I bambini nati da donne che avevano assunto antipsicotici durante la gravidanza hanno ottenuto risultati peggiori nei test standard di valutazione delle capacità neuromotorie 6 mesi dopo la nascita rispetto a bimbi le cui madri non avevano assunto questi farmaci, mentre non si è osservato quest’effetto con gli antidepressivi, in uno studio indipendente appena pubblicato online su Archives of General Psychiatry e finanziato dal National Institute of Mental Health.

I punteggi medi dell’Infant Neurological International Battery (INFANIB, un test che valuta postura, tono, riflessi e capacità motorie) sono risultati pari a 64,71 per i 22 bambini esposti durante la gestazione agli agenti antipsicotici contro 71,9 negli 85 bambini di controllo, le cui mamme non avevano preso questi farmaci in gravidanza (P = 0,01).

Tra i 202 bambini nati da madri che avevano assunto antidepressivi durante la gravidanza, il punteggio medio del test INFANIB è risultato pari a 68,57 significativamente superiore a quello dei bambini esposti in utero agli antipsicotici (P = 0,01)
Secondo gli autori, guidati da Katrina C. Johnson della Emory University di Atlanta, i risultati del lavoro impongono ai medici di fare molta attenzione nella scelta dei farmaci, nella pianificazione del trattamento e nella discussione del rapporto rischio/beneficio per le donne affette da malattie che potrebbero giustificare l’uso di una terapia antipsicotica durante la gestazione.

Finora c’erano pochi dati sui rischi di esposizione del feto ai farmaci antipsicotici. Per la maggior parte degli agenti, il foglietto illustrativo riporta che i dati sull’animale hanno mostrato degli effetti avversi, ma che non sono stati fatti studi sull’uomo ben controllati. Di conseguenza si consiglia cautela, ma si dice anche che i benefici del trattamento possono superare i rischi.

Per questo studio, gli autori hanno chiesto il consenso per eseguire le valutazioni sullo sviluppo neurologico di bambini nati da donne partecipanti a un altro studio in corso presso la Emory University sulla malattia mentale nelle neomamme.

Dopo aver aggiustato i dati in base all’età della madre, allo stato civile, alla storia di malattia psichiatrica e alla gravità e cronicità delle attuali diagnosi psichiatriche, gli autori hanno trovato punteggi significativamente più bassi nei bambini esposti a farmaci antipsicotici in utero rispetto a quelli non esposti a farmaci psicotropi e anche a quelli esposti agli antidepressivi. Tra questi ultimi due gruppi, invece, non si sono viste differenze significative nei risultati del test.
Il risultato non è cambiato in modo significativo quando gli autori hanno escluso dall’analisi le donne che avevano assunto i farmaci psicotropi per meno di 5 settimane, né quando hanno analizzato separatamente i bambini nati da madri trattate con antipsicotici di prima generazione e quelli di madri trattate con antipsicotici di seconda generazione.

Oltre al test INFANIB, gli autori hanno anche valutato la capacità dei bambini di riconoscere i volti umani mostrati loro ripetutamente per un certo periodo di tempo, che si pensa rifletta la loro capacità di elaborare e imparare da stimoli visivi.
In questo esperimento, ai bambini è stata mostrata una foto di una donna adulta, con un'espressione neutra fino a 10 volte. Normalmente, un bambino dovrebbe prestare progressivamente meno attenzione all'immagine dopo averla vista più volte per assuefazione. Come misure quantitative, gli autori hanno valutato il numero di prove necessarie per raggiungere l'assuefazione e il tempo totale trascorso a guardare l'immagine.
A differenza dei risultati ottenuti nel test INFANIB, nessuna di queste due misure è risultata significativamente influenzata dall’esposizione al farmaco prima della nascita.

Gli autori citano nella discussione diversi limiti del loro studio; tra questi, un campione di madri relativamente omogeneo (molto colte, età media poco più di 30 anni), un basso numero di donne che avevano assunto antipsicotici, la mancanza di dati prospettici prenatali per alcune donne del gruppo di controllo e la limitatezza dei dati prenatali per altre partecipanti.

Pertanto, i ricercatori concludono che sono necessari ulteriori studi per capire meglio il contributo relativo dei farmaci antipsicotici, della malattia mentale materna, di altri farmaci presi eventualmente in concomitanza e del più ampio contesto psicosociale nello sviluppo dei neonati ad alto rischio.

K. Johnson, et al. Prenatal antipsychotic exposure and neuromotor performance during infancy. Arch Gen Psychiatry 2012; DOI: 10.1001/archgenpsychiatry.2012.160.
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