La terapia contro l’asma si rinnova. I farmaci sono quelli già in uso, utilizzati in maniera diversa: non più solo come mantenimento, ma anche al momento del bisogno. Perché ora studiosi italiani hanno provato che l’associazione fissa beclometasone - formoterolo in formulazione spray extrafine, indicata nel trattamento regolare dell’asma quando l’uso è appropriato, può essere somministrata con beneficio per i pazienti anche ai primi sintomi di una crisi, evitando un ulteriore peggioramento.

Il 4 marzo i risultati di questo lavoro scientifico sono stati pubblicati sulla prestigiosa Lancet Respiratory Medicine, una nuova rivista della famiglia Lancet uscita in questi giorni col primo numero.

L’asma colpisce 3,7 milioni di italiani, che vedono con preoccupazione l’arrivo della primavera. Questa è la stagione incubo per i pazienti, perché i pollini provocano riniti allergiche che, nell’80% dei casi, portano all’attacco d’asma. Con conseguenze importanti sulla qualità di vita delle persone affette e con pesanti riflessi economici. Ogni riacutizzazione della patologia costa infatti secondo le più recenti stime, 1.500 euro, un ricovero di cinque giorni oltre 2.000. 


Lo studii appena pubblicato è un trial multinazionale a regia italiana condotto in 183 centri di 14 Nazioni europee.

“Il nostro Paese ha tracciato la strada per contrastare una patologia che colpisce 150 milioni di persone nel mondo – spiega il prof. Leonardo Fabbri, direttore della Clinica di Malattie respiratorie dell’Università di Modena-Reggio Emilia –. Utilizzando anche al bisogno la terapia con beclometasone e formoterolo in formulazione extrafine riduciamo del 36% le riacutizzazioni e di un terzo i ricoveri ospedalieri.”. L’asma è una patologia in continua crescita. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità i nuovi casi aumentano del 50% ogni dieci anni.

“Proprio per rispondere alle esigenze dei malati abbiamo coordinato uno studio internazionale su oltre 1.700 pazienti, che ha visto le eccellenze italiane in prima linea – aggiunge il prof. Alberto Papi, direttore della Clinica di Malattie respiratorie dell’Università di Ferrara –. Siamo giunti a queste conclusioni grazie anche al coinvolgimento diretto di un’azienda leader nella ricerca sull’asma come Chiesi Farmaceutici, seguendo un solido ragionamento fisiopatologico: la combinazione di broncodilatatore e steroide inalatorio, normalmente utilizzata come trattamento di fondo, si è rivelata utile anche per inibire le altre componenti del processo patologico. Siamo riusciti così a spegnere le riacutizzazioni, naturalmente a patto di assicurare una adeguata compliance (rispetto della terapia) da parte del paziente, non indagata nell’ambito dello studio ma che, secondo una evidenza ampiamente riconosciuta dalla comunità medico – scientifica, gioca per l’asma un ruolo cruciale”.

“La pneumologia italiana è ai vertici mondiali – aggiunge il prof. Francesco Blasi, Presidente della European Respiratory Society (ERS) –. Un dato ribadito dall’elevato numero di pubblicazioni firmate dai nostri ricercatori e dal ruolo che svolgiamo all’interno della Società europea, che ho l’onore di presiedere. Siamo impegnati a ricercare e a mettere a disposizione di tutti i pazienti le terapie più innovative, puntando sempre sulle campagne di sensibilizzazione per ridurre i fattori di rischio tipici dell’asma”.


In Italia ogni anno, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, circa nove milioni di persone si ammalano di allergie respiratorie a causa di pollini nell’aria. Uno su due ricorre a cure. In totale, circa il 15-20% della popolazione italiana soffre di questo disturbo: un fenomeno in crescita, soprattutto tra i più giovani e le donne, che complica la gestione del paziente asmatico.

“Data la sua natura cronica, l’asma richiede un controllo prolungato nel tempo e la possibilità di intervenire in maniera efficace e rapida in caso di insorgenza dei sintomi – commenta il prof. Stefano Petruzzelli, Chief Medical Officer Ricerca e Sviluppo della Chiesi Farmaceutici –. La formulazione spray “extrafine” di beclometasone dipropionato e formoterolo in combinazione fissa garantisce questi risultati perché associa alla facilità di utilizzo una notevole efficacia clinica. Si tratta di una grande innovazione, che dimostra il nostro costante supporto alla ricerca, in modo da fornire risposte ai bisogni dei pazienti. Necessità sempre più rilevanti, di cui ci facciamo carico grazie anche alla continua collaborazione con esperti e Università di tutto il mondo”.

L’asma contribuisce anche allo sviluppo di un’altra patologia respiratoria: la broncopneumopatia cronica ostruttiva, caratterizzata da un blocco irreversibile delle vie aeree. “È evidente quindi come tutte queste malattie si intreccino e si aggravino a vicenda – conclude il prof. Fabbri –. L’attenzione degli esperti di tutto il mondo sul tema è sempre altissima. Lo dimostra il nostro appuntamento annuale su asma e BPCO, appena concluso a Venezia, in cui proponiamo gli aggiornamenti delle linee guida sulle patologie respiratorie. Ovviamente, quest’anno è stato dedicato ampio spazio al nostro studio e ai positivi effetti della nuova terapia”.