In occasione del congresso congiunto dell’ECCMID e dell’ICC, che si chiude domani a Milano, Pfizer ha presentato nuovi dati dello studio ICE (Invasive Candidiasis Intensive Care Study), il più ampio studio pan-europeo e canadese su pazienti con candidiasi invasiva e candidaemia (C/IC) ricoverati nelle unità di terapia intensiva (UTI).

I dati mostrano che nel 69,5% dei pazienti (154) della popolazione intent-to-treat modificata (mITT) il trattamento con l’antimicotico anidulafungina (seguito a scelta da voriconazolo o fluconazolo) ha portato a un successo terapeutico complessivo (cura o miglioramento significativo dei segni e sintomi di C/IC o eradicazione/presunta eradicazione della Candida).

Inoltre, un’analisi post-hoc sul sottogruppo di pazienti non neutropenici ha evidenziato una percentuale di successo ancora maggiore, 71,1% (pari a 142 soggetti) alla fine del trattamento; un dato, quest’ultimo, di interesse clinico, in quanto i pazienti ricoverati nelle UTI appartengono per lo più a questa categoria.

Anidulafungina è un antimicotico appartenente alla classe farmacologica delle echinocandine, che agisce inibendo selettivamente la 1,3-beta-D glucansintetasi. L’enzima, presente nelle cellule fungine, ma non in quelle di mammifero, è indispensabile per la produzione di 1,3-beta-D-glucano, che è un componente essenziale della parete cellulare fungina. Il farmaco si è rivelato attivo contro le diverse specie di Candida.

La candidemia è una tra le più pericolose infezioni ematiche, con un tasso di mortalità di circa il 40%, e le infezioni da Candida sono particolarmente frequenti nelle UTI, dove i pazienti presentano spesso un’insufficienza multi-organo e sono sovente sottoposti a una politerapia, il che li rende più difficili da trattare.
Nello studio ICE, la maggior parte delle infezioni sono risultate sensibili all’anidulafungina (99,4%), al voriconazolo (98,8%) e al fluconazolo (92,2%).

Lo studio ICE è un trial di tipo prospettico ed esplorativo, in aperto, su pazienti ricoverati in UTI trattati endovena con anidulafungina (seguita a scelta da voriconazolo o fluconazolo) per una C/IC documentata. I partecipanti sono stati arruolati in 60 centri di 19 Paesi e 216 di essi hanno ricevuto almeno una dose di anidulafungina. L’endpoint primario dello studio era la risposta globale (clinica e microbiologica) alla fine del trattamento.

L’efficacia complessiva è stata confermata anche nelle diverse sottopopolazioni di pazienti predefinite, tra cui i pazienti con insufficienza renale (75,9%), insufficienza epatica (72,0%) o tumori solidi (75,6%), gli anziani (68,1%) o i soggetti sottoposti a chirurgia post-addominale (68,4%). Nei pazienti sottoposti a trapianto d’organo, la percentuale di risposta è stata del 37,5%.

L’incidenza complessiva degli eventi avversi (dovuti all’anidulafungina così come agli altri due antimicotici) è stata del 15% e ha portato a un abbandono dello studio solo in cinque pazienti.

Uno degli sperimentatori principali dello studio, Markus Ruhnke, del Charité Hospital di Berlino, ha spiegato che anidulafungina ha già dimostrato di essere più efficace del fluconazolo nel trattamento della candidemia, a parità di tollerabilità, e che questo studio lo conferma in un ampio setting europeo di UTI.