L'uso prolungato dei bisfosfonati - per quattro o più anni - potrebbe influire negativamente sulla qualità dell'osso e aumentare il rischio di fratture atipiche a livello del femore nelle donne in postmenopausa affette da osteoporosi. Lo suggeriscono due ricerche preliminari appena presentate al congresso annuale dell'American Academy of Orthopaedic Surgeons (AAOS).

Un primo studio ha valutato la struttura ossea di 111 donne in postmenopausa con osteoporosi primaria, tra cui 61 che avevano assunto bisfosfonati per almeno quattro anni e 50 non trattate con questi farmaci. I risultati hanno indicato che nel primo periodo di trattamento, le pazienti in terapia coi bifosfonati hanno ottenuto un miglioramento di tutti i parametri, tra cui una riduzione del ‘buckling ratio' e un aumento della CSA (cross-sectional area), ma dopo quattro anni questi trend si sono invertiti, rivelando un legame tra uso prolungato di questi farmaci e declino dell'integrità strutturale dell'osso corticale.

In un altro studio, i ricercatori hanno valutato la composizione ossea di 21 pazienti, tra cui 12 che avevano preso i bisfosfonati in media per 8,5 anni e 9 che non li avevano assunti. Le donne trattate con i bifosfonati hanno mostrato una riduzione dell'eterogenità tissutale in termini di contenuto minerale e dimensioni dei cristalli rispetto ai controlli. Secondo gli autori, questo suggerisce che la terapia prolungata con bifosfonati potrebbe indurre delle variazioni misurabili della qualità dell'osso che potrebbero contribuire allo sviluppo delle fratture atipiche.

Melvin Rosenwasser, chirurgo ortopedico del Columbia University Medical Center e coautore del primo studio, ha comunque dichiarato che "l'impiego dei bisfosfonati rimane una soluzione molto efficace per prevenire la perdita ossea nella maggior parte dei pazienti"; ha inoltre aggiunto che sono necessari ulteriori studi per definire l'efficacia a lungo termine dei bisfosfonati per il trattamento dell'osteoporosi e che questi risultati probabilmente cambieranno la pratica clinica nel prossimo futuro.

La presentazione di questi dati è giunta quasi in contemporanea alla diffusione di un documento da parte dell'Fda che fornisce un aggiornamento sul riesame in corso della sicurezza dell'uso prolungato dei bisfosfonati orali. Nel giugno 2008 l'ente americano aveva richiesto alle aziende produttrici di questi farmaci di fornire informazioni sul possibile aumento di rischio di fratture atipiche del femore subtrocanteriche nelle donne trattate con questi agenti. L'esame dei dati finora forniti, si legge nella nota, non ha dimostrato una connessione chiara tra uso dei bifosfonati e rischio di queste fratture.
L'Fda, tuttavia, non abbassa la guardia e nel comunicato esorta medici e aziende a riportare tutti i casi di eventi avversi correlati all'uso dei bisfosfonati orali.

A seguito di questa notizia si è pronunciata anche l'American Society of Bone and Mineral Research (ASBMR) . Questa importante società scientifica ha costituito una task force internazionale che presenterà le proprioe conclusioni in merito alla sicurezza dei bisfosfonati nell'ambito del meeting annuale che si svolgerà a Toronto il 15-19 ottobre prossimi.
Elizabeth Shane, che guida questa task force ha dichiarato che "I dati disponibili, pubblicati e non, indicano che il rischio di fratture atipiche con bisfosfonati è di meno di 1 caso su 10mila pazienti che assumono questi farmaci. Questi farmaci prevengono un numero molto più elevato di fratture all'anca alla colona e in altre sedi. Di conseguenza il profilo rischio/beneficio, resta  di gran lunga favorevole per l'utilizzo dei bisfosfonati."

Comunicato AAOS

Comunicato dell'Fda