Un team di ricercatori spagnoli ha individuato una molecola, la "alfa-defensina 1-3", sviluppata naturalmente dal 5% dei pazienti sieropositivi e capace di fermare la progressione dell'Aids senza necessità di somministrare al paziente una terapia retrovirale.

Le defensine costituiscono una famiglia di peptidi antimicrobici che nell'uomo e in altri organismi contribuiscono a formare le prime difese non specifiche contro l'invasione di qualsiasi tipo di patogeno. Tali difese fanno parte del nostro sistema immune naturale o innato.
Le defensine svolgono attività antimicrobica diretta su batteri Gram negativi e positivi, sui funghi e sui virus; sono prodotte in tutte le aree anatomiche che in qualche modo possono venire per primi a contatto con patogeni esterni.

Sembra che le defensine lavorino non attaccando direttamente l'Hiv, ma chiudendo temporaneamente al virus le porte che questo normalmente usa per entrare nelle cellule; in altre parole gli impediscono di attaccarsi alle molecole dei "co-recettori" chiamate CXCR4 che normalmente si trovano sulla superficie delle cellule epiteliali.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Usa PLoS ONE, e' frutto del lavoro dei medici dell'Ospedale di Barcellona e ha dimostrato che la malattia non avanza in quel 5% di fortunati perchè le loro cellule dendritiche sono in grado di generane livelli di alfa-defensina 1-3 anche dieci volte superiori alla norma.
La scoperta apre quindi una nuova strada al trattamento dell'Aids: "Se riuscissimo a stimolare lo sviluppo di questa molecola potremo consentire al paziente di tenera a bada la malattia", ha spiegato Josep Maria Gatell, capo del reparto malattie infettive dell'ospedale di Barcellona.

Studio pubblicato sulla rivista PLoS ONE