L’anticorpo monoclonale canakinumab si è dimostrato in grado di fornire un rapido sollievo dal dolore durante gli attacchi acuti di gotta nei pazienti difficili da trattare. Lo rivela uno studio randomizzato presentato da poco al congresso della British Society for Rheumatology.

Nel trial, durato un mese, sono stati coinvolti 200 pazienti e sono stati testati diversi dosaggi del farmaco, confrontati con il corticosteroide iniettabile triamcinolone acetonide. Il 78% dei soggetti trattati con la dose più alta di anticorpo ha riferito una riduzione del dolore di almeno il 75% entro 72 ore dalla somministrazione contro il 45% di quelli trattati con il farmaco di confronto e il 96% ha ottenuto una riduzione di almeno il 50% contro il 61% dei pazienti trattati con lo steroide.

Inoltre, nel gruppo trattato con la dose più alta di canakinumab si è ottenuta una riduzione statisticamente significativa del punteggio della scala VAS del dolore a 72 ore pari a 19,2 (P < 0,001).

Il razionale dello studio risiede nel fatto che i pazienti nei quali sono controindicati i FANS e la colchicina sono spesso trattati con steroidi durante gli attacchi acuti, ma le risposte a questi farmaci sono spesso subottimali.

Poiché i cristalli di urato stimolano la produzione della citochina infiammatoria interleuchina-1beta e questa citochina viene bloccata da canakinumab, i ricercatori hanno deciso di testare l’anticorpo arruolando 200 pazienti di età compresa tra i 18 e gli 80 anni nei quali le terapie convenzionali erano controindicate.

I partecipanti sono stati trattati con un’iniezione sottocute di canakinumab a dosi comprese tra 10 e 150 mg oppure con un’iniezione intramuscolare di triamcinolone acetonide 40 mg.

Nei pazienti trattati con canakinumab il tempo necessario per ottenere una riduzione del 50% del dolore è stato di un giorno contro due giorni in quelli trattati con lo steroide (P = 0,0006).

Nel giro di 7 giorni i livelli mediani di proteina C-reattiva e di amiloide A sierica si sono normalizzati in tutti i gruppi trattati con canakinumab, tranne quello trattato con 10 mg, e sono rimasi all’interno del range di normalità per tutta la durata dello studio. Nel gruppo trattato con triamcinolone acetonide, invece, i livelli di proteina C-reattiva sono rimasti sempre al di sopra del normale e quelli di amiloide A sierica sono rientrati nella norma solo dopo 28 giorni.

Dopo 3 giorni, i pazienti del gruppo canakinumab 150 mg avevano una probabilità 3,2 volte maggiore di avere una tumefazione ridotta delle articolazioni e una probabilità 2,7 volte maggiore di avere una riduzione del gonfiore articolare (P < 0,05). Inoltre, sempre in questo gruppo, l’eritema si è risolto nel 74,1% dei pazienti nel giro di 3 giorni e nel 96,3% entro 7 giorni contro rispettivamente il 69,6% e l’83,9% dei pazienti nel gruppo di controllo.

Anche i partecipanti che hanno dovuto usare farmaci di salvataggio sono stati meno numerosi nel gruppo trattato con la dose più alta di anticorpo rispetto a quelli trattati con lo steroide (22% contro 55%, P = 0,01).

La frequenza degli eventi avversi è stata del 41% nei pazienti trattati con canakinumab e del 42% in quelli trattati con triamcinolone acetonide. In quattro partecipanti del gruppo canakinumab e in uno del gruppo di controllo si sono avuto eventi avversi gravi non legati al trattamento.

Il mese prossimo, in occasione del congresso della European League Against Rheumatism (EULAR) in programma a Londra, saranno presentati i risultati di uno studio di fase III su canakinumab come trattamento degli attacchi acuti di gotta.

Attualmente il farmaco è approvato sia negli Usa sia nell’Unione europea soltanto per il trattamento di un gruppo di malattie autoinfiammatorie rare e potenzialmente letali, denominate sindromi periodiche associate alla criopirina (CAPS).

So A, et al. Canakinumab (ACZ885) relieves pain and controls inflammation rapidly in patients with difficult-to-treat gouty arthritis: comparison with triamcinolone acetonide. Rheumatology 2011; Abstract OP6