Vaccino contro l'AIDS, la SIMIT avverte "non serve per la cura, bisogna continuare a prendere i farmaci"

"Nonostante le molte aspettative e gli sforzi compiuti in tutto il mondo per mettere a punto una cura funzionale per l'HIV, nessun vaccino terapeutico o combinazione di farmaci ha finora raggiunto questo obiettivo", è la precisazione che arriva dagli specialisti della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali commentando i dati recentemente pubblicati sugli effetti a lungo termine della inoculazione intradermica di proteina Tat biologicamente attiva che sono al momento positivi e hanno suscitato un forte eco.

"Nonostante le molte aspettative e gli sforzi compiuti in tutto il mondo per mettere a punto una cura funzionale per l'HIV, nessun vaccino terapeutico o combinazione di farmaci ha finora raggiunto questo obiettivo", è la precisazione che arriva dagli specialisti della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali commentando i dati recentemente pubblicati sugli effetti a lungo termine della inoculazione intradermica di proteina Tat biologicamente attiva che sono al momento positivi e hanno suscitato un forte eco.

Cos’è il vaccino Tat?
Tat è una proteina chiave per la virulenza dell'HIV che è stata presa di mira per lo sviluppo
di un vaccino terapeutico finalizzato all'intensificazione della cART (terapia antiretrovirale). I risultati da studi clinici di fase II in Italia (ISS T-002) e Sud Africa (ISS T-003) hanno indicato che la vaccinazione Tat promuove l’aumento delle cellule T CD4 + e il ritorno all'omeostasi immunitaria riducendo il serbatoio del virus in pazienti cronicamente trattati con cART.

Il vaccino è stato messo a punto dall’équipe guidata da Barbara Ensoli, Direttore del Centro Nazionale per la Ricerca su HIV/AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità.

I risultati dello studio ISS T-002
Il 13 febbraio è stato pubblicato su Frontiers in Immunology uno studio italiano che ha coinvolto 8 centri clinici italiani e l’Istituto Superiore di Sanità e che ha evidenziato come, dopo follow up di 8 anni, la somministrazione del vaccino Tat a pazienti in terapia antiretrovirale (cART) si è rivelata capace di ridurre drasticamente il “serbatoio di virus latente” inattaccabile dalla sola cART.

Come riportato in un comunicato emesso dall’Istituto Superiore di Sanità, nello studio i volontari trattati con cART e vaccinati con la proteina Tat hanno mostrato un forte calo del DNA provirale nel sangue, avvenuto con una velocità in media 4-7 volte maggiore di quella osservata in studi analoghi in pazienti trattati solo con cART.

Nei volontari vaccinati, inoltre, la riduzione del serbatoio di virus latente si è associata ad un aumento delle cellule T CD4+ e del rapporto delle cellule T CD4+/CD8+. Queste caratteristiche vengono riscontrate anche in rari pazienti, denominati post-treatment controllers, in grado di controllare spontaneamente la riattivazione della replicazione virale dopo aver sospeso la terapia, i quali hanno, infatti, un serbatoio di virus latente di dimensioni assai ridotte, come evidenziato da bassi valori di DNA provirale e mostrano un buon recupero del sistema immune, come indicato da un elevato rapporto dei linfociti T CD4+/CD8+.

La SIMIT ha voluto fare delle precisazioni al fine di chiarire cosa effettivamente sia questo vaccino, per evitare che si creino aspettative ancora ingiustificate.

Non è un vaccino preventivo
Tat è stato impiegato con finalità terapeutiche in persone che si erano in precedenza infettate con HIV. Non vi sono quindi dati che ne sostengano un ruolo nel prevenire l’infezione da HIV. Non è quindi un vaccino preventivo. Per essere più chiari, non è un vaccino come quelli contro il morbillo o l’epatite B, che sono in grado di prevenire queste infezioni. A oggi, non abbiamo e non sappiamo se riusciremo ad avere un vaccino in grado di proteggere contro l’infezione da HIV .

Non può sostituire la terapia antiretrovirale
Tat non può sostituire la terapia antiretrovirale, né permette, allo stato attuale delle conoscenze, di sospenderla. Nello studio in questione la proteina Tat è stata somministrata in persone in trattamento con farmaci antiretrovirali nelle quali l’attività replicativa del virus risultava già bloccata dal trattamento farmacologico assunto e che hanno continuato ad assumere per tutto il tempo considerato dall’indagine.
Gli ultimi dati pubblicati sono stati ottenuti dall’osservazione protratta nel tempo di una parte dei pazienti che avevano aderito a uno studio precedente. Non era previsto un gruppo di controllo costituito da persone che, partendo da caratteristiche individuali, conta delle cellule CD4+ e viremia comparabili a quelle di coloro che hanno ricevuto Tat, abbiano assunto lo stesso loro trattamento antiretrovirale senza ricevere Tat.

Questo confronto, che andrebbe attuato su un numero di pazienti più consistente di quello arruolato nello studio a cui ci stiamo riferendo, è indispensabile per determinare l’effettivo contributo di Tat nell’incrementare la riduzione dei reservoir virali rispetto a quanto dovuto alla sola terapia antiretrovirale.

Conclusioni della SIMIT, continuare la corretta assunzione dei farmaci
Concludendo, lo studio presenta vari spunti di interesse, che meritano di essere portati alla conoscenza della comunità scientifica e delle persone che vivono con HIV/AIDS. Per quanto già esposto, i dati vanno tuttavia interpretati con la necessaria cautela.

Nonostante le molte aspettative e gli sforzi compiuti in tutto il mondo per mettere a punto una cura funzionale per l'HIV, nessun vaccino terapeutico o combinazione di farmaci ha finora raggiunto questo obiettivo. SIMIT fa presente a tutti i pazienti, ai loro congiunti e a chiunque sia interessato di evitare generalizzazioni e ‘fughe in avanti’ che possano suscitare false speranze e incrinare la volontà di proseguire per l’unica via che ad oggi garantisce il blocco della replicazione del virus e la ripresa della malattia: la corretta e stabile assunzione dei farmaci antiretrovirali consigliati dallo specialista infettivologo.