BPCO: un’emergenza sanitaria mondiale, una patologia che cresce velocemente nascondendosi dietro sintomi troppo spesso sottovalutati. Tosse, catarro, difficoltà respiratorie e apnee notturne rappresentano disturbi all’apparenza “normali”, ma che possono causare conseguenze drammatiche.
La broncopneumopatia cronica ostruttiva rappresenta oggi la quarta causa di morte in Italia con più di 2,5 milioni di persone che ne soffrono e un costo sociale elevatissimo di circa 2.100 Euro all’anno per ogni singolo paziente.

Uno scenario complesso che ha contribuito a favorire la creazione di alleanze tra tutti coloro che sono ogni giorno impegnati nella lotta alla BPCO, sinergie che hanno permesso di raggiungere un traguardo storico: la realizzazione del primo documento per la gestione clinica integrata della patologia, frutto della collaborazione tra medici specialisti, medici di medicina generale, società scientifiche e mondo accademico e sostenuto, a testimonianza del peso specifico dell’iniziativa, anche dalle Istituzioni.

Il documento è stato redatto da AIMAR, Associazione Scientifica Interdisciplinare per lo Studio delle Malattie Respiratorie, AIPO, Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri, e SIMER, Società Italiana di Medicina Respiratoria, con la collaborazione della SIMG, Società Italiana di Medicina Generale, la partecipazione attiva del Ministero della Salute e dell’AGENAS, Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali e ha ricevuto anche l’endorsement della GARD (Global Alliance against Chronic Respiratory Diseases).

Tale documento, il cui progetto è stato reso possibile dal contributo non condizionante di Boehringer Ingelheim, azienda impegnata nel settore respiratorio e da sempre attenta alla salute dei pazienti, è stato elaborato con il comune obiettivo di poter disporre di uno strumento operativo, una sorta di manuale basato su un modello terapeutico integrato, per una diagnosi precoce e una cura adeguata.
Solo la tempestiva presa di in carico del paziente e la definizione di un percorso diagnostico-terapeutico adeguato possono favorire un’efficace gestione della BPCO, patologia che tende ad aggravarsi attraverso una graduale e inarrestabile evoluzione e una serie di complicanze per coloro che, per età avanzata o a causa dell’abitudine al fumo, risultano più esposti.

Questi sono alcuni dei temi affrontati oggi in occasione della Tavola Rotonda promossa dall’Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione e organizzata presso la sala “Caduti di Nassirya” del Senato della Repubblica, incontro durante il quale sono stati illustrati gli obiettivi del documento “La Gestione Clinica Integrata della BPCO” che rappresenta la prima importante tappa della diffusione sul territorio nazionale di questo modello terapeutico.

“I dati in nostro possesso sono molto chiari”, dichiara il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica e Presidente dell’Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione.  “Le malattie respiratorie costituiscono, anche a causa dei troppi casi sottostimati e sotto diagnosticati, la seconda causa di morte a livello mondiale. L’Italia conferma questa triste tendenza, con un’età media della popolazione in aumento e un popolo di fumatori che rappresenta il 27% degli abitanti. Davanti a uno scenario così complesso – conclude il Senatore – è fondamentale che le Istituzioni pubbliche si attivino per favorire un approccio alle patologie respiratorie basato sulla sinergia tra tutti gli attori coinvolti nella presa in carico del paziente, il cui obiettivo primario è quello della diagnosi precoce, a cui seguono terapie tempestive. Tutto ciò a favore della qualità di vita del paziente e a beneficio dell’ottimizzazione dei costi del Servizio Sanitario Nazionale”.

Una delle principali problematiche legate alla patologia è il ritardo con cui questa viene diagnosticata, a causa di una valutazione superficiale dei sintomi anche da parte del paziente.

“Oggi, nella maggior parte dei casi, la patologia respiratoria viene in media diagnostica soltanto nella sesta decade della vita di un individuo, dopo i 50 anni, quando la funzione respiratoria del paziente è già significativamente compromessa e per questo – spiega il Dott. Claudio Donner, Presidente AIMAR – è essenziale educare la persona affetta da bronchite cronica a non subire in maniera silenziosa questi disturbi, bensì a rivolgersi al proprio medico di fiducia, che dovrà segnalare in modo tempestivo l’eventuale presenza di BPCO a uno specialista in pneumologia, in modo da concordare un efficace percorso diagnostico e terapeutico”.
La gestione della patologia nei suoi stadi avanzati raggiunge elevati livelli di complessità poiché, alla già marcata compromissione del sistema respiratorio, si associano altri fattori come la ridotta tolleranza all’esercizio fisico, un crescente livello di dispnea e la presenza di ulteriori complicanze cardiovascolari, metaboliche, neoplastiche e psichiatriche.

