Il nuovo anticorpo monoclonale briakinumab si è dimostrato superiore al placebo e a etanercept, attuale ‘gold standard', nel trattamento della psoriasi, nell'ambito di uno studio comparativo volto a testare efficacia e sicurezza del nuovo biologico. Lo studio è stato appena presentato a Parigi, in occasione di Psoriasis 2010, appuntamento biennale dedicato alla malattia, dalla prima autrice, Alice Gottlieb, del Tufts Medical Center di Boston.

Briakinumab è un anticorpo monoclonale umano anti-IL, che blocca l'attività delle citochine IL-12 e IL-23. Ha quindi lo stesso meccanismo d'azione di ustekinumab. La nuova molecola è stata sviluppata da Abbot, che la stata testando anche per altre indicazioni, quali artrite reumatoide, malattia di Crohn e sclerosi multipla.
Lo studio presentato a Parigi, della durata di 12 settimane, è stato effettuato su 347 pazienti con psoriasi a placche di grado moderato-severo randomizzati in rapporto 2:2:1 al trattamento con briakinumab 200 mg alle settimane 0 e 4, seguito da briakinumab 100 mg alla settimana 8 oppure etanercept 50 mg due volte alla setimana dalla settimana 0 alla 11 o placebo.

Gli end point primari erano i punteggi degli indici PGA (Physician Global Assessment) e PASI (Psoriasis Area and Severity Index) a 12 settimane.
Alla fine dello studio, la percentuale di pazienti che hanno raggiunto un PGA di 0 o 1 è stata significativamente superiore nel gruppo briakinumab (71%) rispetto al gruppo etanercept (39,7%) o al gruppo placebo (2,9%; P < 0,001 per entrambi i confronti).

Sul fronte della sicurezza, si sono manifestati eventi avversi seri in quattro pazienti trattati con briakinumab (infezione virale, melanoma in situ, ansia/dolore, frattura vertebrale lombare) e in uno trattato con il biologico di confronto (infezione cutanea).