E’ paragonabile al Nobel dei farmaci. E’ il premio Galeno che ogni anno identifica i farmaci più innovativi, quelli che possono contribuire a un reale avanzamento terapeutico. Quest’anno i vincitori sono stati l‘antidepressivo agomelatina, farmaco frutto della ricerca Servier e Stroder,  e fingolimod, farmaco sviluppato da Novartis per il trattamento della sclerosi multipla.

La cerimonia di consegna dei premi si è svolta a Milano nella splendida cornice di Palazzo Spinola, sede della Società del Giardino, uno dei club più antichi e prestigiosi d’Italia, alla presenza dei rappresentanti del mondo della medicina, della ricerca, delle società scientifiche e dell'industria farmaceutica, dell’informazione e della società civile del nostro Paese.

Tutta la manifestazione è stata organizzata da Springer-Verlag Italia, che si è adoperata con una regia impeccabile.

L’annuncio è stato dato dal Comitato scientifico del Premio, presieduto dal Prof. Rodolfo Paoletti, e composto da 20 tra i più affermati e prestigiosi farmacologi e clinici italiani. Ha consegnato il Premio Galeno il Prof. Giorgio Racagni, ordinario di Farmacologia e direttore del dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano.

Nel presentare i due vincitori, agomelatina e fingolimod, il Prof. Rascagni ha sottoplienato il valore degli altri tre farmsci finalisti.
Plerixafor, farmaco di Sanofi, molecola indicata per migliorare la mobilizzazione delle cellule staminali per il prelievo e il successivo trapianto autologo in pazienti affetti da linfoma e mieloma multiplo. Il quarto finalista è stato denosumab, anticorpo monoclonale diretto contro il ligando di RANK e innovativo farmaco per la terapia dell'osteoporosi e delle metastati ossee in corso di tumore. Infine, la giuria del Premio Galeno ha riconosciuto il valore di azacitidina, il primo farmaco di una nuova classe di terapie epigenetiche, è una sostanza ad alta attività demetilante del DNA ed è utilizzata nel trattamento della sindrome mielodisplasica.

Per la categoria Ricerca clinica o sperimentale, il Premio è stato attribuito alla Dott.ssa Sofia Francia, ricercatrice della Fondazione IFOM (Istituto F.I.R.C di Oncologia Molecolare) di Milano per l’individuazione delle DD-RNA, molecole di RNA non codificante implicate nell’attivazione dei meccanismi molecolari che preservano l’integrità del DNA e ne garantiscono la riparazione in caso di danneggiamento. Ha consegnato il Premio il Prof. Franco Dammacco, del dipartimento di Medicina Interna e Oncologia dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari, Policlinico.

Il Comitato del Premio Galeno ha attribuito uno speciale Premio Galeno alla carriera al Prof. Rodolfo Paoletti riconoscendo l’eccezionale rilievo della sua attività di ricerca e d’insegnamento in Farmacologia, nonché il suo il tenace sforzo per sostenere, per molti anni, il Premio Galeno nel nostro paese.

Ha consegnato il Premio il Prof. Paolo Preziosi, Professore emerito di Farmacologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Sono interessanti le motivazioni che hanno portato alla scelta dei due vincitori.

Fingolimod, si legge nel documento diffuso dal comitato scientifico del Premio Galeno,  è un farmaco per la sclerosi multipla, considerato innovativo per le sue caratteristiche farmacocinetiche e farmacodinamiche. È infatti la prima molecola a somministrazione orale registrata per questa patologia, con un vantaggio in termini di compliance da parte del paziente. Analogo strutturale della sfingosina, fingolimod ne desensibilizza i recettori: proprio questo peculiare meccanismo d’azione lo differenzia dai farmaci con la stessa indicazione terapeutica. In particolare, fingolimod agisce sui recettori localizzati sui linfociti, promuovendone una ritenzione selettiva e reversibile nel tessuto linfonodale, così come sui recettori degli oligodendrociti, con un potenziale effetto a livello del sistema nervoso centrale, in grado di favorire i meccanismi di riparazione e rimielinizzazione.
Questo nuovo trattamento, commenta il Prof. Giancarlo Comi, direttore della neurologia all'Ospedale San Raffaele di Milano, "é il capostipite di una nuova classe di farmaci chiamati modulatori dei recettori della sfingosina 1-fosfato. Si tratta di un farmaco che sta contribuendo a cambiare la malattia: rispetto alla terapia standard con interferone è in grado di dimezzare le ricadute e di ridurre del 40% la progressione dell'atrofia cerebrale, con un effetto rapido e mantenuto nel tempo. Fingolimod genera, da un punto di vista clinico, un'azione globale di protezione su vari aspetti che caratterizzano la malattia".

L’altro vincitore, agomelatina, è un farmaco antidepressivo caratterizzato da un meccanismo d’azione innovativo: si comporta infatti come agonista dei recettori melatonina 1 (MT1) e 2 (MT2) e come antagonista del recettore per la serotonina 5HT2C, promuovendo una risincronizzazione dei diversi ritmi biologici che risultano alterati nel paziente depresso. Questo meccanismo lo differenzia da tutti gli altri farmaci antidepressivi che agiscono bloccando la ricaptazione delle amine biogene.
“La maggioranza delle condizioni depressive rimane oggi non diagnosticata e non trattata e oltre un terzo dei pazienti trattati non risponde in modo soddisfacente alle terapie”, commenta il professor Mario Maj, Direttore Dipartimento di Psichiatria, Università di Napoli SUN, Past-President World Psychiatric Association. “Appare quindi necessario, da un lato, favorire l’accesso alle cure per la depressione, oggi limitato da ostacoli di natura finanziaria, culturale e organizzativa, e dall’altro incentivare lo sviluppo di interventi farmacologici e psicoterapeutici realmente innovativi”.
Gli effetti collaterali di agomelatina appaiono limitati e il farmaco può quindi coprire una nicchia di pazienti per i quali le terapie disponibili non sono sufficienti oppure nei quali la depressione si associa ad altre patologie neurodegenerative, cardiovascolari e oncologiche che spesso limitano la compliance alla terapia antidepressiva.

La cerimonia ha ospitato anche gli interventi del Prof. Giorgio Cantelli Forti, presidente del Collegio Nazionale dei Farmacologi Universitari (CFNU), e della Dott.ssa Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria, che hanno sottolineato l’importanza del Premio Galeno per la valorizzazione della ricerca di base e applicata in campo biomedico, in termini sia di conoscenza scientifica e di miglioramento delle possibilità di cura di patologie gravi e diffuse, sia in termini di sviluppo economico, in un momento certo non facile per il comparto farmaceutico.