“L’obiettivo dell’iniziativa – commenta il Dott. Franco Falcone, Presidente AIPO – è quello di favorire la condivisione dei contenuti del documento con i medici di medicina generale, avviando così una collaborazione tra specialisti della pneumologia e mondo dei medici di famiglia che rifletta l’approccio sinergico che ha caratterizzato il lavoro di quanti hanno partecipato alla stesura di questo “manuale operativo”, la cui finalità è quella di garantire un futuro migliore alle persone affette da BPCO”.
Secondo il parere condiviso dagli esperti, la probabilità di essere colpiti dalla broncopneumopatia cronica ostruttiva è correlata a vari aspetti: età, abitudine al fumo, condizioni ambientali, esposizione lavorativa a polveri, sostanze chimiche, gas e vicinanza dell’abitazione a fonti di inquinamento atmosferico.

“Secondo stime recenti, il numero degli italiani che sono affetti dalla BPCO è in forte aumento”, dichiara il Prof. Stefano Centanni, Presidente SIMER. “In Italia, dal 2000 al 2005, periodo in cui si è assistito ad una significativa diminuzione del numero totale dei ricoveri ospedalieri, la somma delle ospedalizzazioni dovute alla BPCO riacutizzata e all'insufficienza respiratoria è passata, invece, da oltre 73.000 a più di 196.000 casi”.

Questa pericolosa controtendenza risulta essere dannosa per la salute dei cittadini, la qualità della vita dei pazienti e i costi del SSN.

“Il testo presentato oggi in Senato – dichiara la Dott.ssa Paola Pisanti, Direzione Generale, Programmazione sanitaria, livelli di assistenza e principi etici di sistema, Ministero della Salute – disegna un modello di gestione della BPCO basato su un percorso integrato che coinvolge tutte le figure professionali impegnate nel processo di presa in carico dei pazienti affetti da questa patologia, dalla fase di diagnosi fino a quella di trattamento. Un documento in cui la interdisciplinarietà si traduce in uno strumento di lavoro quotidiano per il medico di medicina generale, con la finalità di rendere omogenei i comportamenti riguardo all’appropriatezza clinica e operativa”.
“Per poter fronteggiare in maniera adeguata e articolata il problema della BPCO, era necessario e urgente un confronto organizzativo e culturale da parte di tutti gli attori coinvolti nel processo di presa in cura del paziente”, afferma il Prof. Bruno Rusticali, Coordinatore Scientifico Linee Guida dell’AGENAS. “Siamo soddisfatti del traguardo raggiunto con la realizzazione di questo documento, ma si tratta solo di un primo passo per arginare una situazione complessa come quella della BPCO e, in generale, delle altre patologie respiratorie. L’Agenas è comunque impegnata ad elaborare e promuovere questo ed altri sistemi integrati di diagnosi e terapia nei processi di cura del paziente”.

Una gestione coordinata della patologia, che dovrà partire dalla diagnosi effettuata dal proprio medico di famiglia, primo passo fondamentale per individuare le reali condizioni del paziente e avviare un processo di collaborazione con gli altri specialisti.

“Gestire correttamente una persona affetta da BPCO – sostiene il Dott. Germano Bettoncelli, Responsabile Nazionale Area Pneumologica della SIMG – significa attuare una reale presa in carico del paziente, che parta dalla prevenzione e lo accompagni per tutto il percorso assistenziale. Il processo diagnostico-terapeutico si deve realizzare in modo integrato con tutte le figure assistenziali di volta in volta coinvolte. Esso fa riferimento alle raccomandazioni basate sulle migliori evidenze scientifiche, ma deve poi essere adattato alle caratteristiche ed alle esigenze specifiche del singolo paziente. Sotto questo punto di vista la conoscenza e la continuità nel tempo del rapporto, fanno del medico generale la figura più adatta a perseguire tale obiettivo. Pertanto, accogliamo con entusiasmo l’iniziativa ministeriale a sostegno della formazione dei medici di medicina generale sulla corretta gestione terapeutica del paziente affetto da BPCO”.

L’Italia, dunque, tramite l’impegno di tutte le parti coinvolte nella lotta alla BPCO, è pronta a rispondere a questa dilagante emergenza sanitaria, candidandosi, grazie a quest’approccio interdisciplinare, a best practice mondiale.