Iniziare la terapia antibiotica entro due giorni dal ricovero nei pazienti ospedalizzati a causa di una riacutizzazione della broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) sembra migliorare gli outcome. A rivelarlo è un ampio studio retrospettivo di coorte su oltre 84mila pazienti, pubblicato da poco su JAMA.

La ricerca ha evidenziato nei pazienti trattati precocemente con gli antibiotici una probabilità significativamente inferiore di fallimento della terapia, inteso come mortalità ospedaliera, necessità di ricorrere alla ventilazione meccanica dopo il secondo giorno di ricovero oppure riospedalizzazione entro 30 giorni dalla dimissione per una nuova riacutizzazione della malattia (OR 0,87; IC al 95% 0,82-0,92). Inoltre, il beneficio è apparso simile nei diversi sottogruppi di pazienti e le reazioni allergiche non sono state più frequenti nei soggetti trattati con gli antibiotici rispetto a quelli non trattati.

Secondo gli autori, Michael Rothberg, del Baystate Medical Center di Springfield (Massachusetts) e collaboratori: "questi due riscontri, cioè che tutti i gruppi di pazienti sembrano beneficiare della terapia e che i danni sono minimi, rafforzano l'idea che tutti i pazienti ricoverati per una riacutizzazione di Bpco andrebbero trattati con gli antibiotici", anche se circa la metà dei casi non sono provocati da un'infezione batterica. Nonostante ciò, in assenza di un metodo affidabile per identificare quelli a eziologia microbica, scrivono i ricercatori, "l'uso di routine degli antibiotici nelle riacutizzazioni della Bpco potrebbe essere appropriato.

Attualmente, le linee guida raccomandano la terapia antibiotica nelle riacutizzazioni della malattia solo per i pazienti con espettorato purulento e un aumento dell'espettorato o della dispnea. Ma le prove a sostegno di questa strategia sono scarse, sostengono gli autori, e basate su studi piccoli ed eterogenei, pochi dei quali condotti su pazienti ospedalizzati. In più, nella pratica clinica corrente, è abitudine comune trattare con gli antibiotici i soggetti ricoverati per le riacutizzazioni della Bpco.

Al fine di dare un supporto evidence-based a questa pratica, Rothberg e collaboratori hanno esaminato i dati relativi a 84.621 pazienti al di sopra dei 40 anni ricoverati in 413 ospedali americani a causa di una riacutizzazione di Bpco. Quasi otto su 10 (il 79%) hanno ricevuto un trattamento antibiotico per almeno due giorni consecutivi, cominciato non oltre due giorni dopo il ricovero, nella maggior parte dei casi (60%) con un chinolonico, una cefalosporina (37%) o un macrolide (38%); gli altri pazienti hanno iniziato la terapia più tardi o non sono stati trattati del tutto.

Nei soggetti trattati precocemente con gli antimicrobici si è osservata una percentuale di fallimento della terapia significativamente inferiore rispetto ai non trattati o a quelli trattati dopo (9,77% contro 11,75%; P < 0,001). Percentuali significativamente inferiori nel primo gruppo anche per tutti e tre i singoli componenti che definivano il fallimento della terapia (P < 0,001 in tutti i casi): la ventilazione meccanica iniziata entro il secondo giorno dall'entrata in ospedale (1,07% contro 1,80%), la mortalità ospedaliera (1,04% contro 1,59%) e il nuovo ricovero entro 30 giorni dalla dimissione per un'altra riacutizzazione della Bpco (7,91% contro 8,79%).

Nei pazienti sottoposti subito al trattamento antibiotico si è anche osservata una frequenza di reazioni allergiche leggermente inferiore (0,13% contro 0,20%, P = 0,03), mentre la durata media dell'ospedalizzazione - 4,8 giorni - è stata uguale nei due gruppi.
Risultati interessanti, ma che vanno considerati con la giusta cautela, a detta degli stessi autori, per via della disegno osservazionale dello studio, per sua natura soggetto a possibili bias di selezione e non in grado di dimostrare l'esistenza di un nesso causale tra il trattamento e l'effetto osservato.

Rothberg M, et al Antibiotic therapy and treatment failure in patients hospitalized for acute exacerbations of chronic obstructive pulmonary disease. JAMA 2010; 303: 2035-42.
Leggi il lavoro
http://jama.ama-assn.org/cgi/content/short/303/20/2035