Un aumento delle infezioni del sito chirurgico causato da patogeni resistenti alla profilassi antibiotica potrebbe causare migliaia di morti correlati alle infezioni nei pazienti sottoposti a interventi chirurgici e alla chemioterapia. A suggerirlo sono i risultati di uno studio pubblicato di recente su The Lancet Infectious Diseases.

Gli autori del lavoro, coordinati da Dr. Ramanan Laxminarayan, del Center for Disease Dynamics, Economics & Policy di Washington hanno fatto una ricerca di letteratura, identificando in totale 31 metanalisi e review di studi randomizzati o quasi randomizzati, al fine di stimare l’efficacia della profilassi antibiotica nel prevenire le infezioni e i decessi correlati alle infezioni dopo una procedura chirurgica o una chemioterapia immunosoppressiva antitumorale. I ricercatori hanno preso in esame i 10 interventi chirurgici più comuni in cui la profilassi antibiotica fornisce i maggiori benefici.

Il tasso di infezione nei pazienti chirurgici è risultato del 4,2% in quelli sottoposti alla profilassi e 11,1% in quelli che non hanno l’hanno fatta. La riduzione del rischio relativo di infezione associata alla profilassi è risultata almeno del 35% per quanto riguarda la chemioterapia antitumorale e ancora maggiore, dell’86%, nel caso dei pazienti sottoposti a un intervento quale l’impianto di pacemaker.

Gli autori dello studio hanno stimato che dal 38,7 al 50,9% delle infezioni del sito chirurgico e il 26,8% delle infezioni che insorgono dopo la chemioterapia sono causate da patogeni antibiotico-resistenti.

Secondo le analisi di Laxminarayan, una riduzione dell'efficacia della profilassi del 10% si tradurrebbe in 40.000 ulteriori infezioni e 2100 decessi in più, mentre una diminuzione dell'efficacia del 70% causerebbe 280.000 ulteriori infezioni e 15.000 decessi aggiuntivi.

Inoltre, i ricercatori hanno stimato che ogni anno, negli Stati Uniti, 13.120 infezioni dopo una biopsia prostatica siano attribuibili alla resistenza ai fluorochinoloni.

Nelle conclusioni, Laxminarayan e i colleghi sottolineano, comunque, che servono ulteriori dati per stabilire come si dovrebbero modificare le raccomandazioni sulla profilassi antibiotica alla luce dell’aumento delle percentuali di resistenza.

Nell’editoriale di commento, Joshua Wolf, del St. Jude Children Research Hospital di Memphis, scrive che per migliorare gli outcome, servono ulteriori studi mirati a identificare quali siano gli ostacoli a una prescrizione di antibiotici, le strategie per affrontare questi ostacoli, le risorse per implementare tali strategie. Inoltre, sottolinea l’esperto, è necessaria una leadership che capisca l'urgenza e la complessità di questo compito, perché per arrivare a un cambiamento della situazione degno di nota potrebbe servire necessariamente l’attuazione di questi step.

A. Teillant, et al. Potential burden of antibiotic resistance on surgery and cancer chemotherapy antibiotic prophylaxis in the USA: a literature review and modelling study. Lancet Infectious Diseases 2015; doi: 10.1016/S1473-3099[15]00270-4.