Al via Caravaggio, studio clinico su cancro e tromboembolismo: la ricerca FADOI diventa europea

Promosso da FADOI e tutto italiano, il progetto coinvolge 1200 pazienti nel mondo che hanno tumore e malattie tromboemboliche

Una ricerca internazionale indipendente promossa e coordinata interamente dall’Italia. Si tratta dello studio CARAVAGGIO, gestito dalla società scientifica FADOI, con la collaborazione dell’Università di Perugia e sotto la direzione del professor Giancarlo Agnelli. E' un trial no profit che valuterà pazienti oncologici che hanno contemporaneamente malattie tromboemboliche.

Lo studio è stato presentato durante il XXII Congresso Nazionale FADOI, in programma dal 13 al 16 Maggio 2017 a Sorrento.

L’obiettivo è il confronto, nel trattamento della malattia (embolia polmonare, trombosi venosa), tra la terapia standard, ovvero iniezioni dell’anticoagulante eparina, e l’assunzione di un anticoagulante orale (apixaban).

Fra le peculiarità del progetto vi è lo sforzo di realizzare uno dei primi studi tutto su base informatica, per esempio anche raccogliendo su supporto elettronico il consenso dei pazienti.

“È la prima volta che una società scientifica italiana è provider unico di uno studio di tale portata - spiega Andrea Fontanella, Presidente Nazionale FADOI - attirando finanziamenti internazionali. È un segnale importante per i ricercatori e per la comunità scientifica: anche in Italia si può fare ricerca ad alti livelli”.

Caratteristiche dello studio CARAVAGGIO
Lo studio CARAVAGGIO prevede il coinvolgimento di circa 1200 pazienti con 120 centri ospedalieri in Italia, in 9 Paesi europei, in Israele, negli Stati Uniti e in Canada. L’Italia è il primo Paese per numero di centri coinvolti (39). Il progetto è partito il 12 aprile scorso, con l’arruolamento del primo paziente a Perugia. 

Tromboembolismo venoso nel paziente oncologico
Il tromboembolismo venoso rappresenta una delle più importanti cause di morbilità e mortalità nei pazienti con cancro. Si stima che circa il 15% dei pazienti neoplastici presenti una complicanza tromboembolica nel corso della propria malattia, con un importante impatto anche in termini prognostici visto che l’embolia polmonare fatale rappresenta la seconda causa di morte nel paziente oncologico.

Il trattamento ottimale del TEV nei pazienti affetti da neoplasia è quindi un problema di grande importanza clinica e si caratterizza rispetto alla popolazione generale per alcune peculiarità.

Numerosi studi hanno infatti dimostrato che in questi pazienti il trattamento antitrombotico è meno efficace e meno sicuro rispetto ai pazienti senza neoplasia, in quanto si associa ad una maggiore incidenza di recidive e di complicanze emorragiche.