "numeric rating scale", uno strumento validato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che serve al paziente per indicare l'intensità del dolore attraverso una scala di valutazione numerica da 0 a 10, estremi che indicano rispettivamente nessun dolore e il peggior dolore possibile. Quello misurato è un dato soggettivo e non assoluto, perché lo stesso dolore viene percepito diversamente tra diversi pazienti. E' molto utile per misurare le variazioni rispetto al  dolore iniziale e l'effetto di una terapia.
Per i bambini, che non sanno ancora leggere, è stata realizzata una scala diversa che utilizza le "emoticons", faccine che esprimono un grado diverso di dolore o di benessere.

"Quando si parla di dolore si pensa ai malati terminali o al dolore oncologico, ma il dolore è un'esperienza molto più quotidiana di quello che si pensi", sottolinea William Raffaeli - Presidente FederDolore. "Dolore è mal di schiena, mal di testa o dolore articolare; penso che dargli una dimensione "quotidiana" aiuterebbe a eliminare tanti tabù che ancora sopravvivono quando si parla di dolore".

"Da una situazione di oggettivo arretramento, oggi, con l'approvazione della legge 38/2010, l'Italia è il primo Paese europeo ad avere una legge dedicata alla terapia del dolore anche a livello pediatrico" - chiarisce Guido Fanelli, Coordinatore della Commissione Ministeriale sulla terapia del dolore. "Campagne informative ed educazionali sono necessarie per una corretta applicazione della legge: informare i cittadini circa i loro diritti in fatto di trattamento del dolore e, contemporaneamente, ai medici far sapere che il monitoraggio e il trattamento del dolore sono un obbligo di legge. Anche le strutture sanitarie saranno sostenute a curare il dolore infatti, l'art. 5 della legge 38, prevede un adeguamento tariffario a livello nazionale".