Risultati non buoni dallo studio AVAGAST, un trial di fase III in cui bevacizumab, in combinazione con capecitabina o 5-fluorouracile e cisplatino. Il farmaco non ha raggiunto l'endpoint primario, rappresentato da un prolungamento della sopravvivenza nei pazienti con carcinoma gastrico avanzato o inoperabile rispetto alla sola chemioterapia. Lo ha comunicato Genentech, ora parte integrante del gruppo Roche.

Gli eventi avversi riportati nello studio sono stati in linea con quelli già osservati a carico del biologico e non sono emersi nuovi segnali di preoccupazione riguardanti la sicurezza.

I dati completi dello studio saranno presentati al prossimo congresso dell' American Society of Clinical Oncology (ASCO), che si terrà dal 4 all'8 giugno a Chicago.

Delusione comprensibile dell'azienda che però ribadisce come questi risultati non influiranno in alcun modo sul programma di sviluppo dell'anticorpo, né tanto meno sugli usi già approvati. Bevacizumab è al momento protagonista di oltre 450 studi clinici in tutto il mondo su svariati tipi di neoplasie.

AVAGAST è uno studio multicentrico , randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo disegnato per confrontare l'effetto di bevacizumab, in combinazione con capecitabina o 5-fluorouracile e cisplatino rispetto alla sola chemioterapia (capecitabina o 5-fluorouracile e cisplatino) in pazienti con carcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea non resecabile, localmente avanzato o metastatico.

I partecipanti - 774 - non avevano ricevuto alcun trattamento precedente per il carcinoma gastrico avanzato o metastatico. L'endpoint primario era la sopravvivenza globale, mentre quelli secondari comprendevano la sopravvivenza libera da progressione, il tempo alla progressione, la percentuale di risposta globale, la durata della riposta durante la terapia di prima linea, la percentuale di controllo della malattia e la sicurezza.