Apixaban, nuovo anticoagulante orale sviluppato congiuntamente da Bristol-Myers Squibb e Pfizer, è risultato significativamente più efficace rispetto a enoxparina 40 mg once daily nel ridurre l'incidenza di tromboemolismo venoso (Tev) nei pazienti sottoposti a chirurgia elettiva di sostituzione totale del ginocchio. È la conclusione dello studio ADVANCE-2, appena pubblicato online su Lancet.

Il trial ha anche evidenziato che il farmaco, un inibitore del fattore Xa della coagulazione, attivo per via orale, potrebbe essere caratterizzato da un minor rischio emorragico ed essere più maneggevole delle eparine a basso peso molecolare come enoxaparina.

I risultati dello studio erano stati presentati in anteprima lo scorso luglio al congresso della International Society on Thrombosis and Haemostasis, a Boston e, insieme a quelli del trial ADVANCE-3, sono parte integrante del dossier registrativo che le due aziende dovrebbero presentare all'Emea entro la metà del 2010, proprio per ottenere l'indicazione nella prevenzione del tromboembolismo venoso a seguito di chirurgia ortopedica.

ADVANCE-2 è uno studio multicentrico di fase III, randomizzato e in doppio cieco disegnato per valutare efficacia e sicurezza di apixaban 2,5 mg due volte al giorno verso enoxaparina 40 mg once daily per via sottocutanea, per un periodo di 10-14 giorni di trattamento per la tromboprofilassi nei pazienti sottoposti a intervento di chirurgia elettiva di sostituzione totale del ginocchio (unilaterale o bilaterale).

Il trial ha coinvolto 3.221 pazienti, di cui 1.937 risultati poi eligibili per l'analisi dell'endpoint primario di efficacia, rappresentato dall'insieme di trombosi venosa profonda sintomatica e asintomatica, embolia polmonare non fatale e morte per ogni causa durante il trattamento.
L'endpoint primario di efficacia è stato raggiunto del 15,1% dei pazienti del gruppo apixaban contro il 24,4% nel gruppo enoxaparina, risultato che si traduce in una diminuzione statisticamente significativa del rischio relativo nel braccio apixaban pari al 38% (p<0.0001).

L'endpoint secondario, rappresentato dal tromboembolismo venoso maggiore, si è verificato nell'1,1% dei pazienti del gruppo apixaban contro il 2,2% del gruppo enoxaparina, con una riduzione statisticamente significativa del rischio relativo nel braccio apixaban uguale al 50% (p=0.02).
Il sanguinamento maggiore, prima misura di safety, si è veificato nello 0,6% dei pazienti trattati con apixaban e nello 0,9% di quelli trattati con enoxaparina (p=0.30).

L'outcome composito del sanguinamento maggiore e di quello non maggiore, ma clinicamente rilevante si è verificato rispettivamente nel 3,5% e nel 4,8% dei pazienti dei gruppi apixaban ed enoxaparina, ma il risultato non ha raggiunto la significatività statistica (p=0.09).

In questo studio, i due farmaci a confronto hanno mostrato un profilo di sicurezza complessivo simile. Durante il trattamento e il follow-up si sono riscontrati aumenti delle transaminasi epatiche (ALT e AST) al di sopra di tre volte il limite superiore di normalità nel 2% dei pazienti di entrambi i gruppi e anche le percentuali di abbandono dello studio a causa di eventi avversi sono state analoghe.

Michael Rud Lassen  et al Apixaban versus enoxaparin for thromboprophylaxis after knee replacement (ADVANCE-2): a randomised double-blind trial The Lancet,  Volume 375, Issue 9717, Pages 807 - 815, 6 March 2010